Soddisfazione per la riuscita del corteo

Alla fine torna utile il buon vecchio Mao: «I veri eroi sono le masse, mentre noi siamo spesso infantili e ridicoli». Il copyright della citazione è di Alfonso Gianni (esponente dell’area vendoliana del Prc), ma è il concetto che più spesso ricorreva ieri pomeriggio nel lungo e rossissimo corteo che ha sfilato per il centro della Capitale. Perché una partecipazione così massiccia, una risposta così grande all’appello a scendere in piazza «contro il governo e contro confindustria» in pochi se l’aspettavano. Tra questi Giorgio Cremaschi: «Questa giornata dimostra che c’è disponibilità a lottare da parte della gente. Il problema è nel quartier generale, dei partiti come dei sindacati».
Forse è stato così fino a l’altro ieri. Ma da ieri qualcosa è cambiato. «Non possiamo ripetere l’errore del 20 ottobre – commenta Ciro Pesacane, presidente del Forum ambientalista e tra i promotori della manifestazione – Cioè l’errore di aver fatto scendere in piazza un milione di persone e poi non essere andati avanti». Un errore che, giurano i leader della sinistra, non sarà ripetuto. Non per caso il segretario del Prc Paolo Ferrero (spilletta NoTav al petto) propone di continuare con lo stesso metodo e lancia la proposta di «un coordinamento delle opposizioni di sinistra» (quindi senza Di Pietro «che non è di sinistra»), da subito, anche nei territori; questa, dice, «è la vera proposta unitaria, le costituenti politiche fanno solo perdere tempo». Una proposta che, per esempio, i Verdi discuteranno (assicura Grazia Francescato visibilmente soddisfatta della giornata contro questo «governo radioattivo») «nei prossimi coordinamenti»: in fondo, dice, «non è che l’inizio».
Tutti d’accordo, infatti, nel dire che da «oggi» rinasce l’opposizione di sinistra, quella che «il Pd non fa» (per dirla con Franco Giordano); che «Torna Rifondazione comunista», come si legge su uno dei tanti striscioni; che dalla piazza, dalla base sale una domanda di unità della sinistra. Il problema è: quale sinistra. Ferrero non ha dubbi sul significato politico della giornata: «Questa piazza dimostra che qualcuno ha ragione e qualcuno ha torto. E dovrà farsene una ragione: che proposta unitaria è quella che spacca tutti i partiti? Stamattina, a vendere il pane, c’era anche Sinistra democratica…». «Ai compagni della minoranza dico che dalla manifestazione viene un’indicazione chiara – manda a dire Gianluigi Pegolo (segreteria del Prc) – E cioè che l’unità si fa valorizzando Rifondazione, non superandola in un altro partito e che nessuno, da ora, si può azzardare a dire che siamo isolazionisti o che ci vogliamo chiudere in un recinto». «La vera unità è qui», gli fa eco Claudio Grassi, che in testa al corteo e reggendo lo striscione di apertura non nasconde l’emozione: «Molto, molto più di quello che mi aspettavo, una grandissima partecipazione popolare. L’unità della sinistra e dei comunisti non si crea con le alchimie, con le sommatorie verticistiche. Rifondazione comunista oggi ritrova la sua capacità di mobilitazione e ritrova una unità con il proprio popolo, con la propria sfera sociale di riferimento».
Già, i comunisti. Difficile negare che quella di ieri fosse una piazza «comunista». Oliviero Diliberto, che sfila dietro lo striscione del Pdci, e Leonardo Masella (mozione 3 al congresso di Chianciano), dicono la stessa cosa: «E’ bello vedere tutte queste bandiere rosse mescolate, quelle del Prc e quelle del Pdci». Anche se all’orizzonte resta intricato il nodo delle elezioni europee. Per Diliberto, che l’altro ieri è tornato a proporre una lista unita dei comunisti (ricevendo il secco no dei vendoliani) «i fatti sono più testardi delle opinioni». Come dire: Vendola non ha altra strada che scegliere tra Prc-Pdci o Pd. Il resto del Prc non chiude la porta: «La lotta è tanto più efficiace, quanto più i comunisti sono uniti», argomenta Masella; «Avevamo ragione: i comunisti non sono scomparsi, i comunisti servono e il processo di unificazione dei comunisti non può che partire dal basso» concorda Fosco Giannini (mozione 3). Marco Ferrando (Pcl), dal canto suo, apprezza «l’unità d’azione contro Berlusconi e le classi dirigenti», anche se da «qualificare».
In ogni caso, il tipo di legge elettorale con cui si andrà a votare è dirimente per decidere quali liste o quali alleanze. Per questo Ferrero dà tempo al tempo: «Non si discuterà di alleanze elettorali fino a marzo». In ogni caso, poiché «questa gente ha diritto di essere rappresentata», «mi aspetto dal Pd che almeno faccia ostruzionismo, nulla di meno. Perché altrimenti vorrebbe dire che pure loro vogliono lo sbarramento del 5%». Non tutto è perduto, assicura comunque: «Abbiamo ancora una carta da giocare».
Lontani nel corteo, dietro lo striscione «Per la sinistra», sfilano insieme Nichi Vendola, Franco Giordano («Pratichiamo quello che diciamo – spiega l’ex segretario del Prc – Ci mescoliamo per una battaglia unitaria, senza steccati»), Claudio Fava (coordinatore di Sd). Una distanza fisica e politica: «Nella comune sensibilità restano due gli orizzonti strategici – ammette Fava – Ed è un bene che questo emerga». C’è pure Achille Occhetto: «Bella manifestazione – dice – ma sarà meglio se la prossima volta sarà di una sola forza, di un nuovo partito con una sola simbologia». Appunto: proprio ieri, «nella culla di questa manifestazione – spiega Vendola – l’associazione politico culturale “Per la sinistra” che cerca di aiutare la riflessione su come ricostruire un blocco sociale di sinistra. Il processo costituente – insiste – parte, ma è difficile descrivere con formule politicistiche il cammino di una cosa che è appena in nuce».
Non lo è per Alfonso Gianni: c’è una voglia di sinistra da raccogliere, dice in sostanza, ma non ci può essere solo un’unione di comunisti separati da chi non lo è. «Ci vuole – dice – una forza politica all’altezza dei problemi che abbiamo di fronte. Una manifestazione è una manifestazione, con pregi e limiti. Nostro compito è capire quel che sta sotto». Ma poi taglia corto: «Si possono fare letture molteplici. Intanto è un bene che il corteo sia riuscito».