Sinistra arcobaleno, le liste fanno arrabbiare tutti

ACQUE AGITATE a Genova, tutti contro tutti in Veneto, polemiche in Sicilia e tensioni in Emilia Romagna. Ultime quarantotto ore prima della presentazione delle liste, e la mappa delle candidature della Sinistra arcobaleno segnala turbolenze in varie regioni. Colpa del “porcellum” e di un gioco di incastri non sempre riuscito bene, dei “paracadutati” malvisti dal territorio, della difficoltà di rispettare i criteri approvati da Prc, Pdci, Verdi e Sd (primo fra tutti la spartizione delle quote di eleggibili: 45%, 19%, 19%, 17%) quando dalla teoria si è passati alla pratica. Contro la candidatura di Vladimir Luxuria alla Camera nella Sicilia occidentale sono scese in campo con una lettera 114 donne, chiedendo di rivedere questa «scelta compiuta dall’alto» e di far correre al posto della deputata transgender l’uscente Daniela Dioguardi, di Rifondazione comunista. Alcune hanno ritirato la firma dopo una serie di contatti tra il partito locale e il nazionale, ma la questione non è ancora chiusa. Tanto che la stessa Luxuria ieri ha mandato un messaggio di distensione: «Non bisogna per forza essere siciliani per occuparsi della Sicilia e sono pronta a trasferirmi a Palermo e a non abbandonare questa terra il giorno dopo le elezioni come fanno spesso molti politici di professione».
Decisamente più incandescente la situazione a Genova, dove da quattro giorni il segretario regionale del Prc Giacomo Conti sta facendo uno sciopero della fame per protestare contro le liste messe a punto per la Camera: «Un’operazione di macelleria politica che rischia di compromettere la sopravvivenza stessa di Rifondazione in Liguria». Al tavolo nazionale della Sinistra arcobaleno si è deciso di affidare il posto di capolista a Orazio Licandro, responsabile organizzazione del Pdci, seguito da Stefano Quaranta (Sd). Sergio Olivieri, operaio portato in Parlamento dal Prc, è stato messo al terzo posto, e così rischia fortemente di non essere eletto. Da qui la decisione di Conti dello sciopero della fame «fino alle estreme conseguenze», e anche quella di Edoardo Sanguineti e di don Andrea Gallo di farsi avanti a sostegno di Olivieri con una lettera indirizzata direttamente a Fausto Bertinotti. Il candidato premier della Sinistra arcobaleno si è però tenuto lontano fin dall’inizio dal capitolo candidature e non intende intervenire ora. Chi risponde a Conti è Franco Giordano. Il segretario del Prc è convinto, in linea generale, che «non ci si lava la faccia con una candidatura operaia, perché un partito si definisce con un progetto». E sul caso particolare Genova, Giordano diffonde una nota molto dura col segretario regionale ligure: «Parlare come fa Giacomo Conti di una operazione banditesca messa in atto da una parte della segreteria del partito è non solo falso, in quanto vuole mettere in discussione l’unità del gruppo dirigente nazionale del partito, ma anche indegno, perché ne vuole colpire l’onestà politica con termini che andrebbero banditi dal confronto. Riteniamo incompatibili con la cultura politica di Prc le espressioni di Conti». Il quale però non si mostra per nulla impressionato e replica alla segreteria nazionale, «sorda alle istanze del mondo sociale e dei territori». La vicenda avrà delle conseguenze e sta provocando fibrillazioni anche tra i diversi dirigenti di livello locale, visto che il responsabile della federazione Prc di Genova Mirko Lombardi, che pure nei giorni scorsi aveva dissentito con le liste messe a punto a Roma, ha attaccato duramente Conti, «un super garantito che alle regionali si è messo nel “listino” di Burlando per non rischiare l’elezione con le preferenze».
Forti tensioni anche in Emilia Romagna, dove la candidatura del tesoriere del Pdci Roberto Soffritti a capolista per la Camera non va giù né ai Verdi né a Sd, che parlano di «arroganza politica» dei Comunisti italiani, hanno deciso di non inserire in lista nessun loro candidato di Ferrara (la città di cui Soffritti è stato sindaco per 17 anni) e promettono «conseguenze dopo il voto». Non va meglio in Veneto, dove la candidatura di Francesco Caruso è stata attaccata dai Disobbedienti e dal Pdci, mentre l’esclusione dalle liste di Alessandro Zan, promotore dell’iniziativa per il riconoscimento delle coppie di fatto per via anagrafica, è stata criticata sia dall’Arcigay che dalla vicepresidente della Lega italiana nuove famiglie (Linfa, di cui Zan è presidente) Adele Par-rillo, vedova del regista Stefano Rolla ucciso nell’attentato a Nassiriya: «Come può un partito dichiarare di essere il più importante sostenitore dei diritti delle coppie di fatto e poi escludere una figura come quella del presidente della nostra associazione?».