Sd non aderisce al 20 ottobre

Né aderire né sabotare. Al corteo del 20 ottobre Sinistra democratica non ci sarà. Almeno formalmente, come organizzazione. «Guai a chi criminalizza ma siamo in un momento politico delicato e bisogna evitare effetti indesiderati. Dobbiamo spingere il governo a fare bene, non dargli una spallata. Le mie perplessità restano», ribadisce il coordinatore del movimento Fabio Mussi alla festa nazionale del Prc a Torino.
In viaggio, un lungo colloquio con Franco Giordano non è servito a trovare l’intesa sulla manifestazione ma ha registrato il completo accordo su tutto il resto. Tanto che il successivo confronto dal palco è sembrato quasi l’inizio di una luna di miele. Lunedì o martedì la sinistra presenterà a Prodi le sue richieste sulla finanziaria. Nonostante i dissensi sul 20 (come sulle pensioni o sulle nomine Rai), infatti, la federazione unitaria non pare in discussione. «La ‘cosa rossa’ cammina – assicura Mussi dal palco – condurremo insieme la battaglia per la finanziaria. Una sinistra unita, plurale, federale si può fare».
La decisione di Mussi non è una sorpresa. Nei gruppi parlamentari di Sd i favorevoli alla manifestazione si contano quasi sulle dita di una mano. «Non ci sono proprio le condizioni perché Sd possa aderire al corteo del 20 ottobre», spiega la deputata Gloria Buffo. «E’ un’iniziativa che arriverà a cose fatte, con la finanziaria già scritta e dopo il referendum dei lavoratori, fatta così rischia di essere solo un appuntamento di protesta». L’appello di agosto inoltre non la convince né nel metodo né nel merito; «Ci è arrivato addosso in modo inaccettabile, contiene tutto e il contrario di tutto, non drammatizziamo ma è meglio lavorare a una piattaforma comune per incidere sulla finanziaria», conclude la deputata Sd. Eppure, anche se scritto in completa autonomia dai promotori, il testo era stato ben anticipato ai leader di tutte le forze politiche ai quali era stato chiesto di aderire.
«Il punto vero è che non abbiamo nessun margine di autonomia rispetto alle scelte della Cgil, siamo quasi una cinghia di trasmissione al contrario», si sfoga un alto dirigente del movimento di Mussi. E se prima del voto della Fiom sul protocollo Damiano le pressioni di Corso Italia su Sd erano fortissime ora sono diventate un assedio quasi capillare. Sia al centro che in periferia.
Famiano Crucianelli, sottosegretario agli Esteri di Sd, è chiarissimo: «La manifestazione è un’incongruenza che le parole e le rassicurazioni non possono risolvere. Nasce critica con il governo e critica con l’accordo governo-sindacati. La scelta della Fiom, che non discuto in quanto scelta sindacale, ha un forte riflesso politico e ipoteca natura e contenuti della mobilitazione del 20 ottobre. Sarà ben difficile separarla dal referendum. Andiamo al cuore del problema: oggi il governo Prodi è indiscutibilmente il punto di equilibrio più avanzato».
Sabato il direttivo di Sd servirà a tracciare una rotta per il futuro. Nel merito del protocollo il movimento è e rimane critico. In un recente seminario a porte chiuse con l’economista Paolo Leon e il giuslavorista Massimo Roccella del resto l’accordo di luglio è stato quasi demolito. Ma per Sd, pare, l’unica strada per cambiarlo è quella parlamentare.
Che la finanziaria non la possa scrivere solo il Pd tutti d’accordo. Il protocollo va tradotto in legge. In questo passaggio, di iniziativa governativa, ci si giocherà tutto. Quali siano i veri margini di manovra però lo spiega Tiziano Treu, presidente ulivista della commissione Lavoro del senato: «Siamo disposti ad aggiustare alcuni punti specifici del protocollo ma certo non si può ridiscutere tutto. Sono sicuro che arriveremo in parlamento sostenuti da una consultazione che sarà largamente favorevole, compresi i lavoratori della Fiom». Nel Pd intanto non si esauriscono le voci che vorrebbero blindare la riforma delle pensioni e del lavoro dentro la finanziaria. Ipotesi contro la quale tutta la sinistra è pronta a salire al Quirinale ricordando i motivi per cui Scalfaro nel ’94 lo proibì e ottenne lo stralcio. Ma all’epoca governava Berlusconi.