Se pensionati al minimo, operai sotto mille euro e precari votano il centrodestra

L’Unione ha vinto le elezioni politiche, è maggioranza alla Camera e al Senato e ha i numeri e il programma per governare cinque anni. In questo quadro, Rifondazione Comunista ha ottenuto un ottimo risultato, sia a livello nazionale che a livello regionale e locale.
Tuttavia, la nostra affermazione si colloca in un esito complessivo che in Lombardia assegna al centrodestra una maggioranza assoluta (57%). Un esito che non possiamo permetterci di sottovalutare.

Come mai, mi chiedo, con un forte elettorato popolare, la Casa delle libertà ottiene un consenso di tali dimensioni?

Come mai chi vive di una pensione al minimo, operai che hanno salari inferiori a 1000 euro mensili, laureati e diplomati precari votano per il centrodestra? Su questo siamo oggi chiamati a riflettere, prima di aprire qualsiasi discussione di ingegneria politica.

Alcuni sostengono che nell’ultima settimana di campagna elettorale il centrosinistra avrebbe mandato segnali contraddittori sulla vicenda delle tasse. Questa osservazione può starci, ma certo non può spiegare da sola quanto avvenuto in Lombardia. Perché persone vicine alla soglia di povertà, che nulla hanno a che fare con la tassazione delle rendite e dei patrimoni sono state attirate dal voto di destra? Qual è la risposta?

Io dico che purtroppo, in una parte rilevante dei cittadini, la politica non è più percepita come un fatto pubblico, ma semplicemente come una questione di interesse privato e individuale. Tanto che persino coloro che vivono in condizioni di precarietà costante e che faticano a tirare la quarta settimana del mese pensano di ottenere prima o poi benefici concreti da chi ha finora oggettivamente favorito soltanto i ricchi, ma promette di abolire le tasse facendo sognare i poveri. Come in un circolo vizioso, il centrodestra ha attuato una distruzione cosciente dei servizi collettivi e proprio il mal funzionamento dello Stato, a partire dal disastro dei treni pendolari, fino alle liste d’attesa negli ospedali e allo sfacelo della scuola, alimenta la sfiducia nella cosa pubblica, spingendo a un individualismo sempre più spiccato che raggiunge i livelli di egoismo e qualunquismo noti a tutti. E così aumenta il numero di lavoratori che ritiene giusto non pagare i contributi. La giustizia viene concepita come diritto di uccidere un’altra persona per legittima difesa e di invocare la pena di morte. La globalizzazione mette paura e determina la chiusura in un radicale localismo che alimenta comportamenti razzisti e xenofobi.

Solo in questi termini si può comprendere quella che assume i contorni di una vera e propria “questione settentrionale”, solo così si può comprendere come tanti iscritti alle organizzazioni sindacali, che scioperano per il contratto di lavoro o per i diritti, votano poi la Casa delle libertà. Voto cui fa da evidente contraltare il massiccio consenso all’Unione degli italiani che vivono all’estero, dove il battage mediatico di Berlusconi non passa, dove il suo populismo suona persino imbarazzante, dove pagare equamente le tasse è un diritto/dovere in cambio di servizi funzionanti, dove le regole e i ruoli istituzionali vengono rispettati.

L’obiettivo primario del centrosinistra, dunque, non deve essere quello di inseguire le aspettative di un elettorato di destra, ma quello di ricostruire un rapporto di fiducia tra la politica e i cittadini, un rapporto fondato sui valori della collettività, della solidarietà, dell’equità, un rapporto che recuperi il senso dello Stato.

Che fare allora? Innanzitutto realizzare il programma e dimostrare che il pubblico può funzionare e funzionare bene, garantendo i servizi essenziali, diritto inalienabile di tutti i cittadini.

Ridurre le tasse a chi le paga, ripristinando il valore civico dei singoli comportamenti e prestando la massima attenzione ai bisogni e alla libertà delle persone.

Trasferire finanziamenti direttamente ai Comuni, centro vitale del Paese dove si intessono le relazioni e si formano le coscienze, in modo che siano in grado di adempiere ai propri compiti, ridimensionando invece le strutture regionali che bruciano enormi risorse economiche.

Credo che, nei prossimi mesi, tutte le forze che hanno contribuito all’affermazione nazionale dell’Unione e di Prodi, siano chiamate in Lombardia a determinare le condizioni per un recupero del voto popolare e un sorpasso della Casa delle libertà.

Occorre, chiaramente, che la politica dei partiti ritorni a insediarsi nelle comunità locali. E Rifondazione Comunista, forte dell’importante risultato ottenuto, deve comprendere che se vuole ricostruire la propria presenza politica organizzata nella società civile e nei luoghi di lavoro deve investire tutte le risorse economiche e politiche proprio nei territori.

Segretario Prc federazione di Brescia