Sgravi a 36 milioni di italiani più tasse oltre 40-50mila euro

Cinque aliquote al posto delle vecchie quattro e un mix tutto nuovo di detrazioni che andrà a premiare soprattutto chi ha redditi bassi e figli numerosi. Una no-tax area che passerà dai 7.500 agli 8.000 euro (per i «single) e che (a seconda vi siano coniuge e bimbi a carico) potrà arrivare ai 14.755 euro.
La parola d´ordine è «ridistribuzione»: con le nuove tasse lo Stato – afferma il ministro dell´Economia, Tommaso Padoa-Schioppa – toglierà ai redditi alti 6,7 miliardi di euro per darne 7,3 a quelli bassi (4,3 miliardi a vantaggio degli esenti, e 3 per chi pagherà sì, ma di meno). A trarne beneficio – assicura – saranno, prima di tutto lavoratori, dipendenti e co.co.co (per 3,8 miliardi), ma anche pensionati (1,8) e autonomi (per 1,6 miliardi).
Facendo questo, però, il sistema fiscale appena varato dalla Finanziaria attraverserà il popolo dei contribuenti tagliandolo a metà: da una parte chi – con le nuove tasse – andrà a guadagnarci, dall´altra chi ci perderà. La ricollocazione è notevole e nello stabilire quale sia la soglia che separa il «paradiso» dall´«inferno» conterà molto la composizione familiare: a grandi linee il confine si potrà definire sui 40 mila euro (tetto sotto il quale si colloca oltre il 90 per cento dei contribuenti, più o meno 36 milioni di italiani) per chi non ha figli e sui 50 mila per chi, invece, ne ha.
A decidere da che parte sistemare il contribuente ci penseranno le nuove aliquote (23 per cento fino a 15mila euro; 27 dai 15 ai 28 mila; 38 per cento dai 28 ai 55 mila; 41 per cento dai 55 ai 75 mila; 43 per cento oltre i 75 mila), ma soprattutto il mix di assegni familiari e detrazioni che andranno a sostituire le deduzioni della «vecchia» riforma Tremonti (le prime si calcolano direttamente sulle imposte dovute, le altre sul reddito imponibile). Assegni e detrazioni che tanto più saliranno quanto più basso sarà il reddito. Quelle sui figli, per esempio (massimo 800 euro a bimbo che diventano 900 se ha il pupo ha meno di tre anni) scompariranno per chi ha entrate superiori ai 95 mila euro (prima erano 78 mila), ma riappariranno fino a 110 mila e 125 mila se i bimbi sono due o tre. E, per la prima volta – va detto – non saranno i coniugi a decidere a chi dei due, se entrambi lavoratori, andrà attribuito lo «sconto-figlio»: si farà metà ciascuno (in caso di coppia separata il vantaggio andrà invece a chi ha il bimbo in affido, se l´affido è congiunto si divide).
Le detrazioni per lavoro dipendente, invece (massimo di 1.840 euro per reddito fino agli 8.000) si assottiglieranno fino ad annullarsi sulla soglia dei 55 mila euro (prima, sottolinea il governo, erano 33.500).
Passando agli esempi, si può dire che, nel conteggio del chi vince e chi perde chi più guadagna è la famiglia monoreddito con coniuge e due figli a carico ed entrate pari a 21.500 euro annui: le nuove tasse le faranno risparmiare 789 euro, il 3,6 per cento delle entrate in un anno, 67 euro al mese circa. Chi più perde, invece, è il single con reddito di oltre 100 mila euro chiamato ora a pagare 1780 euro in più di tasse (l´1,7 per cento sulle entrate pari a 148 euro al mese circa). Ma superata una certa soglia di reddito nemmeno i figli faranno la differenza: il lavoratore dipendente con entrate pari a 50 mila euro, moglie e due figli a carico verserà 390 euro in più allo Stato. Quello con 60 mila euro, single, 480. Fondamentale, a questo punto, diventerà il far sì che sotto la soglia dei «premiati» che guadagnano meno di 40 mila euro non si nasconda il popolo degli evasori fiscali.