SCUOLA: «Come voleva Confindustria»

«Sapevamo che ci fosse la Confindustria alle spalle di Moratti ma questo progetto supera le previsioni più nere». E’ questo il commento a caldo di Piero Bernocchi, portavoce dei Cobas della scuola, alla lettura delle nove “raccomandazioni” della ministra per ristrutturare la scuola pubblica. Bernocchi, pensate che sia peggio della riforma dei cicli di Berlinguer e De Mauro? Così, oltre al clamoroso taglio occupazionale che si aggira sulle 30mila cattedre, viene forzata la separazione tra istruzione e formazione professionale già introdotta dai ministri del centrosinistra che, proprio per questo noi avevamo definito “apprendisti stregoni”. Moratti vorrebbe ripristinare una divisione classista e far rivivere alla scuola il clima degli anni ’50 ma con un’aggravante: allora l’addestramento al mestiere garantiva un posto di lavoro mentre oggi nessuna azienda ha idea del fabbisogno di manodopera che avrà a medio termine. In realtà, la formazione a cui pensa il governo non sarà altro che alfabetizzazione alla manovalanza ultraflessibile con la formazione che viene delegata dalle aziende e svolta a spese dello Stato. Questo voleva dire D’Amato quando ha annunciato l’“adozione” di 1200 scuole: che gli imprenditori avrebbero impartito delle direttive. Controriforma, codice deontologico per i docenti, assunzione di ventimila insegnanti di religione: alla vostra contestazione Moratti risponde aprendo altri fronti. La trovata di redigere un codice vuole preludere alla prvatizzazione completa del settore. Il codice deontologico è tipico delle professioni private mentre l’insegnamento è già regolato da leggi e si basa sulla libertà di insegnamento. Se poi si considera che a stabilire comportamenti, stili e regole dovrebbe essere monsignor Tonini (presidente della commissione per il codice, inserito a suo tempo tra i “saggi” consiglieri di De Mauro e Berlinguer) diventa più chiara l’arroganza infinita di questa ministra. Anche l’ipotesi di formalizzare la posizione di migliaia di docenti di religione non è solo il tributo che la scuola-azienda paga all’idea di scuola-parrocchia (è stata la Chiesa a cominciare per conto di Confindustria la battaglia per la parità) ma introduce la possibilità che si possa essere immessi in ruolo senza alcun titolo specifico ma solo con il placet del Vicariato, così come accade per chi insegna religione grazie all’insopportabile dettato del concordato. Tutto questo avrà delle conseguenze nella vertenza contro la finanziaria che avete già iniziato? Sì, noi – col recente sciopero del 31 ottobre – abbiamo dato delle indicazioni di lotta e abbiamo tenuto insieme conflitto sociale e lotta alla guerra: ogni soldo restituito ai lavoratori, pensiamo, è un soldo sottratto alla guerra. Con altra impostazione altre sigle stanno per scioperare contro la finanziaria. Alla Cgil e alle altre organizzazioni proponiamo ulteriori passaggi di lotta se davvero vogliono battersi per un contratto a favore della scuola pubblica.