Sinistra ancora in alto mare sulle liste Diliberto verso Torino, Mussi a Milano

Seggi sicuri? Per la Sinistra arcobaleno «non esistono». Il tavole tecnico dei quattro partiti che sta preparando le candidature si è subito misurato con l’impossibilità di garantire l’elezione e quindi di disporre i nomi giusti nelle varie caselle elettorali. Una riunione fiume a Montecitorio degli sherpa dei vari partiti ha provato ieri a fissare almeno le caselle in base alle quote stabilite per ogni forza politica (45% Prc, Verdi e Pdci 19%, Sd 17%):. «Ma in un quadro come questo e con un simbolo che si presenta per la prima volta alle elezioni, abbinare nomi a numeri certi è quasi impossibile».
Una quadra è ancora lontana.
Ancora troppe, per esempio, le candidature di consiglieri e assessori regionali arrivate dal territorio e ancora troppo poche le donne indicate come capolista, poche in generale soprattutto nel Pdci. Serve un giro di tavolo generale. Ieri sera lunga segreteria di Rifondazione, che, ha convocato per oggi anche la direzione del partito mentre Sd riunirà stamattina il suo ufficio di presidenza.
Pochissime, finora, le certezze. Pare definita – ma l’ultima parola sarà presa solo domani in un vertice conclusivo dei segretari con il candidato premier – almeno la griglia dei leader per la camera. Fausto Bertinotti sarà capolista a Roma. Dopo di lui, forse, Grazia Francescato dei Verdi e Carlo Leoni di Sd. Franco Giordano (Prc) se la vedrà con il numero due del Pd Dario Franceschini in Toscana e Alfonso Pecoraro Scanio (Verdi) con Massimo D’Alema in Puglia. Per Sd Fabio Mussi invece dovrebbe misurarsi a Milano con il giovane confindustriale Matteo Colaninno. E’ quasi certo infine che Oliviero Diliberto (Pdci) lascerà la natia Sardegna per la circoscrizione di Torino alla camera. Ad affiancarlo in Piemonte II la capogruppo di Sd Titti Di Salvo invece. Scelte che, se prese entrambe, costringerebbero a una candidatura fuori regione il ministro uscente del Prc Paolo Ferrero, torinese di nascita e di elezione. Sempre in Piemonte, il Prc ha chiesto seggi certi per Marilde Provera (da tempo in rotta con le minoranze) e Daniela Alfonzi. Mentre per gli unici due «eleggibili» delle minoranze si prospetta un cammino inverso: Claudio Grassi dovrebbe passare dal senato alla camera e Alberto Burgio dovrebbe essere candidato a palazzo Madama (con tutti i rischi che ne conseguono, visto che il quorum è all’8%).
«Quasi tutti i nomi hanno fatto il giro d’Italia», si limita a dire chi ha in mano le tabelle elettorali rifiutandosi di commentare la composizione delle liste. Soprattutto per Rifondazione, che dovrebbe eleggere metà dei parlamentari arcobaleno, chiudere il cerchio con numeri certi è difficilissimo. Quasi tutto è ancora in alto mare. Il «no global» Francesco Caruso balla pericolosamente tra il primo e secondo posto in lista in Basilicata. Il che vuol dire un’elezione davvero in bilico. Mentre la federazione di Rifondazione in Sardegna non gradisce l’arrivo di candidati nazionali (si parla di Elettra Deiana come capolista) e punta sul giovane segretario Michele Piras o, visto che una donna non dispiacerebbe a via del Policlinico, Marinora Di Biase della segreteria regionale della Cgil.