Sempre più francesi in cerca di casa

Più di un milione di famiglie attende l’assegnazione di un alloggio. E non si tratta solo dei ceti più poveri

PARIGI
Diciassette morti, tra cui tredici bambini, nell’incendio di boulevard Vincent Auriol, venerdì notte. Ventiquattro morti, tra cui dieci bambini, il 15 aprile scorso, nell’incendio di un albergo vicino all’Opéra, che ospitava famiglie in situazione precaria, il 15 aprile scorso, sistemate lì dal comune. Oggi, come qualche mese fa, la tragedia solleva reazioni di rabbia e mette in evidenza la situazione di «crisi immobiliare» che si aggrava in Francia. «Vogliamo una case decente, chiediamo solo questo» ha affermato ieri Sira Ballo, una portavoce delle vittime. Le autorità annaspano. Il ministro degli interni, Nicolas Sarkozy, uso a cavalcare le emozioni popolari, ha annunciato un censimento a Parigi di «tutti gli immobili che possono presentare una situazione di pericolosità in termini di incendio o di sovrappopolazione». Il ministro degli affari sociali, Jean-Louis Borloo – la cui competenza si estende alla casa (visto che il governo Villepin ha abolito questo portafoglio) – dopo aver annunciato tempo fa la costruzione di 500mila alloggi popolari entro i prossimi cinque ani, promette ora degli «alberghi» per ospitare temporaneamente chi è in situazione precaria. La socialista Martine Aubry, ex ministro degli affari sociali (ora sindaco di Lille), denuncia che «nessun governo si è impegnato veramente a combattere la crisi della casa, un problema di primo piano nel nostro paese». All’università d’estate del Partito socialista, Laurent Fabius proclama che la questione della casa deve figurare tra le priorità delle priorità del programma socialista per le legislative e presidenziali del 2007. Ma promesse e pentimenti non cambiano la situazione. La Francia, scossa dalla crisi immobiliare causata da un mercato degli affitti dove il libero mercato ha portato i prezzi alle stelle, manca di case popolari. In Francia esistono 4 milioni di alloggi sociali, eredità di un welfare ormai antico (le Hbm, abitazioni a buon mercato, nascono nel 1894, per alloggiare operai e impiegati, poi trasformate in Hlm, abitazione ad affitto moderato, gestite da società per azioni, costruite su iniziativa privata da istituzioni sociali o da associazioni professionali). Ma oggi c’è una lista d’attesa di 1,3 milioni di famiglie che aspettano di vedersi assegnare un alloggio ad affitto moderato. 102mila di queste famiglie sono a Parigi. La fiammata dei prezzi dell’immobiliare ha rallentato in questi ultimi anni il tasso di rotazione (che era più del 12% ed è ora intorno al 10%), cioè delle famiglie che escono dal sistema protetto per diventare proprietarie o affittare nel privato. La «crisi immobiliare», difatti, riguarda oggi non solo più le fasce più povere, ma sempre di più le classi medie. A Parigi, secondo l’associazione Droit au logement, ci sono «più di 50mila famiglie mal alloggiate o in attesa di una vera casa», come ha denunciato il presidente Jean-Baptiste Ayraud. Secondo Mouloud Aounit, segretario generale del Mrap, «non è un caso» quello che è successo in boulevard Auriol, «l’assenza di politiche pubbliche effettive per i mal alloggiati fabbrica un terreno criminale che provoca questi drammi». Lo stato e anche i circa 850 organismi Hlm che operano sul territorio francese (che a Parigi controllano 1766 condomini) hanno scelto di delegare a delle associazioni umanitarie la gestione dei casi più difficili. E’ questa la ragione per la quale il condominio di boulevard Auriol dove è divampato l’incendio era gestito dalla Freha, un’emanazione della società per azioni Hlm di Emmaus. La presenza delle associazioni in questo settore è diventata molto importante dal `90, dopo l’approvazione della legge Besson (dal nome dell’allora ministro socialista) che aveva la lodevole intenzione di «ampliare il diritto alla casa». Quasi duemila associazioni umanitarie sono ora presenti in questo settore. Su di esse si scarica la responsabilità pubblica. Il fenomeno non riguarda solo gli immigrati senza documenti, ma anche – come ha messo in luce il dramma di venerdì notte – delle famiglie con permesso regolare. Addirittura, degli esperti del settore hanno denunciato il fatto che lo stato, chiudendo un occhio o piuttosto tutti e due sulle condizioni di alloggio dei più precari, favorisce la promozione di forme di alloggio che non rispettano la legge : del resto, le associazioni mancano di mezzi per la gestione degli immobili e il ministero dell’economia si guarda bene dallo stanziare i finanziamenti necessari. L’incendio dell’albergo vicino all’Opéra il 15 aprile scorso aveva messo in luce l’esistenza ancora molto diffusa dei meublé, dove il comune di Parigi alloggia in emergenza le famiglie che hanno perso la casa o che non ne hanno mai avuta una (come per esempio le persone a cui non è stato accordato il diritto d’asilo). Nel 2004, la città di Parigi ha speso 9,5 milioni di euro per sistemare queste persone in stato di assoluta precarietà, per affittare 850 camere per alloggiare temporaneamente 750 famiglie. Nel giugno 2004, nella sola Parigi, c’erano 4734 persone alloggiate nei meublé.

Droit au logement ha chiesto ieri un intervento del governo, per obbligare i proprietari privati ad affittare, a prezzi sociali, le abitazioni vuote (140mila alloggi a Parigi secondo questa associazione). Ma il governo Villepin si è per ora limitato a fare solo qualche promessa fiscale ai proprietari disposti a dare in gestione gli alloggi a degli organismi sociali.