Sciopero generale, Libano paralizzato

Impressionante prova di forza dell’Opposizione Nazionale Libanese che nel giorno dello sciopero generale indetto per chiedere le dimissioni del governo filo-Usa del premier Fouad Siniora e il rientro del piano di feroce austerità neoliberista da questi appena varato, ha bloccato completamente sin dalle prime ore del mattino tutte le principali strade del paese isolandolo completamente. La popolazione della periferia sud della capitale, roccaforte della resistenza libanese degli Hezbollah, ricordando polemicamente l’assenza del governo e la mancata ricostruzione, con grandi scavatrici e camion ha bloccato la strada per l’aeroporto scaricando sulla sede stradale le macerie dei palazzi distrutti durante i bombardamenti israeliani. Tra le macerie sono stati gettati anche centinaia di copertoni e vecchie carcasse di auto dati alle fiamme.
Impossibile per chiunque raggiungere l’aerostazione oscurata dietro alte colonne di fumo. Annullati gran parte dei voli. Bloccate anche tutte le principali strade della capitale, l’autostrada per Damasco, quelle dirette verso Tripoli nel nord e verso Tiro e Sidone nel Sud. Il paese si è fermato: uffici, negozi, porti e aeroporti, scuole, ministeri sono rimasti chiusi. Già alle due del mattino, tra eccezionali misure di sicurezza gruppi di giovani dei partiti dell’opposizione, a bordo di motorini e moto, coordinandosi con radio portatili, hanno dato inizio al blocco delle principali strade di comunicazione. L’esercito e la polizia, da parte loro, hanno respinto l’invito del governo Siniora e dei settori più estremi della ex maggioranza – il leader druso Walid Jumblatt e Samir Geagea, l’esponente falangista filo-israeliano protagonista del massacro di Sabra e Chatila – perché intervenissero contro i dimostranti e si sono limitati a difendere i palazzi del governo e ad intervenire in alcune occasioni quando i militanti progovernativi hanno aperto il fuoco nel nord del paese contro gli scioperanti o a Beirut lungo la Corniche Mazra dove gli scioperanti e alcuni gruppi di sostenitori del partito sunnita della «Hariri Inc», la famiglia dell’ex premier libanese ucciso nel giorno di San Valentino del 2005 stavano per scontrarsi armati di sassi e bottiglie. Il messaggio inviato al premier Siniora e ai suoi volenterosi sponsor occidentali, è stato molto chiaro: l’esercito libanese vuole rimanere neutrale. Ciò sia perché le Forze armate fanno riferimento al presidente cristiano maronita, ed ex comandante dell’esercito, Emile Lahoud, vicino all’opposizione e uno dei principali obiettivi del governo che ha cercato in ogni modo di provocarne le dimissioni, sia perché la maggioranza della truppa è di origini sciite e non potrebbe certo attaccare i suoi stessi correligionari, buttati fuori dal governo in una sorta di diciotto aprile libanese. Soprattutto se questi chiedono, costituzionalmente, un governo di unità nazionale.
Il successo dello sciopero e del blocco è dovuto, non solo all’esasperazione della popolazione e alla crisi economica ma anche al fatto che il fronte dell’opposizione è composto da movimenti di tutte le confessioni e quindi, a differenza che in passato, questa volta ha coperto l’intero territorio nazionale: se i giovani dei movimenti sciiti di Amal e di Hezbollah bloccavano le strade della periferia sud della capitale, i sunniti nasseriani di Sidone quelle verso la capitale del sud, i militanti dal Movimento patriottico del generale Aoun le arterie di Beirut est e del nord e lo stesso hanno fatto quelli del movimento Marada di Suleiman Franjieh, del Partito Social-nazionale-siriano e i sunniti di Omar Karame a Tripoli nel Nord. E se a Beirut Ovest, tranne qualche incidente sulla Coniche Mazra, vicino alla sede del Movimento sunnita del futuro della famiglia Hariri, la situazione è rimasta sotto controllo, non così a Beirut est e in tutto il centro nord del paese dove sono riesplosi vecchi ma vivissimi rancori – interni alla comunità cristiana: i dimostranti del generale Aoun, del movimento Marada e del Partito social nazionale siriano si sono così scontrati a lungo con i falangisti delle Forze libanesi di Samir Geagea. Negli scontri vi sarebbero stati tre morti e un centinaio di feriti. Commentando positivamente la giornata di mobilitazione il Movimento patriottico del generale Aoun e il movimento Hezbollah hanno comunque deciso ieri in serata di sospendere la sciopero dando appuntamento a tutta l’opposizione per una nuova prova di forza «per far cadere il governo incostituzionale» prevista per la prossima settimana . Il premier Fouad Siniora, da parte sua, dopo aver accusato l’opposizione di aver «superato ogni limite» ha ribadito in serata il suo rifiuto a formare un governo di unità nazionale. Il muro contro muro continua.