Sindacati uniti sul no a «intese» di governo

Preoccupatissimi per la situazione del dopo- voto e prudenti, i leader dei maggiori sindacati italiani su un punto però sembrano convergere: non si parli di nuove elezioni, né di pasticci di governi a qualunque titolo di «grandi intese». Esplicito il segretario della Cgil Guglielmo Epifani nella sua premessa: «Sia pure di stretta misura, il risultato elettorale consegna la maggioranza al programma e allo schieramento dell’Unione: sulla base di questo esito si debbono determinare le condizioni, da parte delle forze politiche che hanno vinto le elezioni, per la formazione del governo». Un pacato e fermo richiamo alla realtà dei «numeri», sia pur risicati, questo di Epifani – ma certo non può non venire in mente anche la scommessa avventurosa che il segretario aveva fatto, assicurando preventivamente un «patto di legislatura » al centrosinistra, a nome della Cgil. Dunque da parte sua ci sarebbe anche un di più di necessità di non smentirsi? No, il cuore della dichiarazione mira per il momento a ben altro: a porre un altolà ad alcune tentazioni sorte subito nel centrosinistra – seppur stoppate da Prodi – e prontamente raccolte e rilanciate ieri da Silvio Berlusconi su possibili intrecci governativi di intese ‘larghe’. Chi ha vinto le elezioni, scandisce Guglielmo Epifani, deve «garantire un governo nella pienezza dei poteri e responsabilità, che si assuma il compito di realizzare il programma sul quale ha chiesto il voto ». Opposizione perentoria a qualunque alktra ipotesi: «No quindi a un governo tecnico o una grande coalizione». La Cgil riconferma gli obiettivi sociali prioritari, ma anche la «mobilitazione» per il referendum sulla Costituzione – negletto da tempo da tutti i leader del centrosinistra. Lo schieramento compatto dei sindacati contro qualunque edizione di «grosse koalition» alla tedesca, è il fortissimo segno comune delle confederazioni. Dice per esempio il leader della Uil Luigi Angeletti, che dal voto esce un’Italia spaccata in due, che «politicamente» nessuno può dire di rappresentare la maggioranza degli italiani e dunque c’è «un grande problema » per chi dovrà governare. Comunque, sottolineano i dirigenti della Uil, «folle sarebbe per noi tornare al voto», ma anche «in ogni caso noi non siamo fra gli sponsor della grosse koalition». Chiarissimo anche il futuro prossimo segretario aggiunto della Cisl Pierpaolo Baretta: «Certo controverso, certo risicato, ma il risultato del voto c’è e va rispettato ». Come? Chi ha vinto deve fare subito il nuovo governo: «Non ci possiamo permettere né un nuovo voto, nè alcuna edizione di una grande coalizione alla tedesca ». Baretta risponde anche alla domanda su che percezione avesse il sindacato – comunque ancora radicato, a differenza dei partiti, nel tessuto sociale – su questo voto. «Certamente noi vedevamo un quadro molto più complicato, e non ci aspettavamo una ‘grande vittoria’; ma neppure un esito come questo». Anche Betti Leone, segretaria dei pensionati Cgil, d’accordo con gli altri dirigenti sindacali sul «punto politico», ammette la necessità di dover fare i conti con «il fatto che il ‘berlusconismo’ è un dato strutturale della società e della cultura di questo paese ». Su questo tema di «riflessione a mente più calma» insiste anche il segretario della Fiom Gianni Rinaldini, «a partire dal dato, anche inquietante, di alcune regioni del nord», ma insieme con una valutazione a tutto campo «con più tranquillità » della variegata espressione del voto. Oggi, comunque, dice Gianni Rinaldini, va detto subito che «non è possibile alcuna logica di ‘grande coalizione’». Naturlamente, la Fiom all’Ulivo chiede di misurarsi sulle «priorità sociali» su cui la vicenda francese «ha messo l’accento» per qualunque governo europeo. Ma il segretario della Fiom si spinge anche oltre, irriguardoso verso la ‘sacralità’ del Colle, ormai assunta come rito nel entrosinistra. «E’ sbagliato che Carlo Azeglio Ciampi non dia l’incarico al nuovo governo: perché così corre il rischio di contribuire a rendere sempre più difficile la situazione nel paese».