Senza Ulivo né Quercia

L’Ulivo non c’è più. La Quercia neppure. In una sola giornata si è verificato nel centrosinistra uno tsunami la cui portata e le cui conseguenze sono per il momento imprevedibili. La scelta di Prodi di dar vita a una lista unitaria indipendentemente dalla presenza o meno della Margherita, e quella della coppia Marini-Rutelli di non aderire al medesimo listone, rappresentano l’ultimo atto nella travagliata esistenza dell’albero piantato dieci anni fa dal professore. Che piaccia o meno, senza la Margherita non si può più parlare di Ulivo. Il passo che si accinge a muovere la Quercia è altrettanto traumatico. Sulla carta i Ds sarebbero usciti ufficialmente di scena in ogni caso, data la loro conclamata disponibilità a «sciogliersi» nel listone. Ma sacrificare il proprio simbolo per dar vita a una lista unitaria con le forze dell’Ulivo, prima fra tutte la Margherita, è cosa ben diversa dal farlo sparire per confluire in un listone del quale la medesima Quercia è non più il principale sostegno bensì di fatto l’unico asse portante. Il rischio che la rottura di ieri si risolva nella nascita di una «cosa 4» e in un trasferimento secco della leadership dell’armata diessina nelle mani di Romano Prodi è fortissimo.

Il panorama che si configura dopo l’esplosione di ieri, sempre che tutti gli attori in scena diano davvero seguito a quanto annunciato, somiglia pochissimo a quello precedente. Due partiti della sinistra radicale, il Prc e il Pdci, una forza di centrosinistra meno sbilanciata al centro, data l’assenza del grosso della Margherita, ma in compenso guidata di fatto da un leader centrista come Romano Prodi. E sull’ala destra dello schieramento l’asse composto dal fronte rutelliano e dall’Udeur, una forza compiutamente neocentrista che aspetta solo l’occasione adatta per far saltare tutti i giochi e dar vita a una versione moderna e adeguata ai tempi dell’antica Dc. E’ possibile che quell’occasione non si presenti mai, ma scommettere su una simile eventualità sarebbe azzardato. Tanto più che tentazioni non dissimili circolano in abbondanza anche nel fronte avverso e che la possibile rotta di Forza Italia metterebbe in libertà, poco importa se prima o dopo le elezioni, una massa di voti di tutto rispetto.

Di certo, di qui alle elezioni la Margherita farà il possibile per creare le condizioni necessarie per la resurrezione centrista. Dunque si impegnerà in una strenua battaglia contro l’ormai odiato Romano Prodi, probabilmente mettendone in discussione la candidatura, certamente negandogli il diritto a rappresentare l’intera coalizione. Da oggi Prodi è non più il leader dell’intera Unione, ma il capo della sua forza principale: una Quercia allargata. Per la Margherita, un alleato da trasformare il prima possibile in rivale.

E’ probabile che il professore e i leader dei Ds, senza il cui sostegno la mossa di Prodi sarebbe stata impossibile, si siano decisi a un passo tanto rischioso proprio per cercare di bloccare le manovre neocentriste della Margherita. E’ tuttavia dubbio che la controffensiva totale inaugurata ieri raggiunga davvero questo obiettivo e non finisca invece per accelerare la marcia verso il centrismo di Rutelli. Ancora più dubbio, e per i medesimi motivi, è che la nuova geografia del centrosinistra garantisca davvero, in caso di vittoria elettorale, una maggiore stabilità della coalizione e non, invece, il contrario.