Sd perde pezzi e voti ma acquista peso nell’Arcobaleno

Un partito nato da poco, che ancora non ha avuto modo di misurarsi elettoralmente, che alcuni sondaggi danno attorno l’uno per cento e che sconta una costante emorragia di dirigenti e sostenitori. Insomma, un partito in ginocchio, ma che intanto è riuscito a spuntare più posti nelle liste rispetto al suo peso reale. Stiamo parlando di Sinistra democratica e delle grandi manovre delle ultime ore per ottenere più spazio possibile nelle fila della Sinistra arcobaleno. Il partito di Mussi infatti deve fare i conti con le continue defezioni da parte dei propri uomini, e cioè chi l’anno scorso non ha creduto al progetto del Pd e ha preferito dar vita a un soggetto che facesse da collante fra sinistra radicale e riformista. È notizia di ieri che anche Olga D’Antona, la moglie del giusla-vorista assassinato dalle Brigate rosse, ha abbandonato Sd per andare a ingrossare il movimento guidato dall’ex sottosegretario agli esteri, Famiano Crucianelli. Un movimento che ha come obiettivo quello di rafforzare l’ala sinistra del Partito democratico e che domenica si presenterà agli italiani, “battezzato” da Veltroni in persona e dal segretario generale della Cgil, Epifani. Proprio la presenza della Cgil, che si concretizza nell’adesione del segretario confederale Paolo Nerozzi. è il vero valore aggiunto della costituenda associazione, soprattutto sotto il profilo del pacchetto-voti che sottrarrà a Sd per portarlo in dote al Partito democratico. Ma non solo. Crucianelli è anche l’editore della rivista Aprile e del connesso sito internet, due media molto conosciuti e frequentati dalle parti della Sinistra arcobaleno. E che da oggi e fino alle elezioni non si occuperanno più solo di Cosa rossa e dintorni. «La missione editoriale è cambiata – sottolinea Crucianelli – e deve cambiare anche la collocazione. Fino alle elezioni Aprile resterà equidistante fra Pd e Cosa rossa, con Giovanni Berlinguer a fare da garante. Ma a maggio ci sarà un ripensamento complessivo».
Insomma, il progetto di Mussi segna il passo, in crisi di uomini, mezzi e prospettive. Nonostante ciò, è riuscito a strappare agli altri partiti dell’Arcobaleno più posti in lista del previsto, grazie a un aut aut nella notte fra lunedì e martedì. Alla fine la percentuale di nomi nelle liste sarà questa: 45 per cento Prc, 19 a testa Verdi e Pdci, 17 per Sd. Un 7 per cento in più per gli uomini di Mussi rispetto al 10 di partenza. Il che, tradotto nei numeri della camera, significa passare da sei a nove deputati. Un ottimo risultato, soprattutto se si pensa che è stato ottenuto in tempi di vacche magre. Si prevede infatti che la pattuglia arcobaleno sia destinata quasi a dimezzarsi alla camera: dai 91 attuali a poco più di 50.
E infatti il clima di austerity sta mettendo in forte difficoltà la stessa Rifondazione. Per sua stessa ammissione, l’attuale capogruppo al senato Russo Spena corre il rischio di restare fuori dal parlamento: «Fra il principio della parità di genere e circa il 20 per cento di candidati indipendenti, il numero di seggi disponibili si riduce di molto». Oltre all’alternanza uomo-donna e la presenza di candidati esterni ai partiti (su questo punto ogni forza farà da sé), altro elemento di accesa discussione al tavolo tecnico che si occupa del nodo liste è l’introduzione del tetto massimo di due legislature, caldeggiato soprattutto da Giordano. Alla fine dovrebbe passare, seppur con un meccanismo che permetta un certo numero di deroghe.