Sì allo scempio dell’ambiente

«Sono state cancellate in un colpo solo tutte le migliori leggi italiane sull’ambiente». E’ un coro di proteste quello che si leva contro il «Codice unico dell’ambiente», voluto fortemente dal ministro Altero Matteoli. L’ha varato ieri il Consiglio dei ministri che, in terza lettura e nell’ultimo giorno utile prima dello scioglimento delle camere, ha approvato il decreto legge attuativo della Delega ambientale. E’ la ciliegina sulla torta, dopo una serie di provvedimenti approvati in corsa nelle ultime due settimane, anche a colpi di fiducia. Le associazioni ambientaliste, ma anche sindacati e enti locali criticano nel metodo e nel merito la controriforma che riscrive, in 700 pagine e centinaia di articoli e allegati, l’intero quadro normativo in materia ambientale. «E’ un’operazione scandalosa e la legge è incostituzionale – commenta Roberto Della Seta, presidente nazionale di Legambiente – La conferenza Stato-Regioni aveva espresso parere contrario ma il giudizio è stato ignorato. E’ una legge centralista che penalizza l’autonomia regionale. Spero che le Regioni facciano ricorso alla Corte Costituzionale, perché ci vorranno anni per riparare ai danni creati da questa legge. Un’eventuale abrogazione, infatti, non servirebbe a riottenere le decine di leggi, decreti e disposizioni cancellati da essa».

E ancora, gli ambientalisti criticano, nel merito, l’uso dello strumento «delega», perché «di fatto ha impedito qualunque discussione in Parlamento per l’intera legislatura, mentre si dava il via libera a condoni edilizi, cartolarizzazioni sui beni culturali, svendita dei demani e, soprattutto, grandi opere» (l’iter parlamentare è iniziato nel 2001, appunto). Nel merito invece, considerano inutile e dannosa la riscrittura di leggi che, nate una decina d’anni fa, stavano dando buoni risultati, come la legge quadro sui rifiuti e o il testo unico sulle acque. «E, con il continuo pretesto di recepire alcune direttive comunitarie – dice ancora Della Seta – hanno soprattutto modificato le procedure di Valutazione di impatto ambientale (Via), per cui le opere vanno sottoposte ad un’analisi dei costi e dei rischi. Con questa legge il Via viene molto alleggerito e si introduce il criterio di “silenzio-assenso” in base al quale se dopo un determinato periodo di tempo nessuno ha sollevato critiche o ricorsi, si considera approvata l’opera».

Tra le leggi cancellate, quella sui rifiuti del 1997, per esempio, che aveva promosso la raccolta differenziata e grazie alla quale, in pochi anni, in tutto il centro-nord si erano ottenuti ottimi risultati. Solo in Lombardia e Veneto si recuperano in questo modo il 40% dei rifiuti solidi urbani. «Con le nuove norme invece, al contrario di ciò che succede in Europa, si ribaltano la priorità: invece di usare l’inceneritore solo per gli scarti della raccolta differenziata, si imprime una forte spinta alla termovalorizzazione, soprattutto al Sud – continua Della Seta – E’ un rischio enorme per la salute dei cittadini e per le risorse, e un regalo alle ecomafie».

Altra legge abrogata è la 183, che aveva introdotto la figura di un’unica autorità coordinante le politiche di gestione di tutti i territori che fanno parte dello stesso bacino idrografico. «Con la nuova legge vengono invece introdotti dei “distretti” guidati da funzionari nominati dal ministero dell’Ambiente. Alla faccia del federalismo.», conclude Della Seta.

«Lo stravolgimento della legislazione ambientale va ad esclusivo vantaggio di chi inquina le acque, smaltisce illegalmente i rifiuti, non rispetta le norme per la prevenzione di alluvioni e frane, considera l’ambiente solo un fastidioso vincolo», ha commentato Fabrizio Vigni, capogruppo Ds in commissione Ambiente alla Camera. Mentre Ermete Realacci (Margherita) promette che «riparare i guasti prodotti in campo ambientale sarà uno dei primi compiti del governo di centrosinistra».

Compatta la risposta delle Regioni: «L’applicazione del decreto approvato causerà una sostanziale paralisi dell’azione pubblica in campo ambientale», ha detto il presidente della Conferenza delle regioni, Vasco Errani. E mentre il coordinatore ambientale delle Regioni, Diego Tommasi, annuncia che «sarà impossibile attuare la legge», perché «non ha il consenso degli enti territoriali», la Toscana ha già annunciato il ricorso alla Corte Costituzionale.

Secondo Cgil, Cisl e Uil le «conseguenze saranno disastrose anche sul piano economico e sociale», perché il provvedimento è «seriamente carente sulle misure relative alla qualificazione delle imprese». Sindacati, Coldiretti e decine di associazioni ambientaliste hanno firmato, ieri stesso, una lettera appello a Ciampi affinché fermi «lo scempio».