Scovate più aziende in nero

I controlli sul sommerso si intensificano e cominciano a dare risultati: ieri il ministero del lavoro ha diffuso i dati sul terzo trimestre di quest’anno, evidenziando percentuali in crescita: +2,06% di aziende ispezionate da ministero, Inail e Inps (in tutto 73.818), +2,66% di aziende trovate irregolari (ben 43.841), +34,93% di lavoratori irregolari (47.070), e +28,15% di lavoratori trovati completamente in nero (sono stati 30.650 in tutto). Sono stati recuperati 314 milioni di euro di contributi evasi, il 7,08% in più rispetto al terzo trimestre dello scorso anno (nei primi nove mesi dell’anno si è già superato il miliardo di euro recuperati). Se gli ispettori del lavoro hanno, in molti casi, ricevuto perlomeno i fondi per la benzina e le indennità di missione (il governo Berlusconi aveva tagliato tutto, bloccando praticamente il loro lavoro), dall’altro lato appaiono ancora pochi i 3 milioni di euro stanziati in agosto con il decreto Bersani, mentre la finanziaria non aggiunge un euro.
E invece di denaro questo settore ha bisogno, per non abbassare la guardia: ieri infatti si sono registrati nuovi infortuni. Alla Spezia un edile è morto cadendo da un’impalcatura; sulla A14 è deceduto un operaio che eseguiva lavori di manutenzione, travolto da un camion. In provincia di Trento un lavoratore bosniaco di 35 anni è caduto in una cava di porfido, ferendosi alla schiena.
L’opera di contrasto al lavoro nero si sta concentrando soprattutto nel settore edile e in quello agricolo. Sono stati sospesi i lavori in 88 cantieri edili, in base alla nuova norma che dispone i sigilli in caso si superi il 20% dei lavoratori irregolari. Ben 212 i lavoratori non iscritti in alcun registro, 65 immigrati privi del permesso di soggiorno. Per 50 cantieri la sospensione è stata revocata, perché hanno provveduto a regolarizzarsi. In agricoltura è cresciuto il numero di rapporti fittizi annullati, mentre da oggi sarà possibile per le imprese richiedere all’Inps il cosiddetto «Durc» (documento unico di regolarità contributiva, senza il quale non si potrà accedere agli incentivi finanziari e normativi). In un campo ad Anzio, ieri i carabinieri hanno trovato 13 rumeni che lavoravano per 25 euro al giorno, dovendo pagare 180 euro al mese per un alloggio pietoso.
Tra le altre norme in finanziaria per stringere le maglie dell’evasione: un cartellino di riconoscimento imposto a tutti i lavoratori dei cantieri, gli indici di congruità, la denuncia dell’operaio il giorno prima di inizio dei lavori. Il ministro del lavoro Cesare Damiano spiega di «preferire ai fiori le opere di bene», volendo sottolineare la sua propensione alla «concretezza» e al «gradualismo dei risultati da raggiungere»: «Abbiamo deciso tutto in concertazione con sindacati e imprese, mentre coordiniamo i lavori con Inps, Inail, Carabinieri. C’è un nuovo “entusiasmo” sul tema dei controlli».
Ma c’è un punto dolente, che l’entusiasmo del ministero non è riuscito purtroppo a risolvere: è il tema dei permessi agli immigrati in nero. La soluzione non dipende dal solo dicastero Damiano, dato che vi sono coinvolti anche quello guidato dal ministro della Solidarietà Paolo Ferrero e degli Interni di Giuliano Amato. Ferrero propone (giustamente) di concedere un permesso temporaneo a qualsiasi immigrato che denunci il lavoro nero; Amato preferisce l’ipotesi «minor»: permesso solo a chi viene scovato in nero ai controlli. Ma ieri il governo ha deciso di soprassedere, rinunciando a varare il decreto di urgenza chiesto dai sindacati e affidandosi ai tempi lunghi di un disegno di legge. Il sottosegretario Rosa Rinaldi, ieri in conferenza stampa con Damiano, ha sottolineato che ci vorrebbe invece una misura «straordinaria». Ma queste pressioni evidentemente non bastano, e i lavoratori sorpresi in nero senza permesso di soggiorno vengono accompagnati alla frontiera.