Sì a Peretz, Israele verso il voto

Bufera politica. Battuto il vecchio Shimon Peres. Domenica l’incontro del nuovo segretario con il premier Sharon. Elezioni anticipate all’inizio del 2006?

«Vogliamo uscire dal governo per trasformare il partito laburista in un’alternativa che possa vincere le prossime elezioni politiche». «Faremo di tutto per raggiungere con i palestinesi un accordo che garantisca un futuro sicuro per i nostri figli e ci dia la speranza di vivere in una regione dove la gente conduca una vita di cooperazione e non, dio non voglia, dove il sangue venga versato giorno dopo giorno». Le dichiarazioni pronunciate dal nuovo leader del partito laburista israeliano, Amir Peretz, uscito vincitore all’alba di ieri sul vice premier Shimon Peres, rappresentano la miglior sintesi del terremoto politico scatenato dall’inatteso risultato delle primarie di quello che nello Stato ebraico è stato subito ribattezzato «new labour», nuovo partito laburista. Via Peres, l’82enne storico leader askenazita che aveva condotto il partito nell’attuale coalizione «di unità nazionale» con il Likud del primo ministro Ariel Sharon ma anche fatto perdere consensi e fascino presso l’elettorato, dentro il 54enne capo della confederazione sindacale Histadrut, un sefardita fattosi con le proprie mani che dice di volere la pace con gli arabi e dichiara guerra alle politiche ultra liberiste che, accusa la sinistra laburista, stanno impoverendo sempre più Israele. Peretz ha subito telefonato a Sharon e ha invitato il premier a stabilire di comune accordo la data in cui il paese andrà alle urne per rinnovare la Knesset, il parlamento la cui scadenza naturale è fissata per il novembre 2006. I due dovrebbero incontrarsi dopodomani: si parla di elezioni nei primissimi mesi dell’anno nuovo che, se si realizzasse questa ipotesi, cadrebbero vicinissime al voto palestinesi, previsto per il 25 gennaio prossimo. Quasi tutti alla vigilia delle primarie davano vincente l’anziano premio Nobel per la pace, nonostante egli sia considerato, dalla stampa, dai commentatori politici e dalla gente comune, un «perdente». E lo spoglio delle schede ha confermato la fama di «eterno numero due» del vecchio Shimon: Peretz 42,35%, Peres 39,96%, Benyamin Ben Eliezer 16,82%. A Peres a quel punto non è rimasto che denunciare brogli e gravi irregolarità nelle operazioni di scrutinio a Sderot e Be’er Sheva, due roccaforti dell’avversario, ma le sue speranze si sono spente alle prime ore del mattino, quando il comitato elettorale ha annunciato di aver respinto il suo ricorso e certificato la vittoria di Peretz.

La destra israeliana ha già pronta la strategia contro Peretz, un ex sindacalista che alla guida di Histadrut ha paralizzato il paese con giorni e giorni di sciopero generale per fronteggiare le privatizzazioni e i tagli promossi negli ultimi mesi dall’ex ministro delle finanze Benyamin Netanyahu. «Il partito laburista ha scelto come proprio candidato a primo ministro una persona che non ha alcuna esperienza di governo né politica, in un paese con complessi problemi di sicurezza, una battaglia politica in corso e l’economia che deve esser resa competitiva con i mercati più avanzati del mondo», ha dichiarato il leader del Likud Gideon Sa’ar. Il capo del centrista Shinui ha detto che ora i laburisti, un partito «anti-riforme» hanno trovato in Peretz una guida «social-demagogica».

Ma i laburisti, il Meretz-Yahad (sinistra) di Yossi Beilin e la stampa progressista, Ha’aretz in testa festeggiano, incoraggiati dalle parole pronunciate ieri da Peretz (tra i fondatori negli anni `70 del movimento pacifista Peace now) davanti alla tomba di Yitzhak Rabin, il leader laburista assassinato a Tel Aviv il 4 novembre di dieci anni fa. «Intendo fare qualsiasi cosa per continuare sulla strada di Rabin, in modo che il suo assassino sappia che non è riuscito a uccidere la pace», ha dichiarato a Gerusalemme, pregando nel cimitero dove è sepolto uno dei principali artefici degli Accordi di Oslo con i palestinesi.

Il primo ebreo sefardita (proveniente dal nord Africa o Medio Oriente) a diventare leader del partito laburista, a lungo dominato dall’élite askenazita (ebrei giunti in Israele dall’Europa centro-orientale) promette un Labour più a sinistra, più sociale e pacifista. Ma, in caso di elezioni anticipate, la strada da percorrere per battere le destra sarà comunque lunga, con un panorama politico che si sta riorganizzando alla luce del Peretz-terremoto. L’analista politico di Ha’aretz Yossi Verter prevede addirittura l’ostacolo di un grande centro, formato da un’alleanza inedita tra Sharon, che uscirebbe dal Likud e Peres, che abbandonerebbe i laburisti.