SCIOPERO DELLA FAME DI DUE SINDACALISTI LITUANI A BRUXELLES

Dal momento che i politici della Lituania e di altri paesi che stanno entrando nell’Ue devono adempiere a tutte le condizioni richieste dalle autorità dell’Unione, il Parlamento Europeo e la Commissione sono direttamente responsabili per la situazione in cui versano nei nostri stati i lavoratori salariati, che oggi assume dimensioni tragiche.

La violazione dei diritti dei lavoratori salariati e delle loro organizzazioni è la realtà di ogni giorno negli stati-candidati, e nessuno sembra intenzionato a cercare una qualche soluzione. Di conseguenza chiediamo di sospendere l’ammissione dei nuovi stati nell’Unione Europea e di riprendere i colloqui relativi alle condizioni di ammissione. Durante i colloqui, deve aver luogo una discussione, per raggiungere un’intesa in merito ai diritti del lavoro e della protezione sociale, che corrisponda agli standard e alle regole vigenti nell’UE.

Il primo dei partecipanti allo sciopero della fame, Leonidas Malomuzhas, macchinista della Compagnia delle Ferrovie Lituane, è stato illegalmente licenziato per la sua attività nel sindacato indipendente. Sono già sette mesi che non riceve il salario. Il sindacato ha dimostrato in tribunale che la sua rimozione dal posto lavorativo è illegale. C’è un verdetto della corte che prevede il suo reintegro. L. Malomuzhas ha affermato: “Non è importante per me dove attuare lo sciopero della fame, se nella mia Lituania, o qui, nella capitale dell’Europa. La differenza sta nel fatto che qui posso attirare l’attenzione dei cittadini europei sulla spaventosa situazione del mercato del lavoro negli stati candidati”.

Il secondo degli scioperanti della fame è Vladimiras Troshchenka, presidente del sindacato indipendente della Compagnia delle Ferrovie Lituane. “Come presidente del sindacato repubblicano, ho sperimentato ogni angheria per la mia attività e non ho la possibilità di difendere i diritti dei membri del nostro sindacato. Mi sono aggiunto alla protesta per solidarietà è attuerò lo sciopero della fame fino a quando non verranno accolte le nostre richieste”.

Traduzione di Mauro Gemma