Sfratti, un dramma italiano: finiti anche i soldi per gli affitti

Un popolo senza casa. Seicentomila famiglie che rischiano lo sfratto, 150 mila già messe alla porta dalla scorsa primavera. Un governo che non vede, non sente ma parla. Peggio: talvolta promette, senza mantenere. Come il sottosegretario Ugo Martinat, vedrete che nella finanziaria faremo eccetera eccetera. Invece niente, anzi.
«La situazione è peggiorata» dice Massimo Pasquini, Unione inquilini. Il problema casa in Italia era già un’emergenza sociale ed umana in marzo, quando è scaduta la proroga degli affitti per i nuclei famigliari più deboli. Con anziani, malati o comunque persone insufficienti. La scure sul ventre molle della società, invece di proteggerlo e sostenerlo. Sono cominciati gli sfratti a Roma, che nel 2004 è stata la prima città con dieci al giorno, a Milano, Napoli. Dappertutto. Hanno preso il via le forme di battaglia alternative, la resistenza quotidiana per un tetto. Lo stillicidio dei verbali, dei presidi, delle manifestazioni. E l’emergenza si è trasformata in dramma. Domani pomeriggio un corteo da porta Pia a Piazza del popolo, manifestazione nazionale non confederale (con gli autonomi, l’Unione inquilini, Rifondazione, amministrazioni e forze locali) per alzare la voce tutti insieme contro il silenzio in cui sta sprofondando tanta, tantissima gente. Messa tutta insieme fanno due città grandi, immaginate Bologna più Firenze, senza la certezza di avere quattro muri e un soffitto: lo chiamavano il diritto alla casa. Il 30 settembre è scaduto l’«ultimo differimento»: significa che non ci sono più rinvii e non ci sono più sconti. Non c’è più tempo, sono scaduti i termini anche per chi ha un malato terminale in famiglia. Nessuna eccezione. Il governo fa avanti per la sua strada e agli appelli dei sindacati di categoria, Sunia, Sicet e Uniat risponde con la barra a dritta di eseguire le sentenze e liberare gli appartamenti. Il 25 novembre, nello sciopero generale che fermerà l’Italia, ci sarà uno spazio per il «caro affitti» che ormai ha raggiunto punte da piaga. «Il problema sarebbe dare la massima visibilità al problema, in questo momento in cui da una parte l’esecutivo completa la finanziaria, e dall’altra l’Unione prepara il suo programma elettorale» riflette Pasquini. Che palazzo Chigi e la maggioranza non si curino del dramma, anzi che vadano dritti sulla linea dura dello sfratto è ormai evidente: nel 2004 le esecuzioni sono aumentate del 9,51%. Il problema ora è capire cosa propone e cosa farà il centrosinistra per affrontare, lenire e magari gradualmente risolvere questo cono d’ombra in cui sono finiti migliaia di cittadini con le loro famiglie. Per ora nemmeno i numeri della catastrofe sono certi. Mancano molti dati fra quelli che le prefetture forniscono all’osservatorio sugli sfratti. Tolta Roma, sono incompleti e lacunosi quelli relativi alle città più importanti, Milano, Napoli, Torino, Venezia e Bari. Alcune mancano del tutto: di quello che succede ad Arezzo, Trento e Siracusa non si sa nulla. Quindi le 43.892 sentenze emesse l’anno scorso, +13,8% rispetto al 2003, in realtà potrebbero essere di più. Anzi, sicuramente sono molti di più. Non solo, però. La gran parte degli sfratti eseguiti nel 2004 (30.816) sono dovuti a morosità degli inquilini. Significa che la gente non ha più i soldi per pagare l’affitto. O che deve fare sacrifici e rinunce tali da metterlo a repentaglio, anche se non cade nella fatidica quarta settimana. In difficoltà, però, non ci sono solo le fasce deboli della popolazione. Affiorano dati preoccupanti che riguardano le classi medie, quelli che hanno un reddito superiore ai 20.000 euro l’anno che sono la soglia da non superare per poter usufruire delle graduatorie di edilizia pubblica. Tra i 40.000 sfratti a Roma dal 1994 al 2004, ci sono per forza caduti dentro anche molti nuclei familiari che non rientrano in quelle infinite e disperate liste di attesa, persone a cui una buona posizione economica non basta più per pagare il canone di affitto. I sindacati chiedono al governo gli alloggi pubblici. In Italia ce ne sono 750mila, ce ne vorrebbe almeno mezzo milione in più: per il Sunia un milione. In Europa prendiamo lezioni da tutti: la Francia ne ha 3 milioni e mezzo e ne costruirà 100mila all’anno per i prossimi cinque anni. E poi il canone, che è per lo più a regime di mercato e corre sfrenato verso cifre fuori controllo. Modificare la legge 431, dicono i sindacati, abolire quello «libero» e lasciare in vigore solo quello «concordato» tra le parti vorrebbe dire abbattere gli affitti almeno del 30%. Sperando che il dramma nel frattempo non sia diventato anche peggio.