Sindrome crociata

Anche il ministro Pisanu, da molti celebrato per la sua moderazione «democristiana», sembra ormai contagiato dalla sindrome paranoica Pera-Fallaci. Per sconfiggere il terrorismo internazionale è necessaria una lotta senza quartiere contro il mondo islamico. Occorre usare ogni possibile strumento di repressione e non andare troppo per il sottile quanto ai diritti delle persone. Si tratta di un’autentica allucinazione politica, sostanzialmente autolesionista, poiché chiude gli occhi di fronte alle motivazioni profonde del terrorismo e si produce in arroganti provocazioni e istigazioni all’odio e alla violenza. Ignora la potenza e la lucidità strategica delle organizzazioni terroristiche e si accanisce ottusamente contro persone inermi. Si illude di garantire la sicurezza degli italiani perseguitando esponenti del mondo islamico, soltanto perché impegnati nel proselitismo o perché fautori della liberazione dei paesi islamici dalla violenza e dalla oppressione dalle armate occidentali. Il caso delle espulsione dell’imam torinese Bouiriqi Bouchta, deciso ieri dal ministero degli interni, rientra in questa tipologia paranoica.

L’iman Bouchta è una personalità ben nota in Italia, che ha sempre testimoniato pubblicamente la sua fede e le sue convinzioni politiche, persino partecipando a trasmissioni televisive di rilievo e di legittimità più che parlamentare, come «Porta a Porta» di Bruno Vespa. Opinioni radicali e opinabili, certo, ma del tutto legittime in un paese democratico. Ora, all’improvviso, l’imam viene cacciato dall’Italia, dove viveva e lavorava da anni. Viene espulso con provvedimento amministrativo senza che gli venga imputato alcun crimine o alcuna attività che possa esser interpretata come pericolosa per l’ordine pubblico e la sicurezza dello Stato. La motivazione è: proselitismo e vicinanza ad ambienti radicali. Una motivazione così indeterminata da essere niente più che una legalizzazione dell’arbitrio repressivo, poiché consente la limitazione della libertà personale sulla base di semplici indizi o di indagini di intelligence destinate a restare segrete e insindacabili.

Si tratta di una motivazione che è stata legittimata dai recenti provvedimenti varati dal governo Berlusconi in tema di lotta contro il terrorismo: il famigerato «pacchetto Pisanu», appunto. Con questi provvedimenti non solo è stata introdotta una serie di misure lesive di diritti di libertà e della privacy degli italiani, ma si sono sottoposti gli stranieri a più pesanti discriminazioni. Si sono dilatate le ipotesi di espulsione e si è di fatto cancellata anche la competenza della magistratura amministrativa: qualsiasi provvedimento del Tar non avrà l’effetto di sospendere l’espulsione dello straniero e passeranno anni prima che egli possa ottenere giustizia, se mai l’otterrà. Prosegue dunque l’erosione degli istituti più delicati dello stato di diritto. I risultati sono sempre più paradossali e allarmanti. E’ paradossale ritenere che uno straniero colluso con il terrorismo internazionale cessi di rappresentare un pericolo solo perché collocato fuori dai confini italiani.

E’ sempre più allarmante l’affermarsi di una concezione inquisitoria e poliziesca della sicurezza, che trasforma il sospetto in atto di accusa e colpisce l’integrità delle persone senza minimamente preoccuparsi di provarne l’offensività e pericolosità sociale. Questa non è sicuramente la strada che porta alla pace, né alla chiusura delle «porte dell’Inferno» che l’aggressione all’Iraq ha tragicamente spalancato.