Sciopero generale contro Tony Blair

I sindacati del pubblico impiego minacciano uno sciopero nazionale, il primo in vent’anni, e il governo Blair risponde organizzando il boicottaggio della protesta. Da oggi 280mila lavoratori del pubblico impiego si dovranno pronunciare sulla proposta di una giornata di mobilitazione da tenere entro la fine di gennaio. Il sindacato Pcs ha annunciato infatti che dopo due anni di vertenze infruttuose è arrivato il momento di chiedere ai lavoratori una giornata di astensione dal lavoro. Sul piatto delle trattative aumenti salariali ma anche e soprattutto la facilità con cui lo stato sta licenziando decine di lavoratori e la decisione di esternalizzare sempre più servizi. Il governo ha fatto sapere che intende lavorare per boicottare lo sciopero, o almeno per renderlo innocuo. E così, visto che a scioperare saranno soprattutto quegli uffici che si occupano di fisco, tasse, rilascio patenti, gli uffici di collocamento, il governo sta pensando di fare un appello ai contribuenti perchè si affrettino a saldare per posta i loro debiti con il fisco. I sindacati infatti stanno organizzando una forma di mobilitazione che renda impossibile per il governo riuscire ad avere nelle proprie casse, entro fine gennaio, i soldi delle tasse. Le unions pensano ad una astensione nazionale con conseguente chiusura di tutti gli uffici del fisco del paese. Per il governo si tratterebbe di un colpo molto duro. Dice Mark Serwotka, l’energico segretario generale del Pcs, che «riuscire a chiudere uffici, musei, motorizzazioni per un giorno significherebbe un ritardo nel ricevimento da parte dello stato di qualcosa come una decina di miliardi di sterline. Vogliamo portare in primo piano – dice ancora Serwotka – la nostra contrarietà alla politica di privatizzazione del governo Labour di servizi importanti”. Per il sindacato poi è inaccettabile che il ministro del tesoro e futuro premier, Gordon Brown, abbia esplicitamente detto di voler vedere nei prossimi tre anni il taglio di almeno altri 84mila dipendenti statali. In totale i lavoratori pubblici sono circa seicentomila e la metà è rappresentata a livello sindacale dal Pcs. Che infatti non ha dubbi sulla risposta positiva massiccia che ci sarà alla proposta di sciopero nazionale. E sarà la prima volta dagli anni bui della signora Thatcher. Anche per questo il governo Blair è così preoccupato di disinnescare una protesta che potrebbe ‘contaminare’ altri settori. L’ultima cosa che il new Labour vuole in questo momento.
Ma per il sindacato le risposte del governo finora sono state insufficienti. In una lettera indirizzata al segretario del Pcs, il sottosegretario Gus O’Donnell ha scritto che «il governo sta facendo e continuerà a fare il possibile per evitare licenziamenti. Purtroppo però – continua la lettera – non può garantire nulla in questo senso». Più esplicito ancora il sottosegretario Pat McFadden che ha ribadito che «forse l’opinione pubblica non si rende pienamente conto del trattamento riservato agli impiegati statali in termini di salario, ferie, malattia, pensione. Non c’è nessuna ragione per questo sciopero». Le unions respingono al mittente definendole inaccettabili queste dichiarazioni da parte di un governo che «si dice laburista e che è stato praticamente fondato dai lavoratori e dalle loro organizzazioni sindacali», come ha sottolineato la sinistra Labour che ha invece subito sostenuto la proposta di sciopero del Pcs.