Sempre più morti. E il ricco Inail taglia

Ieri l’Anmil ha diffuso nuovi dati sugli infortuni, che segnano purtroppo un netto peggioramento. Sono stati 1.141 i morti sul lavoro da gennaio a novembre 2006, 14 in meno rispetto al 2005, ma il calo si è registrato in agricoltura mentre i decessi nell’industria sono aumentati di 24 unità. In rialzo, purtroppo, anche gli incidenti complessivi: siamo a 865.204 nello stesso periodo. Ancora, l’Anmil segnala i decessi per malattia professionale, di solito non conteggiati: sono 873 i casi accertati tra il 2001 e il 2006. Sempre restando sui numeri, si deve segnalare il triste primato dell’Italia, maglia nera europea anche su questo fronte: secondo l’Eurostat, negli ultimi dieci anni i morti sul lavoro sono diminuiti del 46% in Germania e del 34% in Spagna, ma solo del 25% nel nostro paese (e oltretutto quelle due nazioni hanno una crescita del pil più sostenuta della nostra).
Ma ci sono altri numeri «interessanti»: il confronto tra il ricchissimo avanzo di gestione dell’Inail (oggi è a quota 12 miliardi di euro, non a caso il governo vuole unificarlo con l’Inps in modo da scippare una cifra così golosa) e il costante calo delle rendite riconosciute ai lavoratori invalidi, scese del 5% tra il 2001 e il 2006. Il ricco istituto di assicurazione contro gli infortuni, così, si è pasciuto ancora di più, risparmiando ben 272 milioni di euro annui e portando il suo avanzo di gestione a due miliardi e mezzo di euro ogni anno. E i lavoratori intanto come stanno? Male, è ovvio: un operaio che ha perso tutte le dita della mano destra, ad esempio, dal 2000 percepisce una rendita più bassa del 14,33%, perdendo così 2440 euro l’anno. Il tutto grazie a una legge, il Decreto 38 del 2000, che se ha avuto il merito di introdurre il cosiddetto «danno biologico», ha però tagliato nettamente gli assegni complessivi.
Gli appalti e la Conferenza di Napoli
Ieri il ministro del Lavoro Cesare Damiano e quello delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro, hanno presentato le modifiche al Codice sugli appalti apportate con l’accordo delle parti sociali. Sono previste tre novità, rappresentate non da vere e proprie norme innovative, quanto piuttosto dall’integrazione nel Codice di regole già inserite in finanziaria e nel Decreto Bersani (quello che in estate ha disposto le prime misure sui cantieri). In particolare, si stabilisce che qualsiasi impresa che voglia partecipare a una gara pubblica dovrà essere in possesso del Durc (documento che attesta la regolarità contributiva); che l’ente appaltante è responsabile in solido dei contributi e delle retribuzioni dei lavoratori delle imprese appaltatorie: i lavoratori, cioè, potranno chiedere la regolarizzazione di quanto dovuto all’ente pubblico appaltante, che poi si rifarà a sua volta sulle imprese a cui ha dato l’appalto; saranno escluse dalle gare pubbliche tutte quelle imprese che hanno avuto sospensioni in base al Decreto Bersani (il cantiere che ha il 20% o più dei lavoratori irregolari viene sospeso).
«Su queste modifiche siamo d’accordo – commenta Paola Agnello Modica della Cgil – ma il nodo degli appalti è ben più vasto e noi chiediamo al governo di rivedere insieme l’intero Codice, varato dal governo Berlusconi lo scorso maggio, a elezioni già fatte. In particolare – continua l’esponente del sindacato – vorremmo affrontare il nodo delle esternalizzazioni, degli appalti di servizi, della precarietà. Gli appalti non sono solo quelli edili, ma si parla di beni e servizi che assorbono ogni anno 150 miliardi di euro: sappiamo che il governo varerà tre decreti attuativi, e in giugno il regolamento. Di Pietro ci ha fatto vedere da lontano un faldone di 200 pagine, ma noi quel testo vorremmo vederlo e discuterlo prima».
Intanto oggi si apre la Seconda conferenza nazionale sulla sicurezza, non senza polemiche. In particolare gli attacchi sono venuti da Rifondazione comunista, dalla Fiom e da alcuni rappresentanti alla sicurezza (sotto un articolo che riporta le loro posizioni), che hanno criticato l’impostazione un po’ troppo «spetacolare» della conferenza, con un cerimoniale fatto solo di istituzioni e senza dare voce ai lavoratori e alle famiglie degli infortunati. Abbiamo dato conto della polemica (innescata anche da noi), e delle reazioni del governo e della Regione Campania. Registriamo la posizione Cgil, con Paola Agnello Modica che spiega che «certo questa di Napoli non è impostata come la conferenza di Genova 2000, che fu piuttosto la tappa finale di un percorso, in sinergia tra sindacati, Regioni, governo, con assemblee di preparazione». «Qui siamo piuttosto a un lavoro prettamente ministeriale, tanto che non conosciamo il documento finale».
La storia di Gino, operaio messinese
Concludiamo con la storia di un operaio siciliano, Gino Fontana, infortunato dieci anni fa mentre costruiva un tratto della Messina-Palermo. Oggi ha 38 anni, 2 figli e moglie a carico, prende dall’Inail la bellezza di 286 euro al mese: lo abbiamo incontrato ieri a un’iniziativa dell’Anmil. Le sue gambe sono rimaste schiacciate tra due pesanti diaframmi, tanto che ha dovuto subire ben 11 interventi: ha solevato i pantaloni e ci ha fatto vedere sulle ginocchia delle enormi cicatrici. «Posso camminare – spiega – ma non posso più giocare a calcetto, la mia grande passione». Il fatto è che Gino non può più neppure lavorare con carichi pesanti, dunque oggi cerca un impiego diverso: «Vorrei lavorare e prendere uno stipendio come una persona normale». L’Inail avrebbe dovuto visitarlo un mese fa: non lo ha fatto, ma gli ha comunque inviato una lettera in cui abbassa l’invalidità dal 36% al 35%.