Sinistra, domani il simbolo unico

Quasi quasi ci siamo. Oggi pomeriggio (riunione alle 18 chez Rifondazione) i segretari di partito diranno l’ultima parola sul simbolo elettorale della Sinistra arcobaleno. Una riunione non facile ma che dovrebbe concludersi, per evitare comunque fughe di notizie, con una presentazione pubblica già fissata per domani mattina in un teatro romano.
«Al 90% i simboletti di partito non ci saranno», spiega chi segue la pratica per Rifondazione. Ma a questo punto nulla è da escludere, nemmeno il ritorno sul filo di lana della falce e martello. Non tanto per ossessione identitaria quanto per riconoscibilità nell’elettorato. «Bisognerà vedere che cosa funziona meglio», ammettono nei Verdi. Oggi Oliviero Diliberto farà il suo ultimo appello a favore dei simboli del comunismo. Ma con le urne sempre più vicine è probabile che preferirà un approccio «laico e pragmatico» che porti il progetto fuori dalle secche in cui si è arenato finora.
Il tempo stringe e a due mesi dal voto la sinistra è praticamente ancora ferma al palo. Se il simbolo e il candidato premier Fausto Bertinotti saranno presentati domattina, dai piani alti di Montecitorio sale in queste ore un forte pressing su Rita Borsellino perché accetti il ticket con Bertinotti sotto le insegne arcobaleno.
«Rita sta riflettendo», ammette chi la conosce dalla Sicilia, dove la partita più importante è di certo quella per la presidenza della Regione nel dopo Cuffaro. Ma se dovesse accettare nessuno a Roma porrà il veto. Anzi, sembra che la Verde Grazia Francescato sia già pronta a un passo indietro. Ed entrambe, forse, potrebbero essere presenti domani insieme ai quattro segretari al lancio ufficiale dell’«altra campagna» di Bertinotti.
Stamattina gli sherpa dei vari partiti daranno il via a una lunga no stop sul programma, che il 23 e 24 dovrà essere presentato in tutta Italia in una sorta di primarie dal basso.
Il vero punto dolens è in agenda la settimana prossima, quando si inizierà a parlare delle candidature. Soprattutto il Prc insiste per una serie di regole comuni sulle deroghe e la non candidabilità in caso di carichi penali pendenti. Ma un tavolo comune vero e proprio ancora non è stato avviato: ogni partito lavora in casa propria. E non è ancora chiaro, per esempio, se alla fine Bertinotti sarà capolista dappertutto come nel 2006. Equilibri e scelte che peseranno soprattutto sul dopo. Una cosa è evidente: se alla prima prova elettorale l’arcobaleno non supera l’8% l’intero progetto può dirsi archiviato. E con esso una sinistra non testimoniale. La soglia di sopravvivenza è a due cifre. Visti i sondaggi, c’è ancora molto da lavorare.