Sessualità e potere

Costume e politica.
Gli scandali sessuali che periodicamente investono la politica e il mondo degli affari, in Italia come della maggior parte dei paesi del mondo, sono di diversi tipi: fatti, persone, età, partner, tipo delle prestazioni diversi, in una gamma estremamente variegata che alla base ha sempre quella che Charcot, il grande psichiatra francese dell’Ottocento, chiamava “la chose sexuelle”

Mentre la magistratura continua ad indagare sullo scandalo che ha investito la protezione civile e l’opinione pubblica viene informata dei principali elementi di fatto, è forse arrivato il momento che anche gli psicologi e gli analisti del costume si occupino della vicenda.
Ora, gli scandali sessuali che periodicamente investono la politica e il mondo degli affari, in Italia come della maggior parte dei paesi del mondo, sono di diversi tipi: fatti, persone, età, partner, tipo delle prestazioni diversi, in una gamma estremamente variegata che alla base ha sempre quella che Charcot, il grande psichiatra francese dell’Ottocento, chiamava “la chose sexuelle”.
C’è la frequentazione abituale della prostituta, c’è la “scappatella” occasionale, c’è la relazione extraconiugale, c’è il partner maschile, femminile, gay, transessuale. Ad accomunare tutti questi diversi rapporti c’è la segretezza dovuta al fatto che si tratta di relazioni inconfessabili, o perché minerebbero l’immagine austera dell’interessato, o perché sono di carattere extraconiugale, o perché coinvolgono persone deboli e sfruttate, o perché nascono all’interno di un sistema di relazioni di potere che prevede scambi di favori o di denaro esponendo l’interessato a ricatti o pressioni indebite.
Ad un estremo c’è il caso della satiriasi, o “sexual addiction”, come la definisce il Manuale diagnostico e terapeutico della American Psychiatric Association, una vera e propria patologia che contempla la sistematica esibizione di presunta potenza sessuale, la “conquista” ripetuta, la ricerca di sempre nuovi partner. E’ il caso di Silvio Berlusconi, figura patetica di anziano che, come giustamente suggeriva la moglie, dovrebbe farsi curare. All’altro estremo ci sono coloro, come il sindaco di Bologna Del Bono, che nei loro rapporti sessuali confondono pubblico e privato e anche denaro pubblico e denaro privato.
Che le relazioni sessuali tra esseri umani siano una cosa complicata lo sanno tutti. Ma non è di questo che parliamo, o non solo di questo. Parliamo della sessualità di una specifica categoria di esseri umani in un contesto culturale e storico preciso: la categoria dei potenti nell’epoca della modernità dell’Occidente, un’epoca e un’organizzazione sociale sulla quale abbiamo abbondanza di testimonianze scritte, fotografiche, cinematografiche e di cui quindi possiamo studiare la ripetitività dei comportamenti sessuali cogliendo tutte le analogie con il tempo presente.
Il potere nelle sue varie forme, politico, economico o anche di forza bruta, è da sempre stato una componente fondamentale e uno straordinario strumento della potenza sessuale (appunto, definita “potenza”). Secondo la vulgata darwiniana, perché darebbe a chi lo detiene un vantaggio riproduttivo e quindi verrebbe selezionato positivamente nel corso delle generazioni. La forza fisica forse sì, ammesso che nella storia umana sia mai stata l’elemento determinante, ma il potere nelle società moderne (e non solo) è altra cosa, ben più complessa e molto poco darwiniana.
Se la “sexual addiction” è necessariamente spericolata e spesso esibizionistica, la sessualità come funzione e privilegio del potere più abitualmente tende ad ammantarsi di segretezza. Nel secolo scorso c’erano bordelli di lusso, frequentati con riservatezza da persone rispettabili (e potenti); c’era la pratica abbastanza diffusa della “mantenuta” di umili condizioni che forniva prestazioni sessuali esclusive, per poi, alla fine del rapporto, essere accasata con un uomo del suo ceto sociale. Il modello, almeno per quel che riguarda la società e la moralità borghese otto-novecentesca, è comunque sempre lo stesso: il potente è un uomo molto occupato, lavora incessantemente per il bene del paese e quindi ogni tanto ha bisogno di “scaricarsi”. A questo servono le prestazioni sessuali occasionali, indipendentemente da quelle stabili che può ricevere sotto il tetto coniugale. Come non perdonargli queste “scappatelle” quando la sua vita è altrimenti dedita al bene comune?
Se le cose stessero così, se fossero così semplici e meccanicistiche (stress, tensione, scaricamento), perché allora dovrebbero rimanere segrete e perché, una volta venute alla luce, farebbero scandalo? Perché, per rimanere alla cronaca, il sottosegretario Bertolaso tornato a casa a tarda sera dopo una giornata spesa al servizio dei terremotati, non poteva semplicemente dire alla moglie e ai figlioli radunati intorno al desco familiare: “E’ stata una giornataccia. Sono stanco e stressato. Vado a scaricarmi un’oretta con una signorina brasiliana; poi torno e – rivolto al figlio – ti aiuto a fare i compiti.” Al che la moglie avrebbe risposto: “Ma sì caro, vai pure, ne hai bisogno. Te lo sei meritato. Quando torni trovi la pasta in caldo nel forno.”
Evidentemente non funziona così. E non funziona così perché l’esercizio del potere sessuale maschile ha bisogno di segretezza. La prestazione così ottenuta è particolarmente gratificante non perché è sessuale (non solo), ma perché è una espressione del potere stesso. Ed è particolarmente eccitante perché è segreta e tale deve rimanere per non intaccare l’immagine pubblica del potente. Il fatto che sia rischiosa (quante persone ne sono al corrente e potrebbero divulgarla? la scorta, il ruffiano, i suoi collaboratori, la ragazza, le sue amiche?) aggiunge soltanto al senso inebriante di un potere che è tanto maggiore quando tutto controlla.
E così arriviamo al nocciolo della questione: che è il misero stato della sessualità, maschile in particolare, ma non solo. Che ha bisogno, per “scaricarsi”, di eccitarsi con il senso del pericolo, della trasgressione e poi, in molti casi, della colpa e della vergogna. Di questo, con tutte le differenze del caso, hanno bisogno i Bertolaso, i Marrazzo, i Del Bono e tanti altri più o meno potenti. (Il caso Berlusconi è diverso perché, essendo di natura psicopatologica, non contempla né senso di colpa né vergogna).
Giudizi morali a parte, non vi sarebbe nulla da aggiungere finché questi comportamenti rimangono sul piano dello scambio tra le parti direttamente interessate. Ben diverso è quando invece l’esercizio del potere a fini di gratificazione sessuale comporta compensi e favori verso altre persone o espone il soggetto all’eventualità del ricatto, quindi a compensi e favori futuri. Allora si ricade in quello che il giudice di Firenze ha chiamato “un caso di ordinaria corruzione”, e la banale, triste vicenda personale del potente di turno diventa a tutti gli effetti uno scandalo politico e anche, se del caso, un reato.

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fonte: http://www.aprileonline.info/notizia.php?id=14181