Sogni

E’ tempo anche di tagli di sogni sostiene Roberto Benigni. Ma anche la sinistra cancella stupidamente i fruttuosi sogni dell’unità delle forze antagoniste.

Nove mesi or sono il manifesto concepiva il sogno (15 gennaio) dalla discussione e dalla realizzazione di un programma della sinistra (alternativa, radicale o semplicemente sinistra vera). Volevamo contare di più. Ingenuamente avevo proposto ai compagni genovesi di costituire l’Associazione 15 gennaio.

Le divisioni hanno, nei nove mesi, impedito intese, persino nelle primarie, perché hanno prevalso le miopi ragioni del proprio «particulare». Così il voto del 16 ottobre, eccezionale per la partecipazione, non ha portato la lieta novella di un aumento del peso della sinistra.

Certamente il Partito della rifondazione comunista ha conseguito un risultato dignitoso, migliorando anche lo «score» del partito.

Però il 75 per cento di voti a Prodi (benvenuti per l’uso fattibile contro Berlusconi) rispetto al 15 per cento di suffragi per Bertinotti, equivale a un «5 a 1», molto insoddisfacente e non corrispondente ai rapporti di forze reali esistenti nella sinistra sui temi dei diritti, della pace, del lavoro.

Il mio sogno unitario di sinistra (quello del 15 gennaio) poteva essere realizzato se tutti i soggetti della sinistra di popolo (Prc in primo luogo, ma anche Pdci, Verdi, sinistra Ds, sinistra radicale, movimenti, associazioni) avessero concordato programma e candidatura (quella di Bertinotti).

Oggi, invece del 5 a 1, saremmo a un realistico 3 a 2, con tante possibilità di giocare un seguito di partita più incisiva, con una sinistra che contasse di più.

Era tanto bello il Fausto Coppi 1949 (un uomo solo al comando); sarebbe utile un Fausto Bertinotti 2006 (una squadra al comando).

E’ lecito sognare sulla priorità di tutta la sinistra, come lezione del 16 ottobre 2005?

Giordano Bruschi, Genova