«Scomparso il lavoro nero»

L’indulto non ha escluso i reati contro il lavoro, e ieri la Cgil ha diffuso un duro comunicato contro la decisione dei partiti di maggioranza e opposizione (l’arco dei due terzi che ha approvato il provvedimento). Un messaggio non certo indirizzato contro l’indulto in sé, ma contro la paradossale scelta di non includere tra i 26 reati stralciati quello che avrebbe dovuto essere inserito tra i primissimi (una volta deciso, oltretutto, di non operare un indulto universale). In un periodo in cui l’emergenza sicurezza è stata drammaticamente messa in risalto da episodi come quelli avvenuti sulla Siracusa-Catania, nella fabbrica di materassi nel salernitano, nei cantieri edili, dove a morire sono stati soprattutto donne e immigrati, sempre più spesso minorenni, precari o in nero, è necessario che la sinistra assuma questo tema – e il lavoro in generale – come «il» problema. La Cgil ne ha fatto una battaglia centrale, assumendo questa posizione in un ordine del giorno votato all’unanimità, dopo il Direttivo del 25 luglio, ed è tornata a chiedere ragione.
«Anche con le aggiunte e le modifiche apportate dall’Aula, che escludono le pene accessorie, il reato di usura, e le pene pecuniarie oltre i 10 mila euro, resta invariata la critica della Cgil, in nome della propria rappresentanza sociale e sindacale – scrive il sindacato – Molti reati contro il lavoro e la sicurezza sul lavoro potevano essere esclusi dall’indulto e non lo sono stati, per questa ragione la Cgil ha dissentito e dissente. I reati contro il lavoro, ad esempio il lavoro in nero e la connessa evasione fiscale, vedono ridotte le pene pecuniarie. Uguale destino tocca ai reati connessi alla legge 626, che protegge la salute dei lavoratori, e anche per questi reati vengono ridotte le pene, sia pecuniarie che detentive, in particolare in caso di patteggiamento».
Due giorni fa, prima del voto, avevamo sentito il segretario confederale Paolo Nerozzi, che spiegava come la Cgil non si esprimesse, «ovviamente, contro l’indulto in sé, di cui si sentiva il bisogno, ma contro la scelta di escludere i reati contro il lavoro». Paola Agnello Modica, anche lei della segreteria Cgil, commenta il voto alla Camera: «Si parla di 1300 morti l’anno e oltre un milione di infortuni – spiega – Il fatto che non si sia tenuto conto di questa emergenza, mentre si discuteva di ben 26 stralci, lede la dignità di chi lavora. Questo tema deve essere ritenuto importante almeno quanto l’articolo 18».
Anche il segretario generale Fiom Gianni Rinaldini ha battuto sul chiodo dell’esclusione dall’indulto: «E’ una decisione incomprensibile, soprattutto se si considera che in passato da simili provvedimenti i reati contro il lavoro furono stralciati. Adesso, con tutte le manovre dei partiti, si rischia il ridicolo, quando invece il tema è serio: escludere i reati contro il lavoro, in un periodo di emergenza come il nostro, avrebbe un valore simbolico ancora più forte».
Ieri si è espresso anche il segretario Cisl Raffaele Bonanni, che pur sottolineando l’importanza dell’indulto, chiesto da Giovanni Paolo II negli anni passati, ha affermato che la Cisl è «preoccupata perché il ddl esclude solo in parte i reati sulla sicurezza del lavoro».