Senza capo argentini

Torna in Italia una delegazione della FaSinPat, la Fabbrica senza padroni che, in Patagonia, dal 2001 produce in autogestione nei locali della ex- ceramiche Zanon. L’altroieri, gli operai argentini hanno tenuto a Roma una conferenza stampa, e ieri hanno incontrato alla Fiom Giorgio Cremaschi. Chiedono sostegno politico alle prossime tappe della loro battaglia: il primo maggio presenteranno alla provincia e al governo argentino una petizione di 8.000 firme e un progetto di legge sull’esproprio e statalizzazione delle fabbriche occupate come la loro. Da quando l’industriale italiano Luigi Zanon fuggì lasciando un debito di 75 milioni di dollari e 250 famiglie disoccupate, in 5 anni l’autogestione operaia ha quasi raddoppiato gli effettivi e mantenuto la produzione in attivo, ma non ha ancora nessuna certezza per il futuro. Solo nel novembre 2005, la giustizia argentina ha accolto il ricorso dei lavoratori, riuniti in cooperativa dal 2003, e accettato le loro richieste. Ma la FaSinPat ha ancora lo statuto di cooperativa transitoria, e il suo contratto scade a fine ottobre 2006. Prima di allora, bisogna trovare una soluzione, che consolidi i rapporti con i fornitori italiani di pezzi di ricambio, e indichi uno sbocco per quelle fabbriche occupate che «non vogliono pagare i debiti lasciati dai padroni di prima». I lavoratori di FaSinPat si dichiarano inoltre indisponibili a seguire la strada di certe cooperative che «producono in subappalto per le aziende private, prendono i soldi dallo stato e finiscono per sfruttare in altro modo i lavoratori». E per questo cercano il confronto e il sostegno dei lavoratori italiani. I Cobas, hanno da tempo risposto all’invito. Cremaschi, ci dice che «è necessario aprire canali di solidarietà, cercare forme di gemellaggio con gli operai argentini, trasmettere la loro domanda ai nuovi assetti politici, anche alla luce dell’importante segnale venuto dal voto degli italiani all’estero». I «senza padrone» hanno forse qualcosa da dire anche alle fabbriche di casa nostra, territorio di identità tradizionali disilluse e dequalificate? Per Cremaschi, l’esperienza argentina indica «un’aspirazione strategica» ben diversa dalla deriva di un certo sistema cooperativistico «gestito in modo capitalista», e un’ occasione di riflettere anche a un centrosinistra «alla prova della legge 30». Ma intanto, sono già in molti gli attivisti di movimento ad aver risposto all’appello di Naomi Klein, che invita a firmare la petizione in favore dei «senza padrone», simili, a suo dire, ai luddisti d’antan (http://www.PetitionOnline. com/zanon/petition.html). Riusciranno a pesare sulle scelte di Kirchner? Per infrmazioni e sostegno, www.progettosuronlus.org