Simonetta Cossu su Liberazione del 1 ottobre

1 ottobre 2009, sono passati 60 anni dalla nascita della Repubblica popolare. Quali sono stati, secondo lei, i passaggi fondamentali di questa storia?
Oggi celebriamo la fondazione della Repubblica popolare cinese ed è, anche per noi, una occasione per esaminare questi 60 anni di storia e il processo che ci ha portato dove siamo. Come lei sa prima della fondazione della Repubblica popolare la Cina è stata vittima di un lungo periodo, quasi cent’anni, di guerre. Proprio per questo credo che bisogna dividere gli ultimi 60 anni in due grandi periodi. Nei primi trent’anni la principale preoccupazione della Cina fu di come conservare l’indipendenza e la sovranità dello Stato. Eravamo in un periodo ostile: c’era la guerra fredda, assistemmo al deterioramento dei rapporti con l’Unione Sovietica, la presenza degli Stati Uniti nell’area asiatica era massiccia, in Corea e in Indocina. Eravamo circondati da problemi politici. L’obiettivo fu quindi quello di trovare un modo sostenibile per permettere alla Cina di svilupparsi. La seconda parte, o sarebbe meglio dire gli ultimi 30 anni, si possono meglio descrivere con le parole d’ordine che ci demmo: apertura e riforme. Nei primi trent’anni il leader principale fu Mao, negli ultimi trent’anni è stato Deng che prese il commando ed avviò quella politica di apertura e di riforme che poi i leader che lo hanno seguito hanno proseguito. L’obiettivo era ed è quello di proteggere gli interessi base della maggioranza della popolazione. Il mondo è cambiato parecchio e oggi uno dei nostri obiettivi principali è lo sviluppo economico. E’ questo l’unico modo per migliorare le condizioni di vita delle persone e anche per inalzare la Cina da una condizione di povertà e arretratezza in una nazione, non posso dire ricca, ma in una condizione di benessere. In questi ultimi 30 anni inoltre abbiamo investito molto in una migliore integrazione e cooperazione con il resto del mondo, non solo politicamente ma anche a livello economico.

All’Onu si è tenuto recentemente un importate vertice sul clima. Come pensate di coniugare la crescita economica cinese con la crisi ambientale?
Il governo cinese dà molta importanza al tema dei cambiamenti climatici. La Terra è una sola e tutti noi dipendiamo da essa e va protetta. Il governo cinese ha per questo un ministero per la protezione ambientale. L’assemblea popolare ha recentemente votato molte normative. Numerose imprese che non rispettavano le leggi sono state chiuse e le nuove devono rispettare rigidamente le norme. La crescita economica deve tenere conto dell’ambiente per garantire migliori condizioni di vita per tutti. Per questo il governo cinese ritiene determinante la collaborazione globale sul tema. Sebbene ci siano i confini tra le nazioni, l’atmosfera e l’aria che respiriamo non li rispettano, è la stessa per tutti. Noi facciamo il nostro sforzo, ma i paesi già sviluppati, come gli Stati Uniti, che è il principale produttore di gas serra del mondo, devono dare sostegno ai paesi in via di sviluppo. Lo possono fare in due modi: fornendo aiuti finanziari o tecnologie nuove a basso costo, se non gratis. Se non viene permesso ai paesi in via sviluppo di crescere e migliorare le loro condizioni di vita, la questione ambientale per loro diventa irrilevante.

Viviamo in un tempo di crisi. La crescita cinese, pur restando in positivo (+8%), non permette però al sistema economico di svilupparsi sufficientemente per assorbire tutti i lavoratori di cui avrebbe bisogno e che potenzialmente potrebbe impiegare. Anche la Cina rischia una crisi sociale esplosiva. Come intende il governo di Pechino affrontare questo problema?
Questa crisi sta avendo nel nostro paese un forte impatto nel settori dell’export. Numerose imprese sono fallite e le ripercussione sul mondo del lavoro sono state forti. Per affrontare questa crisi il governo ha varato numerosi programmi di aiuti e finanziamenti per stimolare la domanda interna, ma c’è un limite a questa. Per adesso la situazione è abbastanza tranquilla. La crisi finanziaria nei paesi occidentali si potrebbe definire una crisi di fiducia e questa sicuramente non manca in Cina. Grazie alle manovre anticrisi del governo oggi la domanda interna è di nuovo in crescita e la fiducia nel sistema finanziario cinese resta alto anche grazie alle grandi riserve monetarie dello Stato. Questo però non significa che non ci siano problemi. Noi contiamo su una ripresa mondiale da metà del 2010, se non ci sarà anche la nostra economia potrebbe subire delle conseguenze. La Cina ha avanzato numerose proposte ai diversi incontri internazionali dove non solo abbiamo avanzato delle idee. Essendo anche molto pragmatici abbiamo inviato numerose delegazioni nel mondo con lo scopo di fare acquisizioni per risollevare l’economia locale e così di conseguenza stimolare quella mondiale perchè se oggi in Cina non ci sono problemi, per il futuro i rischi di una crisi sociale sono evidenti.

Recentemente Pechino ha dato il via ad una serie di iniziative monetarie al fine di avviare scambi in remimbi (moneta cinese ndr) con i vostri partner commerciali regionali, Non temete che questa decisione deprima ulteriormente il dollaro, al quale la vostra moneta è agganciata?
Non sono un esperto in materia ma credo che il nostro obiettivo è rendere il remimbi una moneta al pari delle altre e per ottenere questo ci vorrà tempo. Credo che però che siamo più interessati alla stabilità delle monete, sia del remimbi che delle altre, non posso dare un tempo per il libero scambio ma credo che va realizzato tenendo presente le condizioni globali.

Se ne parla poco, soprattutto in occidente, ma la Shanghai cooperation organization, meglio nota come Sco sta crescendo e moltiplicando i suoi membri. Come definirebbe gli scopi e gli obbiettivi di questa organizzazione?
Lo Sco è nata come organizzazione degli Stati limitrofi alla Cina per garantire sicurezza e cooperazione tra di loro. La cooperazione dentro lo Sco è in espansione ed interessa il livello economico e culturale dei paesi membri. E’ una organizzazione aperta….

Qualcuno dice che sta assomigliando ad una organizzazione che farebbe da contraltare alla Nato…
Questa è disinformazione e sbagliano. L’obiettivo principale dello Sco oggi è la cooperazione economica. E’ una organizzazione aperta e trasparente, tra i membri non è prevista una alleanza militare. Altri paesi confinanti con i paesi già membri dello Sco hanno deciso di inviare osservatori ai summit dei paesi membri, tra questi c’è anche l’Afghanistan e l’Iran…

E’ di questi giorni la chiusura del Tibet ai turisti, una decisione presa in concomitanza con le celebrazioni del 1° ottobre. Crede che sia possibile trovare un via di dialogo per risolvere il caso?
Voglio ricordare che il Dalai Lama non è un rappresentante del popolo tibetano, ma è il rappresentante di forze separatiste. La posizione del governo cinese rispetto alla questione tibetana è chiara: lo sviluppo del Tibet fa parte di quello della Cina e in Tibet non esiste un problema Tibet. Quindi esiste solo un problema Dalai Lama nel caso in cui lui e i suoi seguaci abbandonino la causa separatista e decidano di tornare. Questo è il problema che dobbiamo affrontare. Non c’è nessun bisogno di discutere l’attualità del Tibet: è parte integrante della Cina e questo non può essere messo in discussione. Le manovre di sicurezza di oggi sono state prese in considerazione del fatto che sono attesi molti ospiti e visitatori in occasione delle celebrazioni. Le misure sono state adottate onde evitare che elementi estremisti entrassero in Tibet per fomentare la rivolta. E’ una decisione assolutamente temporanea per garantire la sicurezza.

Come vede la Cina fra trent’anni?
La Cina deve mantenere il suo ritmo di sviluppo e non diverrà una superpotenza. Nel passato le superpotenze lavoravano a mantenere il loro potere ma la nostra opinione è quella che bisogna convivere con tutte le altre nazioni. La nostra prima missione è aiutare gli altri paesi in via di sviluppo a crescere ed arricchirsi insieme a noi. Non ripeteremo quello che è accaduto in passato. l’obiettivo cinese è costruire un solido rapporto di cooperazione con i paesi dell’Asia, del Sud America e dell’Africa al fine di costruire un equilibrio globale, un mondo armonioso.