SINISTRA: DALLA COSA ROSSA ALL’ARCOBALENO, LE TAPPE DEL CAMMINO UNITARIO

LE PAROLE DI BERTINOTTI, IL CONGRESSO DEL PDCI, IL ‘RUOLÒ DEL PD
«Penso ci sarebbe bisogno a sinistra di una forza rilevante, giovane, che ha una grande voglia di cambiare. E c’è bisogno di cambiare. Una forza minoritaria? Mai porre limiti alla provvidenza, tanto meno quella rossa». Nel salotto televisivo di ‘Che tempo che fà, ospite di Fazio Fazio, Fausto Bertinotti ragiona ad alta voce del futuro della sinistra. È il marzo scorso, e il presidente della Camera traccia un primo identikit in pubblico di quella che nei mesi a seguire sarà chiamata la Cosa rossa, e che domani verrà ufficialmente battezzata come ‘La sinistra – l’Arcobalenò con l’assemblea fondativa del nuovo soggetto untario in programma alla Nuova fiera di Roma. In realtà, il progetto di ‘allargarè gli orizzonti di Rifondazione Bertinotti l’aveva in serbo da tempo, e da tempo ne parlava. È stato al punto di riferimento della Sinistra europea che in un primo momento si era guardato per cercare l’identità di una nuova forza «maggioritaria» di sinistra. Poi, qualcosa è cambiato. Anche perchè sul processo di nascita della Cosa rossa non poco hanno pesato una serie di elementi esterni, oltre alla volontà dei partiti ‘fondatorì. Così, quando Ds e Margherita hanno cominciato a fare sul serio con il Partito democratico, le lancette dell’orologio della sinistra unita hanno cominciato a correre freneticamente. Non fosse altro perchè da lì è arrivata una delle ‘costolè del progetto, la Sinistra democratica di Fabio Mussi. Ma il ‘saporè della riconciliazione tra compagni non ha tentato solo Rifondazione. Olivero Diliberto, in primavera, infatti chiude il quarto congresso dei Comunisti italiani proprio nel segno dell’unità della sinistra: «Navighiamo in mare aperto, compagni. Vi chiedo coraggio». Il progetto, nella sua forma più elementare, comincia a prendere forma. Sempre in primavera parte un primo coordinamento dei gruppi parlamentari dei partiti a sinistra dell’Unione con la nascita, appunto, di Sd dopo che Mussi e Angius dicono addio agli ormai ex compagni dei Ds. Già allora si inizia anche a parlare di ‘Stati generali della sinistrà da convocare da lì a qualche mese. Qualcosa di ancora lontano e diverso da quella che sarà l’Assemblea di domani e di domenica.
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IL TENTATIVO DI COINVOLGERE LO SDI, L’ADDIO DI ANGIUS
A quel tempo del progetto fa parte ancora Gavino Angius, e soprattutto c’è ancora la prospettiva di coinvolgere in qualche modo lo Sdi di Enrico Boselli, anche lui ‘terremotatò dalla nascita del Pd e alle prese con quello che resto della Rosa nel pugno. A maggio, però, Boselli riunisce i suoi e manifesta tutti i suoi dubbi sulla Cosa rossa e sulla presenza di ‘due sinistrè in Italia. È il prologo dell’addio di Angius, che poi sarà tra i promotori della Costituente socialista con lo Sdi: «Il problema è nelle cose: è evidente che tra Giordano e Diliberto c’è una sensibilità politica diversa dalla mia: nessuno può chiedermi di uscire dal Pse», dice il vice presidente del Senato. E sia. Ma intanto la Cosa rossa ha una sua forma. Così, sempre a maggio, sulle note di ‘Bella ciaò e dell«Internazionalè, Mussi e gli altri ‘anti-Pd’ dei Ds lanciano formalmente Sd con una manifestazione al Palacongressi di Roma e tracciano i confini della nuova formazione unitaria: »Mi appello a tutti perchè ci si metta in cammino: ai compagni dello Sdi, ai compagni del Pdci, ai compagni dei Verdi con cui ho sottoscritto il patto per il clima, ai compagni del Prc che hanno dato forza al principio della pace e della non violenza«, dice Mussi dal palco. Alfonso Pecoraro Scanio ci sta, e parla per la prima volta di quell»arcobalenò che poi tanto farà litigare i quattro contraenti al momento di definire il simbolo comune, o meglio il «segno grafico comune». «Una cosa rossa, o una cosa verde? No, facciamo una cosa arcobaleno perchè c’è una pluralità di sinistra che viene ben rappresentata nei colori dell’arcobaleno, una pluralità che va rispettata», dice il leader dei Verdi in occasione di una manifestazione unitaria. Con l’estate, intanto, la temperatura politica, e in particolare quella della maggioranza, comincia a salire. E sono proprio le ‘avversita« politiche a fornire alla sinistra l’occasione di cementarsi, individuando obiettivi e strategie comuni su cui muoversi. Scegliendo anche ‘nemicì comuni: Tommaso Padoa-Schioppa, su tutti.
segue…. IL ‘NEMICÒ PADOA-SCHIOPPA, LA MANIFESTAZIONE DEL 20 OTTOBRE
È periodo di scelte di politica economica fondamentali per il Paese, e tutta la sinistra rimprovera a Romano Prodi e al suo super ministro dell’Economia la scarsa collegialità nelle scelte. Al vertice di maggioranza del primo giorno debutta formalmente la Cosa rossa, almeno in una sua prima bozza: alla riunione dei leader di maggioranza Giordano, Diliberto e Mussi parlano un’unica voce. Ma è sempre Fausto Bertinotti a credere, forse anche più di tutti, alla prospettiva unitaria. A luglio, il presidente della Camera firma un intervento sulla rivista ‘Alternative per il socialismò in cui lancia una «Costituente del soggetto unitario e plurale della sinistra di alternativa». Alla ripresa, intanto, Mussi, Giordano e Pecoraro fissano un piano d’azione comune per la Finanziaria. Non c’è Diliberto, ma il cantiere unitario procede. E infatti ministri, capigruppo e segretari della Cosa rossa si riuniscono i primi di settembre a palazzo Marini e formano i gruppi di lavoro sulla Finanziaria e sul soggetto unitario. L’autunno, però, porta le prime crepe. C’è la polemica sulla pensioni ma, in particolare, è la manifestazione del 20 ottobre sul welfare a dividere: Prc e Pdci ci puntano, Verdi e Sd sono più freddi. «Uno sbaglio», dice Diliberto della scelta di Mussi e Pecoraro di non scendere in piazza. Ma alla fine, l’episodio non mina irrimediabilmente la strada verso l’unità. E Prc, Pdci, Verdi e Sd riprendono con decisione il cammino. A dire il vero, specie nelle ultime settimane, gli episodi che hanno visto i quattro partiti su posizioni diverse non sono mancati. Basti citare, per restare agli ultimi giorni, il colpo di scena di Diliberto che non partecipa al voto sul welfare alla Camera: una protesta contro la decisione del governo di porre la fiducia. Un vertice convocato tra i segretari dura solo pochi minuti, giusto il tempo per un ‘robustò scambio di opinioni tra Giordano, Mussi e Pecoraro da una parte e lo stesso Diliberto dall’altra. Passano pochi giorni, la ‘ferità brucia ancora, che Fausto Bertinotti decide di dichiarare a ‘la Repubblicà che l’esperienza dell’Unione è finita e rivendicare il diritto della sinistra di stare all’opposizione.
segue….LE ULTIME TENSIONI, DILIBERTO SUL WELFARE E BERTINOTTI A ‘REPUBBLICÀ
Gli altri leader della Cosa rossa non la prendono benissimo. «Se vogliamo creare un soggetto unitario è necessario che le informazioni circolino», dice un piccato Mussi. Anche perchè l’intervista arriva poco dopo la decisione del Prc di chiedere, in fuga rispetto agli altri compagni della sinistra, la verifica di governo. E a dire il vero, di punti da chiarire tra i quattro contraenti ne restano anche alla vigilia dell’appuntamento unitario di questo fine settimana. Per esempio la legge elettorale, con Prc e Sd orientati verso il sistema tedesco e Verdi e Pdci più ‘freddì e posizionati in difesa del bipolarismo. Lo stesso futuro più prossimo dell’alleanza non è stato individuato con chiarezza nemmeno nell’ultimo vertice tra i leader. Di fronte alla prospettiva di presentarsi uniti alla amministrative Mussi, infatti, dice: «L’impegno è quello di compiere tutti gli sforzi per andare il più possibile uniti». Niente di più. Ha fatto anche sorridere, poi, la polemica sul simbolo comune. A parte le discussioni sull’opportunità di mettere nel ‘freezer’ la falce e il martello, solo dopo un attento bilanciamento tra colori, caratteri grafici, cornice è nato il quadrato con dentro la scritta ‘La sinistra – l’arcobalenò appoggiata su una sorta di bandiera della pace stilizzata. Ma prima di è anche discusso sul fatto che all’inizio tutto era rinchiuso in un circolo, poi bocciato a favore del quadrato perchè il primo dava troppo il senso di un vero e proprio simbolo di partito. E invece, come si è affrettato a chiarire Iacopo Venier del Pdci, «non è un simbolo elettorale nè un logo di un nuovo partito». Così, il ‘poverò nuovo simbolo è stato derubricato a «segno grafico comune». Ed è tutto da vedere se alle prossime elezioni sulle schede elettorale non troverà spazio ancora una volta la falce e il martello, magari in un acrobatico accostamento con il «segno grafico comune». L’ultimo elemento di confronto è la leadership. «Fosse per me, magari il leader fosse Bertinotti. Sarebbe molto bello, ma so che anche lui è indisponibile», ha detto appena ieri Giordano, anticipando che non verrano fatte le primarie e che si sperimenteranno forme innovative come il coordinamento e si investirà sulle donne.
segue…IL SIMBOLO E LA FALCE E IL MARTELLO, IL PROGRAMMA DEL WEEK END
Alla fine, qualcuno magari non ci starà. Come le minoranze interne del Prc, che annunciano battaglia. O Come Marco Rizzo, del Pdci, che ha già detto di non poter accettare che falce e martello vengano ‘ammainatì. Ora, però, è tempo di unità. Così, Prc, Pdci, Sd e Verdi hanno organizzato insieme i pullman che arriveranno da tutta Italia alla Nuova fiera di Roma per l’assemblea di domani e domenica. Il programma dell’evento è articolato. Il primo giorno ruota intorno ‘workshop’ tematici, nove, aperti a tutti quelli che si sono iscritti tramite il sito lassemblea.it. A dare un segno di apertura sarà anche il ‘palcoscenicò dell’assemblea, senza un vero e proprio tavolo di presidenza, senza una fila ordinata di posti a sedere e con gli spazi assegnati a chi si è fatto promotore dell’evento, dalle associazioni ai movimenti. Ad ‘aprire le danzè saranno le performance di Beppe Barra e Andrea Rivera. Dalle 14 in poi si parlerà di lavoro, libertà, ambiente, innovazione, lotta alla mafia, migranti solo per citare alcuni argomenti. I forum saranno gestiti da due coordinatori, un uomo e una donna, e da un esperto della materia in discussione. Le conclusioni dei forum verranno messe nero su bianco e entreranno a far parte della ‘carta d’intentì alla base del patto federativo tra i quattro partiti la cui enunciazione, formalmente, chiuderà la due giorni. Domenica sarà la giornata un pò più politica, anche se non ci sarà la classica chiusura della giornata affidata ai leader dei quattro partiti, che parleranno sì, ma ‘diluitì nel corso della mattinata con gli interventi di alcune personalità. La ciliegina, poi, sulla torta sarà il lancio della grande consultazione di massa su idee e valori della sinistra unita. Poi, inizierà davvero il cammino unitario