Scuola, la manovra cancella la graduatoria dei docenti precari

«Una grande manifestazione, che possa rappresentare la prima risposta che il sindacalismo confederale mette in campo per sostenere le ragioni dei lavoratori». La minaccia rivolta al governo la pronuncia Enrico Panini, segretario generale della Flc Cgil, il giorno dopo la frettolosa approvazione domenicale del maxiemendamento sulla finanziaria. Stessi toni aspri nelle dichiarazioni degli altri sindacati confederali: la Uil promette «iniziative forti e incisive per far capire al governo che gli impegni vanno mantenuti», mentre la Cisl scuola, per bocca del suo segretario Francesco Scrima, esprime «incredulità e sconcerto», e si dice pronta «a tutte le azioni di lotta richieste dalla gravità della situazione». L’esecutivo, quindi, continua a stupire in negativo proprio quei settori- la scuola come l’università e la ricerca- che nel programma sembravano ricoprire un ruolo centrale.
Infatti, per quanto riguarda la scuola, nella finanziaria approvata per metà alla camera è più facile trovare il segno meno: 1,4 miliardi di tagli dall’anno 2009; 19.032 posti di insegnate (e 7050 nel personale Ata) in meno a causa dell’innalzamento del rapporto alunni/classe; e per finire il punto che più ha fatto infuriare i sindacati: l’eliminazione dal 2011 delle graduatorie permanenti, dove quasi 300 mila insegnati precari sono da anni in attesa dell’assunzione. Insomma, le 150 mila assunzioni di ruolo previste per il prossimo triennio- a copertura di un’ondata di pensionamenti che la stessa relazione tecnica della finanziaria quantificava, probabilmente in difetto, in 104 mila entro il 2009- non sono una risposta sufficiente. Specialmente se decine di migliaia di giovani “sissini”, che hanno sborsato non pochi quattrini per seguire i costosi corsi universitari introdotti da Berlinguer nel 1999, perderanno da un momento all’altro il loro sudato posto nella graduatoria permanente. Da quel lungo elenco di precariato, infatti, entreranno in ruolo nel prossimo triennio solo 75 mila insegnati, poichè un altro 50% dei nuovi ingressi sarà riservato ai vincitori dell’ultimo concorso. 225 mila precari, dunque, potrebbero perdere la priorità acquisita in tanti anni di incertezza.

«Questa finanziaria tappa il buco dei pensionamenti, ma non si capisce cosa potrà accadere dopo l’abolizione della graduatoria. Inoltre 150 mila assunzioni, divise tra 92 provincie e 140 classi di concorso non sono certo un numero esagerato», ci spiega Daniela Girgenti, direttrice de La tecnica della Scuola.

Molto critico verso la decisione del governo è anche Pietro Folena, presidente della commissione Cultura della Camera, che insieme alla deputata del Prc Titti De Simone e ad Alba Sasso (Ulivo) aveva proposto un emendamento per fermare l’abolizione della graduatoria. Una modifica che la fiducia sul maxiemendamento ha spazzato via.

Adesso la palla passa al Senato, dove sono probabili importanti modifiche sul testo licenziato dalla Camera. Ma i sindacati non resteranno a guardare. Lo dice anche Guglielmo Epifani: «Ci sono questioni nella finanziaria su cui presenteremo al governo richieste di modifica, anche sui temi del lavoro: i parasubordinati, le garanzie in materia di malattia che sono state cancellate, i salari convenzionali per i lavoratori delle cooperative, che è un argomento sparito dagli emendamenti, e la parte relativa ai soldi per il trasporto pubblico locale», elenca il leader della Cgil. Allo scontro che accompagnerà il testo nella scivolosa camera alta, infine parteciperanno anche gli studenti. Dopo le grandi manifestazioni del 17 novembre ieri a Roma è entrato in occupazione «contro i tagli della finanziaria» lo storico liceo Tasso. C’è da stare certi che gli studenti romani non rimarranno soli.