Sinistra arcobaleno, un programma per tre

Pecoraro Scanio vuole «l’Italia alla Zapatero». Bertinotti riparte dalla «fraternité» di francese memoria. Diliberto disegna la piattaforma laica e sociale («lavoro, pace e lotta al precariato»). La Sinistra arcobaleno ha presentato ieri il programma elettorale. La cornice è ilteatro Piccolo Eliseo di Roma (tante polemiche all’ingresso per i troppi posti occupati dai parlamentari), a fare da padrone di casa c’è il cantautore di comprovata fede comunista Daniele Silvestri. I contenuti li snocciolano i vecchi leader dei tre partiti che, con Sinistra democratica, si sono fusi nell’arcobaleno (Prc, Pdci eVerdi). Ed è inevitabile che ogni proposito si strutturi per antitesi a “loro ,al “duopolio” Pd -Pdl. Il candidato a premier, Fausto Bertinotti, specifica che «la sinistra non banalizza, non equipara Berlusconi a Veltroni, però…». C’è un però: «La destra è liberista, il Pd è moderato e non alternativo alle destre». La Sinistra arcobaleno, dice invece alla platea, «fa eccezione a quest’idea di voler rappresentare tutti: noi siamo di parte, siamo per il cambiamento, la trasformazione, la lotta all’ingiustizia». Va da se, allora, che la cosa rossa è realmente «alternativa» al Pdl e «in competizione critica» con il Pd. La posta in gioco è alta: «Il voto utile – replica a Fini e Berlusconi – è quello che fa vivere la sinistra ini Italia». L’Arcobaleno, dice citando Gramsci, può «ricostruire urna connessione sentimentale con il popolo», riprendendo «il termine meno utilizzato della rivoluzione francese, fraternità». Qualche accenno anche agli aspetti simbolici («come ci chiameremo tra noi? Amici e compagni…», «falce e martello? Nessuna nostalgia…»), poi un richiamo al governo Prodi: «Anche in articulo mortis potrebbe ancora intervenire su salari e immigrazione». Invece, Oliviero Diliberto (che la cancellazione del simbolo storico ancora non la digerisce), alle sue tre parole ne aggiunge un’altra che definisce «di drammatica attualità: la laicità dello Stato». Gli fa eco Alfonso Pecoraro Scanio: «Vogliamo un’Italia alla Zapatero. Siamo l’unica realtà ambientalista e che può parlare con coerenza di laicità». Intanto, si avvicina l’accordo tra i quattro ex partiti sulle candidature.