SINTESI INTERVENTO AL C.P.N.

Condivido la relazione del Segretario. Evitando polemiche retrospettive, essa sposta in avanti la riflessione e l’azione del partito, adeguandola alle novità di un contesto mondiale e nazionale fortemente dinamico, rispetto anche a qualche mese fa. Su queste basi è necessario e possibile costruire una convergenza nei gruppi dirigenti, al centro e in periferia, senza esclusioni. Ciò non azzera la dialettica congressuale, ma la ricolloca su un terreno più avanzato, e può determinare un clima nuovo, che contribuisca a superare ferite e cristallizzazioni che una gestione esasperata del confronto congressuale ha prodotto nel corpo del partito.

La portata internazionale e il successo della manifestazione di Firenze contro la guerra – così è stata valutata anche dai maggiori partiti comunisti del mondo – dice anche che all’epoca di Seattle, prima cioè degli sviluppi successivi del movimento (Genova, Porto Alegre, Firenze) che ne hanno segnato uno sviluppo quantitativo e qualitativo, vi è stato chi, come me, tra i comunisti, e non solo in Italia, non ha colto appieno le potenzialità ed il carattere durevole di quel movimento, che oggi appaiono evidenti.

Tale sviluppo, nel caso italiano, trova la sua ragione principale nell’intreccio virtuoso determinatosi tra partito comunista, avanguardie sindacali di classe e nuovi movimenti, con una capacità unitaria di trascinamento anche di settori meno radicali.

Oggi siamo al punto di proporci uno sciopero europeo contro la guerra, manifestazioni contestuali e di massa per il 15 febbraio nelle principali città europee (e domani, chissà, anche in altri continenti) e possiamo credibilmente proporci l’obbiettivo della costruzione di un nuovo movimento mondiale della pace (che giustamente la relazione indica come la priorità assoluta della nostra iniziativa); che sappia coinvolgere popoli, movimenti, partiti, sindacati, governi, Stati (novecenteschi e non).

L’iniziativa di Praga, che va maggiormente valorizzata, ne è un passaggio importante, soprattutto per il coinvolgimento dell’Europa dell’Est e dei Balcani, dove vive la metà dei 700 milioni di europei (“l’Europa” non è solo l’Unione europea).

Tutto ciò viene colto assai bene dai fautori della guerra, e l’arresto gravissimo dei 20 compagni del movimento (cui va la nostra piena solidarietà) è una contromossa di una regia che va ben oltre i confini nazionali.

Vi sono per tutti motivi di nuova riflessione: anche per chi, sottovalutando contraddizioni geo-politiche ed interimperialistiche, mai avrebbe immaginato un tale contrasto tra Usa e Germania sulla guerra all’Irak; o per chi mai avrebbe pensato che nel “popolo di sinistra”, nei partiti del centro-sinistra, nei sindacati, avrebbero potuto manifestarsi contraddizioni e spinte progressive, lotte sociali e di opposizione alla guerra, a partire dai due scioperi generali e dalla mobilitazione eccezionale di milioni di lavoratori (sui quali il nostro partito riesce ad esercitare un’influenza ancora troppo marginale, e dobbiamo chiederci il perché).

Siamo tutti d’accordo con l’esigenza di costruzione di una “rete” ben coordinata di forze di sinistra alternativa (politiche, sindacali, culturali, di movimento), a condizione di bandire ogni ipotesi organizzativa che comporti “cessioni di sovranità” del Prc ad altri e una diluizione della piena autonomia politica, organizzativa e identitaria (comunista) del Partito in un’altra formazione politica (che nessuno ci chiede nel movimento, e che sarebbe oltretutto in contrasto con i deliberati congressuali). Evitiamo quindi accuratamente ogni riferimento improprio al modello organizzativo di Izquierda Unida spagnola, (calata elettoralmente negli ultimi anni dall’11 al 5%, al di sotto di molti partiti comunisti europei), dove l’autonomia del Pce si è sostanzialmente dissolta, con la scomparsa del simbolo comunista da tutte le consultazioni elettorali, l’assenza di gruppi istituzionali comunisti autonomi – dal comune al Parlamento europeo – e la cessione di sovranità ad Iu di quasi tutte le funzioni proprie di un partito. Facendo così del Pce più una corrente di Iu, che non un partito dotato di piena autonomia di relazioni con la società e le istituzioni.

Se fosse questa la nostra prospettiva, sarebbero guai seri.

* Direzione Prc