Sciopero dei ferrovieri, per la sicurezza di tutti

Se voleva verificare il grado di tenuta dei ferrovieri di fronte alle minacce, il gruppo Fs ha ricevuto ieri la più chiara delle risposte. Per sette ore, dalle 10 alle 17, i treni italiani si sono fermati per lo sciopero indetto dal coordinamento nazionale dei delegati rsu e rls, dall’Orsa (unico sindacato tra quelli firmatari del contratto) e dai sindacati di base Sult e Cub.
Queste sigle che certo non possono vantare quantità oceaniche di iscritti – il coordinamento dei delegati ha però all’interno rappresentanti di quasi tutti i sindacati – hanno raccolto oltre il 90% di adesioni tra il personale viaggiante, quasi il 100% tra i macchinisti e tra il 60 e l’80% dei ferrovieri «dell’esercizio» (impiegati e operai delle officine o della manutenzione). In pratica hanno viaggiato soltanto i treni «garantiti» dall’alta soglia di «servizi minimi» imposta dalla cosiddetta Commissione di garanzia. Un comunicato di Trenitalia, quasi surreale, parla di una partecipazione pari al 5%. Raramente si è visto uno sciopero «orfano» di copertura sindacale raccogliere tante adesioni; l’unico paragone si può fare con la fermata generale del gennaio 2005, all’indomani della strage di Crevalcore.
Ed è proprio la sicurezza del trasporto ferroviario il tema che ha fatto muovere tutti i dipendenti. Aggravato dal licenziamento, altamente simbolico, di Dante De Angelis, macchinista iscritto all’Orsa, delegato rls (ovvero «alla sicurezza») eletto dalla maggioranza assoluta dei lavoratori del suo impianto, che si era rifiutato di guidare un eurostar equipaggiato con l’«uomo morto» (vedi l’analisi dei docenti qui di fianco). Licenziamento che si è andato ad aggiungere ai quattro decisi per la collaborazione prestata da altri ferrovieri alla trasmissione Report, di RaiTre. A nulla è servito, insomma, l’estremo tentativo fatto dall’azienda inviando a tutti i dipendenti una mail contenente la propria versione, «educolrata» e reticente, della vicenda che ha portato al licenziamento di Dante.
Nella stazione Termini di Roma il tema sicurezza è entrato a pieno titolo insieme all’eurostar delle 12,15, proveniente da Torino, uno di quelli «garantiti». Freni bloccati, fumo e puzza di bruciato, fuggi fuggi dei (pochi) aspiranti viaggiatori presenti sulle banchine e intervento immediato dei vigili del fuoco. Un comunicato degli rls locali ha fatto notare che «solo per fortuite coincidenze non si sono verificate conseguenze disastrose; solo pochi minuti prima il treno si sarebbe infatti trovato in galleria».
Riscontrato il successo, i promotori dello sciopero hanno indetto una seconda assemblea nazionale per il 13 aprile, a Roma, per decidere come portare avanti la vertenza. Verranno invitati anche i segretari generali dei sindacati (Cgil, Cisl, Uil, Fast) che non hanno ritenuto – come segreterie nazionali – di incoraggiare la partecipazione alla mobilitazione di ieri. Tocca dire comunque che in quasi tutte le situazioni i delegati iscritti a queste sigle hanno partecipato attivamente. Un comportamento corretto, che è stato riconosciuto fra l’altro proprio da Dante De Angelis, che ha voluto ringraziare «tutti i ferrovieri, le strutture sindacali di base e territoriali, che hanno scioperato anche in assenza di indicazione da parte dei sindacati cui sono iscritti». E che, ieri, hanno potuto a loro volta misurare la distanza che li separa dalla «base».
Trenitalia, a questo punto, deve trattare seriamente: sia sul reintegro nel loro posto di lavoro di Dante e gli altri licenziati, sia sul tema della sicurezza, a partire dall’abolizione dell’«uomo morto». L’ultima posizione assunta dall’azienda – riassunzione sì, ma in un’altra mansione e in un’altra società del gruppo – è solo un maldestro modo di prender tempo, nella certezza che il tribunale del lavoro le imporrebbe comunque il reintegro.
L’importante,in ogni caso, è che con lo sciopero di ieri i ferrovieri abbiano mandato un segnale chiaro: «in un gruppo di 100.000 dipendenti non si può licenziare chi ha il solo torto di indicare ai viaggiatori e alle autorità competenti il rischio che si possano ripetere incidenti mortali come a Crevalcore e Roccasecca».