Sfiducia cercasi. Schröder prova ad eliminare la sua maggioranza

Per 11 volte di seguito i tedeschi avevano ammonito Schröder a non esagerare con le sforbiciate allo stato sociale, punendo la Spd a altrettante elezioni regionali. Lui aveva fatto finta di niente. Ma, come diceva Totò, «ogni limite ha una pazienza». Al dodicesimo cartellino giallo, domenica scorsa in Nordreno-Vestfalia, il cancelliere si è stufato e ha preso di petto i renitenti: se non mi volete più, se preferite a me quel pesce lesso della Merkel, abbiate il coraggio di dirmelo in faccia alle politiche. Insomma elezioni anticipate al più presto, a settembre. Se fine dev’essere, meglio in battaglia. E non fatto a pezzetti dal proprio partito. «Gerd voleva almeno scegliere a che cappio farsi impiccare», commenta amaramente Dieter Wiefelspütz, portavoce del gruppo parlamentare socialdemocratico per la politica interna. Ma la via prescelta non è la più semplice: la costituzione alza forti barriere contro le elezioni anticipate.

I padri e le madri del Grundgesetz avevano fatto brutte esperienze con la Repubblica di Weimar, quando il presidente del Reich poteva sciogliere in ogni momento il parlamento. Ciò contribuì a frequenti cambi di governo, e finì col favorire l’ascesa dei nazisti. Nella Repubblica federale le elezioni anticipate sono ammesse solo come rara eccezione, secondo il meccanismo delineato dall’articolo 68: «Qualora il cancelliere chieda la fiducia, senza raccogliere sulla sua richiesta la maggioranza dei membri del parlamento, il presidente della repubblica, su richiesta del cancelliere, può sciogliere il parlamento entro 21 giorni».

E’ avvenuto solo due volte, con Willy Brandt e Helmut Kohl. Nel 1972 la maggioranza di Brandt aveva perso pezzi, in seguito alle polemiche sulla sua Ostpolitik. Di fatto c’era ormai al Bundestag un pareggio con l’opposizione. I membri del governo si astennero sul voto di fiducia, che Brandt perse. Per poi vincere le elezioni.

Diversa la situazione di Kohl nel 1982. Era stato eletto cancelliere in seguito al voltafaccia dei liberali, che poco prima avevano abbandonato la coalizione con il socialdemocratico Schmidt. I socialdemocratici denunciavano una truffa a danno degli elettori. Kohl aveva bisogno di un’ulteriore legittimazione. Chiese la fiducia, e per non ottenerla fece astenere i 248 deputati che lo sostenevano.

A quattro deputati questa commedia non piacque e fecero ricorso alla corte costituzionale. I giudici di Karlsruhe se la cavarono in modo pilatesco. Sul piano dei princìpi ribadirono che sciogliere il parlamento con un «finto» voto di fiducia, nonostante l’esistenza di una maggioranza, contraddiceva lo spirito dell’articolo 68. Sul piano pratico finirono col dare ragione a Kohl, ricorrendo a un concetto di cui nel Grundgesetz non c’è traccia: «la situazione di instabilità politica». Il cancelliere può legittimamente promuovere lo scioglimento quando gli attuali rapporti di forza in parlamento «inficiano la sua libertà d’azione, tanto che egli non ritenga più possibile praticare una politica sostenuta dalla stabile fiducia della maggioranza». Basta temere che la maggioranza possa venire a mancare, anche se ancora c’è.

La sconfitta della Spd a Düsseldorf non ha cambiato la ripartizione dei seggi al Bundestag. Schröder continua a avere una pur risicata maggioranza di tre voti. Ma, forte del precedente di Kohl, deve aver pensato di poterla «occultare» allo stesso modo.

Senonché molti critici, tra loro costituzionalisti di peso, continuano a trovare di cattivo gusto la richiesta di fiducia con l’intento di non ottenerla. Qualcuno propone una rapida modifica della costituzione, che introduca il diritto di autoscioglimento del parlamento con una maggioranza dei due terzi. Se i democristiani fossero d’accordo, basterebbe un mese per emendare la costituzione.

Altri non escludono che Schröder possa cercare una crisi vera, provocando i verdi fino a farli uscire dal gabinetto, o almeno a votare contro qualche legge per loro inaccettabile, tanto per avere un «colpevole» con cui prendersela in campagna elettorale. Scelto il cappio, resta da decidere come annodarlo.