Sogno di pace

SOGNO DI PACE

Fertilis frugum pecorisque Tellus
spicea donet Cererem corona;
nutriant fetus et aquae salubres
et Iovi aurae.

La terra ricca di animali e biade
incoroni di spighe la campagna;
piogge e brezze benefiche del cielo
ne nutrano i prodotti.
( da Orazio, Carmen Saeculare, scritto
per celebrare la Pax Augusta)

Terra di Palestina, amata terra,
madre umiliata senza messi e sogni,
tu, la violata,
tu, la torturata,
tu la voce dal belato nero,
tu con gli occhi senza stelle
che hai visto il fuoco in cielo e il sangue
giunto perfino ad irrigare i campi,
tu, la terra crocifissa,
da Erode e Pilato d’Israele.

Un sogno, un sogno solo
coltiva tra le case, nelle tue notti
insonni di terrore,
là mentre il figlio chiama il figlio alla vendetta,
un sogno solo nutri tra gli ulivi,
poveri e morti per il fuoco ancora
che invade come un cancro la collina.

Un sogno solo mentre per la fame
piangono le creature e per la sete,
un sogno solo: che finisca
l’eccidio del furore e della morte
che non si vinca ma si viva,
che non si vendichi più ma che
si scordi l’onta più disumana
e la marèa degli urli della morte.

Che le tue dolci mani insanguinate
possano nuovamente accarezzare
teneramente raccogliere le spighe
giocare con l’acqua alle fontane
spremere le olive per la vita
cullare i nuovi nati nelle case.

Che gli occhi vuoti e lividi sorridano
al nuovo cielo della Palestina.
Ed il villaggio sia restituito
senza più Muri né mitragliatori.
E l’acqua sia restituita con l’amore
e il figlio dica al figlio”Andiamo ai campi”,
non per morire ma per coltivare.

E il vento ci rammenti ch’è più dolce
soltanto vivere, soltanto amare,
a noi, tutti figli di Caìno,
mai più bruciare, sopraffare, dominare
soltanto vivere, soltanto amare.

Nella Ginatempo, novembre 2006.