Sette milioni e mezzo di poveri. Al Nord colpiti i giovani, al Sud tutti

In Italia i poveri sono 7 milioni e 577 mila. Il 13,1% dell’intera popolazione, l’11,1% delle famiglie residenti. Rispetto al 2004 non sono aumentati
né diminuiti. Semmai sono cambiati. Al nord soprattutto. Dove essere poveri, secondo un’indagine dell’Istat presentata ieri a Roma, significa sempre più essere giovani, con un lavoro dipendente e un titolo di studio medio alto.
Tecnicamente sono chiamati working poor. Rappresentano una fetta della popolazione che lavora per un salario che li colloca al di sotto del livello di povertà (una soglia convenzionale che individua il valore di spesa per consumi pari a 936,58 euro al mese). Un fenomeno presente soprattutto al nord dove, in un solo anno, le famiglie povere con a capo un giovane con meno di 35 anni sono passate dal 2,6% al 4,8% e quelle con a capo un lavoratore dipendente da 3,5% a 4,2%. Eppure, a livello nazionale, i fattori che concorrono a determinare la povertà sono di tutt’altra natura: un elevato numero di familiari, la presenza di figli – soprattutto se minori -, quella di anziani, così come un basso livello di istruzione e una ridotta partecipazione al mercato del lavoro.
Nel sud dove risiedono il 70% della famiglie povere italiane, la figura dell’indigente risponde a questa tipologia. In generale, le famiglie con cinque o più componenti presentano livelli di povertà più elevati: in Italia il 26,2% di queste famiglie vive in povertà, il 39,2% sono nel Mezzogiorno del Paese.
Scendendo nel dettaglio regionale, la povertà relativa risulta meno diffusa in Emilia Romagna (2,5%), in Lombardia, in Veneto e nella provincia di Bolzano (tutti inferiori al 4,5%). Più elevate sono le incidenze osservate in tutte le altre regioni del centro-nord: dal 4,6% della Toscana al 7,3% dell’Umbria. La situazione più grave è quella delle famiglie campane (l’incidenza è del 27%) e siciliane (30,8%).
Le difficoltà economiche si fanno ancor più evidenti quando ci sono figli minori. L’incidenza di povertà, che è pari al 13,6% se in famiglia ci sono due figli e al 24,5% se i figli sono tre o più, sale rispettivamente al 17,2% e al 27,8% quando i figli sono di età inferiore ai 18 anni. Al sud è povero circa il 42,7% delle famiglie con tre o più figli minori.
Livelli di povertà superiori alla media si riscontrano, invece, tra i genitori soli (13,4%), in particolare nel nord, dove le famiglie monogenitore povere sono il 5,8% contro una media ripartizionale del 4,5%.
Anche la popolazione anziana, meno povera rispetto al 2004, mostra un disagio diffuso: tra le famiglie con almeno un anziano l’incidenza di povertà (13,6%) è superiore di oltre due punti percentuali alla media nazionale e sale al 15,2% tra quelle con almeno due ultrasessantaquattrenni.
C’è anche un legame tra povertà e lavoro: oltre un quarto delle famiglie con almeno una persona in cerca di occupazione vive in povertà relativa e si sfiora addirittura il 40% se a cercare lavoro sono due o più persone.
E mentre il ministro per la Solidarietà sociale Paolo Ferrero parla di una «situazione drammatica» per large fasce della popolazione che «la Finanziaria aiuterà», c’è da ricordare come in Italia 1 famiglia su 10 (1 su 5 solo al Sud) viva al limite della soglia. Statisticamente non rilevate, socialmente disagiate.