Sinistra muta

“Non possiamo lasciare l’Iraq”. Il giorno dopo le balle spaziali, Berlusconi si smentisce. «Restiamo orgogliosi» dice, cioè restano i soldati italiani a fare da bersaglio a Nassiriya, nonostante che «io non ero convinto che la guerra fosse la soluzione». Meno male che non era convinto. A poche settimane dall’invasione dell’Iraq contro il parere dell’Onu, l’Italia inviò tremila soldati in guerra. Se fosse stato convinto che avrebbe fatto? «Io» così è corso dallo zio d’America a promettere che non ci sarà sgambetto, pronto poi a schierare in campagna elettorale l’inaffidabile Bush che affonda nelle sabbie del Niger. Nell’atmosfera inquietante del rimpallo di responsabilità, se sia stata la Cia ad influenzare il panorama della stampa e i nostri Servizi o viceversa. Purtuttavia le «balle spaziali» del presidente del Consiglio fanno riflettere. Infatti che fa la sinistra che aspira a governare? Prodi giustamente s’indigna: «E allora perché non riconoscere il fallimento sulla guerra». Ha ragione. Ma può bastare? Perché noi al punto in cui sono arrivate le cose sentiamo tanto il bisogno di «balle spaziali» di sinistra. Proviamo a spiegare. Se Berlusconi non ha esitato a gridare la falsità patetica del «io non ero convinto della guerra» di fronte all’approssimarsi delle elezioni, ai sondaggi e al disastro Cia-gate, non dovrebbe il centrosinistra tutto interrogarsi invece seriamente, senza balle e strumentalità, sulle scelte sbagliate di fare la guerra che la riguardano? Temiamo invece che a difendere l’uso della guerra siano rimasti solo Fassino (che si giustifica «non c’era il mandato dell’Onu, ma c’era il mandato della Nato»), D’Alema e, ahimé, lo stesso Prodi. Non è quella irachena, ma quella «umanitaria» del 1999 che in aperto dispregio della nostra costituzione vide gli F16 levarsi per 78 giorni anche da Aviano e bombardare il territorio jugoslavo. Comunque invece del silenzio andrebbero bene anche «balle spaziali» di sinistra. Che ne so, di un leader che senta il bisogno di dichiarare che, visti i risultati disastrosi in Kosovo, magari «non era convinto che la guerra fosse la soluzione». Che bello sarebbe. Così, tanto per capire perché dovremmo votarli.