Si gioca tutto a gennaio

Si gioca tutto a gennaio. «Ci aspetta una stagione difficile, per certi versi storicamente inedita». All’ultimo comitato politico nazionale prima della pausa natalizia, Franco Giordano apparecchia la tavola con le “delizie” che attendono il Prc per l’anno nuovo. C’è la consultazione di massa per mettere a fuoco i punti della verifica programmatica con il governo Prodi, il referendum sull’esito della verifica e la permanenza al governo. In programma per il 23 e 24 gennaio, il pronunciamento popolare e «modificativo» della bozza di carta dei valori della sinistra varata dall’assemblea dell’8 e 9 dicembre. A gennaio inoltre dovrebbe tenersi un «seminario sulle forme organizzative del nuovo soggetto unitario», con al vaglio una «ipotesi di tesseramento attraverso le adesioni ai partiti e anche di singoli», propone Giordano. C’è poi il dialogo sulla nuova legge elettorale, con i problemi che crea nei rapporti con Pdci e Verdi. E, dopo le morti bianche alla Thyssenkrupp di Torino, nell’agenda di Rifondazione si aggiunge un ulteriore appuntamento: una «conferenza operaia» nel capoluogo piemontese tra gennaio e febbraio per «guardare in faccia il dolore della fabbrica, altrimenti non riusciamo nemmeno a declinarla la parola “sinistra”», sottolinea il segretario annunciando che l’idea verrà proposta anche a Sd, Verdi, Comunisti Italiani.Un calendario denso che disegnerà il futuro stesso del partito. Giordano chiede esplicito appoggio al “parlamentino” del Prc. «O c’è accordo solidale o non ce la facciamo». Parla di «direzione condivisa, allargata, partecipata perchè le responsabilità non sono solo di chi dirige». Lo fa in apertura e in chiusura. In mezzo, il dibattito affronta gli attacchi delle minoranze sul rinvio del congresso previsto a marzo, mese in cui – delibera poi l’assemblea – si riunirà il cpn per stabilire il calendario dei congressi di circolo e federazione, tenendo conto della data delle prossime amministrative ma con l’obiettivo di svolgere il congresso nazionale entro la fine dell’anno. Non solo. Il dibattito porta indietro le lancette dell’orologio sui temi scoppiati in polemica prima dell’estate. «E’ tornato lo spettro dello scioglimento del partito – nota pure Giordano in chiusura – Non ha senso, se non dentro una logica di posizionamento congressuale. Non è che ogni cpn debba servire da tranquillante anti-scioglimento: la nascita di un soggetto unitario e plurale della sinistra non mette in discussione la nostra soggettività politica». In particolare, il segretario risponde a Claudio Grassi di Essere Comunisti che propone all’assemblea un emendamento al dispositivo finale della maggioranza per stabilire il no allo scioglimento del partito (emendamento bocciato, «rischiava di essere interpretato come freno al processo unitario, ora il prevalente è accelerare», dirà poi Giordano). Anche Paolo Ferrero sente il bisogno di rilanciare sul no al partito unico della sinistra. «Mi batterò duramente», promette il ministro, riproponendo il «modello Flm, con organismi di base unitari», non la semplice federazione tra partiti «per evitare in politica quello che già avviene a livello di classe: la concretizzazione di un modello statunitense», dice Ferrero guardando agli operai di Torino, soli, separati dal mondo fuori che non li ascolta. Parte dagli operai anche Alfonso Gianni per sostenere però una tesi opposta: quella della «accelerazione» del percorso unitario a sinistra. A supporto, cita l’intervento di Gianni Rinaldini (Fiom) all’assemblea della Sinistra Arcobaleno: «Siamo in ritardo drammatico ed è indecente la spaccatura sulla legge elettorale». Sul fronte opposto, come al solito, Ramon Mantovani: «A furia di accelerare andiamo a sbattere». E poi con Sd, Pdci e Verdi non c’è una visione comune, incalza, «non contemplano l’autonomia, vogliono governare a tutti i costi, stare nel centrosinistra». Conclusione: «Non voglio mettere in mora il processo unitario, ma discutiamo di questi nodi. Nell’accelerazione vedo il rischio che il progetto del Prc si disperda». Gennaro Migliore cerca di sgomberare il campo dagli equivoci. «Se non vogliamo parlare di accelerazione, parliamo di consolidamento e non arretramento», spiega il capogruppo alla Camera, netto sull’irreversibilità del processo unitario. Se fallisse, puntualizza, «il Prc non è un’uscita di emergenza». Perchè o si cammina insieme a sinistra oppure «siamo condannati alla residualità», concorda Marco Assennato. E «non basta mettere insieme Prc, Sd, Verdi e Pdci», incalza Michele De Palma della segreteria, citando la manifestazione di sabato scorso contro la base Usa a Vicenza. No all’impegno del partito per arrivare a liste unitarie della sinistra alle amministrative, sostiene Alberto Burgio di Essere Comunisti. «La scelta sta alle federazioni locali», dice il deputato adombrando il sospetto che dietro il rinvio del congresso ci sia una «finalità inconfessata», cioè «superare il Prc». Più duro Leonardo Masella dell’Ernesto: «Volete sciogliere il Prc senza passare dal congresso». Gianluigi Pegolo (Ernesto) pure accusa: «E’ il gruppo dirigente che ha deciso di fare la “Cosa rossa”, non il partito. E dov’è il gruppo dirigente quando viene lanciata la leadership di Nichi Vendola?». Il dibattito in cpn cerca di esorcizzare il tema della leadership. Contro il leaderismo. Che è «diventato “nichilismo”», ironizza qualcuno in platea. «La campagna dei media sul leader può bruciare tutto», avverte Giordano in apertura, concordando con Rossana Rossanda («Il leader viene ultimo. Non me ne occuperei»), come fa pure Giovanni Russo Spena. C’è chi, come Elettra Deiana, fa sapere bene di non condividere i «lirismi» in politica, «mare aperto, mare chiuso, golfi…», insomma un linguaggio troppo poetico. «Dobbiamo riprendere la capacità di analisi», dice, senza citare esplicitamente Vendola. «Il veltronismo ha fatto del leaderismo una questione fondamentale e quindi è bene che stiamo attenti, ma non vorrei che apparissimo come quelli che: sui nodi cruciali, decide il ceto politico…», dice, di contro, Assennato. Walter De Cesaris della segreteria azzarda una «domanda proibita, di quelle che ogni tanto fa Liberazione » e chiede una «moratoria delle provocazioni, perchè non siamo un partito o un giornale situazionista o dadaista: dobbiamo misurarci con la fatica del fare». E sarà fatica anche la verifica di gennaio. «Non si perda tempo a parlare di leader – esorta la viceministra Patrizia Sentinelli – Parliamo di contenuti, in sede di verifica si parli anche di cooperazione». Per «superare l’unilateralismo Usa» che mette a rischio il pianeta, dice Roberto Musacchio di ritorno dalla conferenza Onu di Bali. Con il governo vanno compiuti «atti politici affinchè non sia solo Dini ad annunciare le rotture», è l’invito di Franco Russo, che insieme ad un altro gruppo di deputati di maggioranza presenta in cpn un ordine del giorno per votare no al decreto sicurezza in aula (bocciato dall’assemblea). Il cpn registra l’addio di Sinistra Critica al Prc (Nando Simeone legge la lettera di scissione).