Sommerso, stop ai controlli. Uffici del lavoro senza soldi perfino per i francobolli

Alcuni uffici non hanno più nemmeno i soldi per pagare la bolletta della luce o per spedire una lettera di convocazione, nel caso fossero chiamati a dirimere una controversia tra un’impresa e i sindacati. E’ questa l’allarmante situazione delle direzioni regionali del lavoro dopo i tagli decisi dal governo con l’ultima finanziaria. Invece di recuperare parte dei 18 miliardi di euro di evasione contributiva sottratti ogni anno alla casse di Inps e Inail, o almeno di provarci, l’esecutivo ha pensato bene di risanare il bilancio dello Stato sottraendo fondi a chi ha il compito istituzionale di effettuare controlli per impedire il dilagare del sommerso e del lavoro nero. Risultato: l’attività ispettiva si è drasticamente ridotta, come denunciava ieri in prima pagina Il Sole 24 Ore.
Per i sindacati del pubblico impiego è solo l’ultima delle scelte scellerate compiute da questo governo. Cgil Cisl e Uil hanno annunciato una manifestazione nazionale il prossimo 24 marzo a Roma presso la sede del ministero del Lavoro. In campo c’è anche la RdB: «E’ da più di un mese che facciamo assemblee in tutta Italia – ricorda Aldo Di Napoli – ma avevamo già dato indicazione di fare una iniziativa forte nazionale alla fine del mese. Nei prossimi giorni decideremo come orientarci rispetto alla mobilitazione indetta da Cgil Cisl e Uil, considerando che c’è una convergenza di contenuti e che in tantissime direzione provinciali le assemblee sono state fatte unitariamente».

Oltre ad avere eliminato l’indennità di trasferta per gli ispettori del lavoro (86 centesimi all’ora), la legge Finanziaria obbliga le amministrazioni pubbliche a non sforare il budget loro assegnato per più di un dodicesimo. Vincoli sulla carta pensati per rendere la spesa più virtuosa ma che, nei fatti, stanno inceppando gli ingranaggi delle burocrazie. E’ di venti giorni fa la lettera del responsabile delle macchine del ministero dell’Economia con la quale si invita a non fare le fotocopie, dal momento che le scorte di toner per febbraio sono esaurite e non ci sono i fondi per comprare a marzo le nuove cartucce.

Il paradosso è che il governo da un lato dice che si deve risparmiare, dall’altro – con la stessa legge – chiede agli ispettori alle dipendenze del ministero, ma anche dell’Inps e dell’Inail, di incrementare del 20% l’attività di contrasto al lavoro sommerso e irregolare per i prossimi due anni.

Comprensibile pertanto l’imbarazzo del sottosegretario al Welfare, Maurizio Sacconi, secondo cui «questo è un esempio di come una norma generale (quella dell’“irrigidimento sul dodicesimo” ndr) può avere in situazioni particolari effetti negativi». Autocritica ipocrita, dal momento che l’occasione per riparare il danno c’era ma non è stata sfruttata: «Con un recente provvedimento – informa ancora Di Napoli – il governo ha ripristinato l’indennità di trasferta per forze armate e di polizia, confermando l’esclusione degli ispettori del lavoro. Se si considera che una parte cospicua dei 2300 ispettori alle dipendenze del ministero del Welfare non svolge la propria funzione ma viene utilizzata per compiti amministrativi – osserva ancora il sindacalista – il risultato è che il servizio di vigilanza sul territorio è sguarnito». Quanto agli 860 ispettori in arrivo annunciati da Sacconi, in deroga al blocco delle assunzioni nella pubblica amministrazione, «fanno parte – precisa Di Napoli – di un impegno preso dal governo precedente e non risolvono problema del sottorganico. Basti pensare che con la dotazione attuale le aziende rischiano una ispezione ogni sette anni, se tutto va bene. Con tutto quello che ne consegue – sottolinea il rappresentante delle RdB – in termini di lesioni dei diritti, mancato rispetto della sicurezza evasione contributiva».

Cgil Cisl e Uil accusano inoltre il ministro Roberto Maroni di avere «sistematicamente» escluso le organizzazioni sindacali «da qualsiasi confronto» inerente la riorganizzazione strutturale dell’amministrazione centrale del ministero del Lavoro.

Una cosa sembra chiara: per avere una seria lotta all’evasione contributiva e al lavoro nero, non resta che sperare che il 9 aprile il paese cambi pagina. «Come RdB – premette Di Napoli – auspichiamo che questo governo vada via perché ha prodotto leggi nefaste come la Bossi Fini e la legge 30. Ma la stessa opposizione – chiarisce – la continueremo a fare nei confronti di qualsiasi altro governo se non adotterà politiche che vanno nella direzione opposta».