Sintesi dell’intervento di Gianni Rinaldini al Congresso nazionale della Cgil

“Desidero dire innanzitutto, per evitare equivoci, che il Congresso nazionale della Fiom non ha proposto di destrutturare lo Spi. Semplicemente, abbiamo chiesto di definire tappe, forme e modalità rispetto all’avvio della riforma organizzativa della Cgil, chiarendo criteri e ragioni per i futuri accorpamenti categoriali.” “Rispetto al nostro Congresso, auspico anch’io una conclusione unitaria. Nella Fiom il dibattito congressuale si è sviluppato in parallelo alla lotta contrattuale, fino al referendum cui hanno partecipato più di mezzo milione di lavoratori con oltre l’85% di “sì” all’accordo. Questa non è una piccola cosa. E’ un grande fatto di democrazia che parla all’insieme del mondo sindacale. E ribadisco che per noi il sindacato deve avere un’unica fonte di legittimazione: le lavoratrici e i lavoratori che vuole rappresentare.” “Nelle assemblee che hanno preceduto il referendum, molto partecipate e combattute, abbiamo toccato con mano un disagio forte e diffuso. Si è infatti ormai creata una miscela esplosiva fatta di un grave peggioramento delle condizioni di lavoro – segnalato anche dal recente rinvio a giudizio di numerosi dirigenti Fiat per i danni causati alla salute di centinaia di dipendenti – e di una consistente perdita del potere d’acquisto delle retribuzioni.” “A questo disagio non si può rispondere riproponendo l’accordo del 23 luglio 1993. Le condizioni generali del nostro Paese sono assai diverse da quelle degli anni 90. Servono invece accordi, patti su singole grandi questioni, dal fisco alla sicurezza sociale. Condivido quindi l’idea che sia necessario un patto fiscale. Solo che, per togliere ogni equivoco, eviterei di chiamarlo accordo di legislatura: diciamo che sarà un accordo che dovremo verificare via via.” “In Italia oggi è aperto uno scontro senza esclusione di colpi sul potere economico. Si discute di cordate e di controcordate, ma non c’è neppure un accenno all’apertura di un dibattito sulla politica industriale. Occorre invece tornare a parlare di intervento pubblico perché senza questo strumento, usato peraltro in tutti i paesi europei, non sarà possibile affrontare la crisi.” “In questo contesto, la ridefinizione delle regole contrattuali non è una priorità. Inoltre, queste regole, pur utili, non vanno confuse con un patto sociale. A Pezzotta, la cui franchezza ho sempre apprezzato, dico che il documento della Confindustria è chiarissimo: sia sull’orario che sull’idea stessa di sindacato esprime, semplicemente, una linea diversa dalla nostra. E aggiungo che ridurre la funzione del Contratto nazionale a quella di regolatore del rapporto tra inflazione e potere d’acquisto sarebbe come ssostituire col Contratto la scala mobile. No, per noi il Contratto è sempre stato e deve essere ancora un’altra cosa.” “A Pezzotta dico ancora che condivido la sua affermazione che non c’è un governo amico. Ma dico anche che ci sono governi, come l’attuale, che sono avversari del sindacato. A Prodi dico dunque che vogliamo un nuovo governo. Ma questo governo dovrà rendere visibili a tutti, alla gente, scelte di discontinuità o di aperta rottura rispetto al governo di centrodestra. Ne suggerisco due. Da un lato, abrogazione della legge 30 e ridefinizione di tutta la legislazione sul lavoro. Dall’altro, si proceda da subito al ritiro delle truppe dall’Iraq e dall’Afghanistan.”