Sinistra arcobaleno, falce e martello addio

Parte oggi ufficialmente la campagna elettorale della «Sinistra -L’Arcobaleno». Il via libera dei segretari al simbolo senza falce e martello arriva senza particolari patemi e stamattina alle 11.30 la «cosa arcobaleno» si presenta urbi et orbi al caffè Fandango, bistrot cine-letterario a due passi da Montecitorio. Presentatrice d’eccezione Rossana Praitano, presidente del circolo di cultura omosessuale Mario Mieli, insieme ai quattro segretari e al candidato Fausto Bertinotti. Il simbolo che finirà sulla scheda è più o meno quello degli stati generali di dicembre, una scritta rosso-verde con caratteri più grandi e più leggibili su fondo bianco sopra un’onda iridata più piccola e più fluida. Nessun riferimento a Bertinotti premier.
Dopo mesi di diatribe, scontri e polemiche, la riunione finale nella sede di Rifondazione a via del Policlinico, fila via liscia. Restano agli atti le «riserve» del Pdci ma, come ammette lo stesso segretario Oliviero Diliberto, «ci presenteremo anche con un carciofo se serve per portare i comunisti in parlamento. Ora lavoriamo per l’unità della sinistra in una campagna elettorale dove non un voto va sprecato». La linea del segretario del Pdci sulla coalizione rosso-verde è stata sposata all’unanimità da un direttivo del partito convocato prima del vertice.
Il nulla osta finale, che mette in soffitta almeno per un giro la falce e martello, è dovuto alla ragione politica ma anche al calcolo elettorale. E’ stata una decisione fortemente voluta da Prc, Sd e Verdi ma sul tavolo dei segretari ha tolto ogni dubbio anche uno studio piuttosto approfondito curato dalla società Ipsos di Nando Pagnoncelli. Chi l’ha letto dice che «i risultati sono inequivocabili»: accorpare simbolettì e simbolo unitario sarebbe stato interpretato dall’elettorato come un’accozzaglia confusa e «difensiva» rispetto alla scelta solitaria del Pd. Sui margini di successo però Bertinotti appare quasi rassegnato: «Gli elettori di sinistra voteranno di sicuro anche per il Pd – dice come se niente fosse di buon mattino – naturalmente preferirei che votassero Sinistra Arcobaleno, ma se conosco l’Italia non c’è dubbio che sarà anche così».
In parallelo ai segretari, per la prima volta, gli sherpa dei vari partiti si sono seduti al «tavolo delle candidature» per parlare di liste comuni, quote di partito e di indipendenti. Le ipotesi dei giorni scorsi sono giudicate da più fonti come «credibili» ma sono ancora lontane dall’essere definitive (40-45% al Prc, 10-15% a Sd, 20% ciascuno a Verdi e Pdci). Proporzioni che impongono scelte draconiane (soprattutto a Rifondazione) e preoccupano le femministe.
In un incontro alla Federazione dei Verdi insieme a Grazia Francescato, alcune dirigenti dei quattro partiti hanno chiesto un incontro a Bertinotti per assicurare il rispetto della parità di genere nella rappresentanza e un’attenzione specifica in campagna elettorale. Invito già accolto dall’ex segretario. Prc, Verdi e Sd assicurano un obiettivo di 40-50% di elette in parlamento. «Per noi l’autodeterminazione delle donne e la laicità dello stato sono valori fondanti e non negoziabili», assicura il segretario del Prc Franco Giordano in un forum con la base, ricordando che già oggi il Prc ha la più alta percentuale di elette in parlamento (il 40%).
Che si respiri un’aria diversa lo testimonia anche la decisione comune dei quattro partiti di votare contro la missione in Afghanistan per la prima volta dal 2006. «Riteniamo un errore non aver aperto dentro il centro-sinistra una riflessione sèria sulle caratteristiche della missione militare in Afghanistan. Avremmo voluto che anche questo punto fosse stato oggetto della verifica di governo. Purtroppo – ufficializza Arturo Scotto di Sd – non è stato possibile».
Il decreto approderà in aula al senato alla fine del mese. «Che coraggio! Per votare contro la guerra la Sinistra Arcobaleno ha aspettato la morte del governo Prodi e lo scioglimento delle Camere. Sarebbe stato divertente vedere cosa avrebbe fatto se fosse nato un governo Marini», commenta sarcastico Salvatore Cannavo di Sinistra critica, deputato sospeso dal Prc proprio per il no ad Isaf.