Solo l’Iraq target non condanna

La tv di stato irachena, vale a dire il regime di Baghdad, ha salutato l’attacco contro le Twin Towers e il Pentagono come “l’operazione del secolo”. “E’ un giorno nero nella storia degli Stati uniti, che assaporano la peggiore delle sconfitte per i loro crimini e il loro disprezzo verso la volontà dei popoli che aspirano ad una vita libera e onesta”, ha proseguito la tv irachena.
Per il commentatore, “le esplosioni nei centri di potere degli Stati uniti, in particolare il Pentagono” rappresentano “uno schiaffo doloroso ai politici americani, per indurli a porre fine alla loro illegittima egemonia e ai loro tentativi di imporre ai popoli il loro protettorato”. “Non è una coincidenza vedere il World Trade Center distrutto in un attacco suicida, che ha coinvolto due aerei riusciti a sfuggire alle barriere di sicurezza per mettere in atto l’operazione del secolo ed esprimere il rigetto della temeraria politica americana”, ha aggiunto la televisione. “La distruzione dei centri del potere americano è la distruzione della politica americana, che ha deviato dai valori umani per allinearsi a fianco del mondo sionista, continuare a massacrare il popolo palestinese e applicare i piani americani per dominare il mondo sotto la copertura del cosiddetto ‘nuovo ordine mondiale – ha proseguito l’emittente – Ecco il frutto del nuovo ordine americano”.
E’ la voce di Saddam Hussein ma, probabilmente, è anche l’opinione diffusa degli iracheni che non possono certo dimenticare le centiniaia di migliaia di morti civili provocati dai bombardamenti alleati durante la guerra del Golfo, né i morti dell’embargo gestito dall’Onu che la stessa Fao denuncia per avere provocato “un milione e mezzo di morti per stenti, fame e mancanza di cure e medicine”, in un paese devastato dall’uso massiccio di strumenti di morte chimica e dall’uranio impoverito. Ed è il paese che, sottoposto ogni giorno alle provocazioni dei bombardamenti della no-fly zone – solo due giorni fa ci sono stati 8 morti civili – vede la misera arma dell'”oil for food” rimessa in discussione, quanto a prezzi, ogni giorno e quindi, di fatto, annullata nell’efficacia di sanare la fame di un intero popolo.
E’ questo che annebbia l’intelligenza di un popolo e aumenta la tracotanza del regime di Saddam Hussein che, unico al mondo, plaude all’attacco di guerra contro gli Stati uniti. E rischia di raccogliere il frutto amaro di una rappresaglia che scatterà. Siccome è improbabile quella contro Kabul – troppo vago il target, anche perché l’Afghanistan degli ex alleati Usa taleban non è solo Bin Laden – probabilmente colpirà proprio il facile obiettivo dell’Iraq.
Mentre tutto il mondo arabo ha condannato ieri i drammatici avvenimenti degli Usa. Se appaiono scontate le condanne di Arabia saudita, Kuwait, Qatar e Libano, ieri anche il presidente siriano Bashar Assad – il ministro degli esteri israeliano Peres aveva invitato poche ore prima gli Stati uniti a “colpire Damasco” – ha sollecitato la comunità mondiale a unire le forze per sconfiggere il terrorismo. E in un messaggio di condoglianze inviato al presidente statunitense George W. Bush, Assad ha condannato gli attacchi terroristici contro civili innocenti e punti vitali degli Stati Uniti. Pronta anche la condanna espressa dallo Yemen, teatro dell’attentato contro il cacciatorpediniere “Uss-Cole” nell’ottobre scorso.
Intanto il dispositivo militare americano si prepara. Arrivano nuove portaerei nel Golfo e le basi in Medio Oriente sono in stato di massima allerta. Gli Stati Uniti hanno sigillato le loro basi rafforzando le misure di sicurezza. Le truppe americane che presidiano il perimetro di Camp Doha, alla periferia di Kuwait City, sono state fatte rientrare nel complesso, che è stato isolato. Nella zona del Golfo sono di stanza tra i 15 e i 25 mila soldati americani. Nel Qatar, le autorità locali hanno bloccato le strade che portano alle installazioni militari Usa, due delle quali contengono equipaggiamenti pesanti. Tutto è pronto.