Se le banlieues vanno alla Sorbona

Circa duemila casseurs si sono intrufolati nel corteo di giovedì, a Parigi, secondo la polizia. Sono responsabili di violenze contro i manifestanti, dei passanti, dei negozi e ristoranti, delle auto. Secondo la polizia, questi casseurs si dividono in tre cetegorie: i militanti di estrema sinistra e di estrema destra, che con motivazioni opposte cercano di creare confusione nel movimento, dei deliquenti tipici appartenenti a bande, che «vengono dalla banlieue», precisa un poliziotto, e dei liceali e studenti «della piccola borghesia – spiega sempre il poliziotto – che si mettono ad imitare i banlieusards, anche per un sentimento di solidarietà, senza neppure rendersi conto di compiere atti illegali». Jacques Chirac ha giudicato «inaccettabile» la violenza. I sindacati esprimono preoccupazione per la radicalizzazione che sfugge loro di mano. Un ragazzo di 21 anni era ancora ieri in ospedale, in uno stato giudicato grave, per truma cranico. 34 poliziotti e 32 manifestanti sono rimasti feriti negli scontri agli Invalides. 260 persone sono state fermate e ieri 84 non erano ancora state rilasciate. La violenza pone un problema serio. Ieri in tarda mattinata, gli studenti della Sorbonne si sono riuniti in un’assemblea generale (Ag) a Tolbiac (la Sorbonne è sempre chiusa), la facoltà di lettere e scienze costruita nel ’73 dagli architetti Pierre Parat e Michel Andrault con l’obiettivo di limitare al massimo le possibilità di riunione degli studenti negli spazi comuni (conseguenza dell’esplosione del ’68). L’Ag ha luogo nell’anfiteatro K, una cinquantina di persone all’inizio, poi via via l’aula si riempie. Prima di scegliere i tre delegati della Sorbonne per il coordinamento nazionale che si svolge da stamattina a Aix, la discussione verte sulla manifestazione di giovedi’ e sulla sua conclusione violenta. I ragazzi si sono messi d’accordo per interventi di due minuti, se qualcuno esagera, Maxime e Julien, seduti dietro la cattedra, battono la mano sul tavolo. Nessuno fuma, i toni sono pacati, anche se molti discorsi sono radicali. Gli applausi sonori sono rari, per approvare gli studenti muovono le mani in silenzio, come delle marionette, per disapprovare fanno il pollice verso. «Eravamo numerosi, questo è un dato molto positivo – dice Olivier – c’erano molti liceali. Dobbiamo assicurare la nostra sicurezza. Quando facciamo una catena come servizio d’ordine per i casseurs è più difficile entrare nel corteo. Ieri, alcuni sono entrati, con bottiglie rotte che hanno usato come minaccia per rackettare la gente. I liceali si mettono all’interno del corteo, perché si sentono più sicuri. Bisogna evitare di uscire dal corteo per telefonare». Un ragazzo propone una «mozione sulla violenza: l’Ag ricusa il discorso del governo che vuole oppore i giovani delle banlieues, violenti, al movimento degli studenti, educati. Dobbiamo prendere in conto il movimento delle banlieues, la Sorbonne deve dichiararsi solidale». Una ragazza, dal tono deciso afferma : « è bene che le banlieues si muovano. Ma non dobbiamo fare confusione, anche là i liceali e gli studenti sono minacciati dagli stessi che se la sono presa con noi e che non hanno nulla a che vedere con il movimento ». Ma questa posizione non passa. Sylvain risponde a un ragazzo che aveva spiegato che la polizia non puo’ intervenire all’interno del corteo e che quindi non ha la responsabilità di quello che è successo. Accusa polizia e sindacati : « i poliziotti non sono nostri amici, sono nostri nemici. La manifestazione è finita male a causa dei delinquenti e i poliziotti erano contenti. La responsabilità è della della direzione dei sindacati, che non hanno lanciato un appelo allo sciopero e hanno lasciato soli studenti e liceali. Non bisogna fare confusione tra delinquenti e banlieues, quello della banlieue è un movimento come il nostro ». Molti pollici versi accolgono questo intervento. Un ragazzo informa di avere con sé il materiale farmaceutico per i primi soccorsi e di far passare parola alla prossima manifestazione. Un altro dice che tra gli studenti della Sorbonne ci sono stati due feriti e che si cercano testimoni per il ragazzo ricoverato con il trauma cranico, per stabilire come sono andate le cose. Per Danièle, « il movimento è stato importante, malgrado quello che è successo. Sono della bande di delinquenti, ma noi non dobbiamo pronunciarci su questo ». Per un ragazzo « li chiamano delinquenti, ma io, che lavoro in una scuola media, vedo che sono uguali agli allievi che ho di fronte. Non sono gli individui che dobbiamo condannare, sono loro le prime vittime». Jules si dice « fiero del successo della manifetazione che emmerde il governo. Bisogna tenere e ampliare. I licei delle banlieues fanno parte del nostro movimento». Uno studente della Réunion, che porta la solidareità dell’isola lontana, è applaudito, questa volta in modo sonoro. La porta dell’anfiteatro si apre, entrano una giornalista e due operatori tv : « siamo di Tf1 ». Fischi. Messa al voto per accettarne la presenza : 35 contro 37 a favore. Tf1 resta, ma alcuni si coprono il volto con la sciarpa per non essere filmati. « Abbiamo di meglio da discutere che su Tf1» dice un ragazzo. Il dibattito riprende. «Solidali con le banlieues ? – si chiede una ragazza – cosa vuole dire? Cosa gli diamo? Dobbiamo organizzare delle assemblee con loro». Pénélope si dice «stanca di dover sempre puntare il dito, dire chi è violento e chi non lo è. Mi oppongo alla stigmatizzazione dei media, del governo. Non siamo giustizieri». Agnès è d’accordo per respingere « la stigmatizzaaione. Ma non chiedetemi solidarietà verso chi ci ha attaccato. Tutti sapevano cosa sarebbe successo, la resposabilità è del governo ». Per Guillaume « non dobbiamo farci dettare le problematiche del dibattito né dal governo né dai casseurs ». L’Ag continua con il voto del mandato « semi-imperativo » per i delegati ad Aix: la Sorbonne chiede il ritiro del Cpe, del Cne e di tutta la legge sulle eguali opportunità, fatta per le banlieues, e propone di fare appello alla popolazione, per trovare appoggi al di là dei sindacati. «Riappropriamoci del tempo intimo – conclude il ragazzo che porta la farmacia ambulante – occupiamo i luoghi».