«Siamo vittime del petrolio»

«Siamo circondati dalla menzogna, non lo si può sopportare più». Claudio Abbado è rientrato dal Venezuela, dove trascorre l’inverno, con nuova energia per i concerti e un rinnovato, polemico impegno a favore degli strati più poveri dell’umanità, non solo dei ragazzi venezuelani. Per il direttore d’orchestra «esiste da molti anni un’economia mondiale basata sull’uso del petrolio, che ha portato a decisioni di grande egocentrismo, di cui profitta solo una minoranza. Solo il dieci per cento della popolazione si arrichisce, mentre il restante novanta muore di fame o vive nella povertà. Si è arrivati a portare la guerra a Paesi che, se non avessero avuto il petrolio, non sarebbero stati attaccati». Mesi fa Abbado dichiarò che le condizioni di vita a Cuba erano all’avanguardia, suscitando critiche accese; ora parla a margine della presentazione del nuovo disco, «Il flauto magico» di Mozart registrato dal vivo l’anno scorso fra città emiliane e la Germania, un’opera «che non è solo una fiaba, ma una metafora: è la fede in un’utopia possibile, quella della fratellanza tra i popoli. La cultura abbatte la violenza e il razzismo». Per questo Abbado ha sposato il progetto venezuelano di José Antonio Abreu: togliere dalle baracche migliaia di giovani facendoli suonare in diversi complessi di bambini che poi conflusicono nell’orchestra giovanile «Simon Bolivar». Questa venne la prima volta in Italia con Giuseppe Sinopoli, ora tornerà con Abbado per due concerti a settembre a Palermo e Roma.
Abbado ha tenuto ora due concerti con la Mahler Chamber Orchestra, a Ferrara e Reggio Emilia, e guarda sereno a un futuro pieno di progetti. A Reggio, dove il figlio regista Daniele è direttore artistico, riprenderà nel 2007 «Il flauto magico», realizzando al tempo stesso un dvd, e dirigerà nel 2008 «Fidelio» di Beethoven. I progetti del passato gli stanno sempre a cuore, imminente è la tournée dell’orchestra giovanile paneuropea, il Gustav Mahler Jugendorchester, che parte da Bolzano il 19 aprile e finisce al Lingotto di Torino il 29: toccherà Monaco, Madrid, Parigi e Vienna. Abbado è del tutto sereno nel parlare della sua salute e dei tempi di riposo che questa impone: «Dopo l’operazione sono molto migliorato, non posso dirigere con il freddo perché perdo le energie: per questo non abito più in Svizzera, in montagna, dove il ghiacciaio era troppo vicino, ma sto d’inverno in Venezuela, al caldo, e dirigo anche qualche concerto». E’ sereno anche nell’ipotizzare scenari futuri: «Ho sempre un assistente con me, se non dovessi farcela sa che dovrà dirigere lui. Se non vado in certe città, è perché non posso dirigere più come prima, devo limitare le scelte: l’importante è far bene musica, il pubblico può spostarsi». L’attività con l’Orchestra Mozart di Bologna («Non un’orchestra giovanile – tiene a precisare – ma un’orchestra di amici con grandi solisti e nuovi talenti») ha subito una revisione: accanto alle date bolognesi il 6 e 7 maggio e l’8 e 9 giugno, è istituita una nuova residenza a Bolzano, ove Abbado dirigerà il 31 maggio. Al di fuori di ciò permane un’unica altra data, Perugia il 6 giugno: cancellate Salisburgo il 3 e 4 giugno, Cremona e anche Torino, il mancato finale di Sintonie il 10 giugno.
In tutto quello che ha confermato Abbado crede profondamente: durante la tournée con la Mahler grande realizzerà un dvd con il «Pelléas und Melisande» di Schönberg, nel quale alla musica verrà associata l’importante analisi fattane da Berg, com’è noto allievo di Schönberg. Sa benissimo, perché l’ha provato sulla sua pelle, che «la musica ha a che fare con la vita, salva la vita, e ne sono ancor più convinto da quando lavoro in Venezuela e cerco di conoscere tutti i lati della vit’esistenzaa». Abbado tiene a sottolineare di non esprimersi in senso politico, «ma come cittadino del mondo sento la necessità di parlare di alcuni punti critici della situazione mondiale». Richiama l’attenzione sull’ambiente e le economie non basate sul commercio e l’uso del petrolio, sulle energie alternative, geotermiche o basate sull’idrogeno: «Si raccontano assurdità sul costo proibitivo dei mezzi a idrogeno. Al contrario l’uso del petrolio, fra trasporto e prezzo in continuo aumento, costa dodici volte in più». Sembra quasi un’altra persona rispetto a quella che si addolcisce discorrendo dei progetti musicali. Con la sua ex orchestra, i Berliner Philharmoniker, cui ha promesso di tornare ogni anno, dirigerà a maggio le musiche di scena scritte da Schumann per il «Manfred» di Byron: con la Mahler Chamber ha dato a Ferrara l’ouverture, una lettura inquietante per l’energia secca con cui ha trasformato l’empito romantico in una scarnificata modernità. E’ questa anche una caratteristica della Mahler Chamber, ravvisabile pure nella «Serenata op. 11» di Brahms, suonata dopo il «Concerto per violoncello op. 129» di Schumann ov’era solista Natalia Gutman, non grande come altre volte. In Brahms le dolcezze comunque non sono mancate, ma non è bello sentire così tante pecche in un’orchestra che, negli anni passati e con altri musicisti, suonava meglio e con più disciplina.