Sì alle truppe ma con riserva

Per la sinistra italiana non sarà un nuovo Afghanistan. Nel senso che il caos provocato per il voto sul rifinanziamento delle missioni italiane all’estero non si ripresenterà, o non dovrebbe ripresentarsi.
Anche i pacifisti più convinti convengono sul fatto che in Libano sia necessaria la presenza di una forza di interposizione internazionale per bloccare la guerra. Con dei paletti che devono però essere garantiti: il consenso di entrambe le parti, Hezbollah compresi, il comando Onu della missione, l’impegno che il mandato dei caschi blu sia esclusivamente di peace-keeping.
Ma qualche distinguo già emerge. La risoluzione approvata dalle Nazioni unite non convince Franco Turigliatto e Salvatore Cannavò, della minoranza di Sinistra critica di Rifondazione comunista. «L’ipotesi di inviare soldati italiani nel Libano del sud ci lascia perplessi», dicono i due esponenti comunisti. Perché mancano un immediato cessate il fuoco e il contestuale ritiro dell’esercito israeliano dal territorio di un paese sovrano «aggredito selvaggiamente». Inoltre non si arriva a una soluzione complessiva del problema mediorientale che garantisca sia gli stati sia i popoli interessati. «In un tale contesto – sottolineano Cannavò e Turigliatto – l’invio di truppe di interposizione internazionali assume le sembianze di una guerra per interposta persona. Per questo il governo italiano, invece di promettere l’invio delle truppe, farebbe bene a riprendere l’iniziativa diplomatica per favorire un reale accordo di pace e garantire così un impegno internazionale a favore delle legittime aspirazioni di tutti gli stati e dei popoli della regione».
Il documento approvato dalle Nazioni unite non convince del tutto nemmeno Claudio Grassi, deputato del Prc dell’area dell’Ernesto. «Mi pare ci sia una contraddizione stridente tra una risoluzione per il cessate il fuoco e la politica del governo israeliano. Questa situazione va arrestata altrimenti qualsiasi discussione sull’invio di truppe italiane rischia di essere totalmente astratta», commenta Grassi. La questione prioritaria insomma è fermare i bombardamenti. In seguito si potrà discutere di cosa fare per il processo di pace.
Chi non usa mezzi termini è invece Luca Casarini. «E’ l’ennesima dimostrazione della crisi dell’Onu – afferma il leader disobbediente – Le Nazioni unite dimostrano anche in questo caso la loro inadeguatezza ad affrontare il nodo della guerra globale permanente. Siamo di fronte a una tragica commedia». I cui protagonisti involontari sono quasi sempre le popolazioni civili. «Non ho dubbi che a Olmert il documento vada bene. Mentre da un lato dice di sì alla risoluzione dall’altro può però permettersi di continuare a bombardare. E l’Onu si trasforma in una maschera buona che gli stessi che hanno contribuito a creare il problema si mettono per legittimarsi».
Scontato di conseguenza il giudizio sull’invio di truppe italiane nella regione, all’interno di una forza multinazionale di pace: inaccettabile. «Il governo italiano dovrebbe bloccare le relazioni commerciali e diplomatiche con Israele e costruire un corridoio umanitario per portare aiuti alle popolazioni civili – dichiara Casarini – L’invio delle truppe, che vengono oltretutto viste dalle stesse popolazioni come occupanti, è semplicemente un espediente per lavarsi la coscienza di fronte all’incapacità di trovare una soluzione che dovrebbe essere politica».
La maggioranza della sinistra pacifista ha però un’opinione diversa. «E’ stata tardiva – afferma Mauro Bulgarelli dei Verdi – tuttavia se il parlamento libanese la accetta è la soluzione migliore per il suo popolo, o perlomeno la meno peggio». Anche se, ammette il capogruppo verde alla camera, quando si tratta di decidere se inviare truppe militari a presidiare un territorio straniero «mi viene sempre una stretta al cuore. Ma credo sia necessario». Posizione che condivide anche Paolo Beni, presidente nazionale dell’Arci, sebbene riconosca che il documento votato sia un po’ troppo accondiscendente nei confronti di Israele. «Ben venga la risoluzione, anche se la necessità è l’immediato cessate il fuoco. E’ stata votata ieri, entrerà in vigore da domani. Ma non si pensa a chi muore oggi?», dice Beni. La presenza delle truppe internazionali, se è dentro un’iniziativa seria che non veda l’Onu in un ruolo subalterno, non solo è auspicabile ma «necessaria».
E’ già il 26 agosto alla Perugia-Assisi, appuntamento straordinario della tradizionale marcia pacifista, le differenti opinioni sulla missione italiana in Libano, avranno la possibilità di confrontarsi.