Se la guerra seduce

Non passerà inosservato il libro di Angelo D’ Orsi dedicato al “tradimento dei chierici”, dal celebre titolo di Julien Benda. Le ultime bozze, appena riviste dalla Bollati Boringhieri, grondano severità contro gli intellettuali travolti “dalla seduzione bellica”, dai tempi di Adua (1896) fino all’ Iraq. L’ autore, sempre e comunque contrario a quel “feroce anacronismo” che è la guerra (così il nobel Harold Pinter), non è certo sospettabile di reticenza: le sue pagine sono zeppe di letterati, giornalisti, docenti universitari che – in circostanze differenti – hanno giustificato o zelantemente esaltato il conflitto. Ingenui, secondo D’ Orsi, alcuni. In malafede molti altri: si preannunziano polemiche (I chierici alla guerra, in libreria tra due settimane). Se D’ Orsi s’ adopera per demolire il mito bellico, è in preparazione da Fazi una collana che come finalità ha quella di registrare (e demistificare) le icone del mondo contemporaneo. S’ intitola “Memi” – una citazione da Richard Dawkins, che inventò il concetto di “virus della mente” – ed è un catalogo di “nozioni”, “luoghi comuni”, “bisogni”, “desideri”, “figure” che forgiano il nostro immaginario. L’ idea è di Franco Benigno, storico modernista e preside della facoltà di Scienza della Comunicazione a Teramo, affiancato da Gabriele Pedullà: un’ inusuale mappatura dei miti della cultura popolare affidata ad autori della giovane generazione come Tommaso Pincio. Il primo volumetto, anche per coincidenza stagionale, riguarda Babbo Natale, rivelato nelle sue contaminazioni pubblicitarie da Nicola Lagioia. Così come lo conosciamo noi – vestito di rosso, corpulento, aspetto gioviale – è un’ invenzione della Coca Cola. Da prodotto della cristianità a simbolo del consumismo: una metafora dei nostri tempi.