«Smettiamola di perseguire una politica di riduzione dei salari»

Aiutare l’economia incentivando l’innovazione, e soprattutto «smettendola di applicare una politica di riduzione dei salari». L’economista Roberto Pizzuti propone la sua ricetta per risvegliare l’Italia dallo stato di crisi in cui versa.

Nell’ultimo trimestre il pil è cresciuto solamente dello 0,3 %. Come commenta questo dato?

E’ sempre difficile evidenziare un quadro chiaro attraverso delle statistiche di carattere trimestrale. Credo che fossero più sorprendenti i dati di poco tempo fa sulla crescita dell’industria che prospettavano un momento di ripresa senza che ci fossero motivate ragioni. La situazione economica rimane strutturalmente in una fase di declino.

Alla luce degli ultimi dati su Francia, Germania e Spagna si può parlare di un’Europa a più velocità?

E’ una situazione reale e radicata ormai da tempo, si tratta di capire se questa crisi non spingerà verso un’accentuazione del problema.

Come si legge l’inversione di tendenza della politica economica tedesca?

Il comportamento della Germania dimostra che il mercato non può più farcela da solo a raggiungere dei termini di crescita adeguati.

Quali sono le cause combinate che hanno portato ad un periodo così lungo di stagnazione economica?

L’Italia vive una concomitanza di situazioni negative dalle quali è difficile uscire. Un apparato produttivo arretrato, settori immaturi, spesso non in grado di concorrere in termini di costo con gli altri paesi, sono le cause principali di questa continua flessione. Inoltre la prospettiva di un aumento dei tassi di interesse alimenterà sicuramente le aspettative già negative mettendo in stato di allerta gli operatori economici.

Che problemi creerà all’economia dello stato la variazione dei tassi?

Come è noto abbiamo un debito estremamente elevato, per cui un aumento dei tassi ne implicherà un aumento dei costi e quindi ulteriori pressioni restrittive sulla politica fiscale.

Qual è il bilancio della stagione delle privatizzazioni?

Il metodo fin’ora applicato dal governo ha portato soltanto ad una conversione dei monopoli pubblici in monopoli privati, causando un’incremento dei prezzi nei settori interessati riducendone la competitività.

Il Governo prospettava una crescita economica guidata dai servizi, è andata realmente così?

Se ci riferiamo ai servizi “commerciabili” l’Italia si trova in una situazione di arretratezza. Abbiamo imprese in tutti i settori troppo piccole ed una scarsa dinamicità della classe imprenditoriale, che privilegia nicchie protette dalla concorrenza. Tutto questo viene pagato dal sistema produttivo, che oltre ad essere di suo arretrato deve anche sostenere costi di infrastrutture estremamente costosi.

Nel caso in cui il centro sinistra andasse al governo da dove dovrebbe partire un’opera di ristrutturazione della politica economica?

Sarà necessario un programma di mutamenti strutturali, che deve fare perno sul cambiamento del rapporto tra variabili dipendenti ed indipendenti. Oggi si considera il salario una variabile dipendente ed è su quella che ci si concentra per cercare di ridurre i costi. Credo che invece bisognerà dare un serio impulso perchè le imprese siano aiutate con incentivi finanziari sull’innovazione; smettendola di puntare su una politica della riduzione salariale che è una strada ormai arrivata al capolinea.