Sciiti e sunniti in piazza contro la costituzione

Moqtada al Sadr torna sulla scena sostenendo una linea «nazionale»,«anti-occupazione» e di unità tra sciiti e sunniti iracheni
Centomila sciiti, 50.000 nella capitale, hanno risposto all’appello del leader radicale Moqtada al Sadr contro la bozza di costituzione che divide l’Iraq su basi etnico-confessionali. Compatto il no delle città sunnite. Il presidente Bush, in difficoltà, si appella al partito sciita filo-iraniano che da due giorni è sceso in campo con le armi a difesa del governo, della costituzione e degli occupanti

Cinquantamila sciiti sono scesi in piazza ieri a Baghdad, oltre 100.000 in tutto il paese, contro la bozza di nuova costituzione sostenuta dal governo curdo-sciita filo-Usa, che divide l’Iraq in tre entità etnico-confessionali, contro le disastrose condizioni di vita nelle quali gli iracheni sono costretti a vivere sotto l’occupazione e a sostegno del leader sciita radicale Moqtada al Sadr. La più imponente tra le mobilitazioni che hanno riempito di dimostranti le città del centro sud a maggioranza sciita si è avuta a Baghdad dove oltre 50.000 dimostranti hanno attraversato il ghetto di «A Thaura», la Rivoluzione, divenuto poi «Saddam Hussein city» e, dopo la caduta del regime, al «Sadr city» dal nome di Mohammed Baqer al Sadr, il leader religioso e politico sciita ucciso dal regime nel 1980 e da quello di Mohammed Sadeq al Sadr, padre di Moqtada, ucciso nel 1999 in circostanze misteriose. Forse dal regime ma forse anche da agenti iraniani contrari alla sua politica di dialogo con Saddam Hussein.

Nel corso della imponente manifestazione ha preso la parola il portavoce di al Sadr, Abdel Zahra al Suwaidid, il quale ha letto un lungo intervento dello stesso Moqtada contro la presenza americana in Iraq e la necessità di tenere unito il paese contro il tentativod i dividerlo su basi etniche e confessionali portato avanti con la nuova costituzione. Assai presenti anche i temi sociali con grandi cartelli – «Iracheni sen’acqua del paese dei due fiumi» e ancora «iracheni senza benzina nel paese del petrolio» – che sottolineavano la disastrosa politica economica degli occupanti e del governo curdo-sciita. I più giovani portavano magliette con il volto di al Sadr, mentre alcune autobotti cercavano di spruzzare acqua sopra la folla cotta da un sole ferocemente caldo. La manifestazione era aperta da una bandiera nazionale e da un grande striscione «una nazione, un popolo, una costituzione» mentre gli slogan gridati dai manifestanti erano tutti segnati da accesi toni «nazionali» e «patriottici» e fortemente polemici nei confronti, degli sciiti al governo «venuti dall’Iran a comandarci». Sui tetti e ai lati del corteo i miliziani dell’esercito del Mahdi, le milizie di Moqtada al Sadr che l’esercito americano ha già tentato per due volte di schiacciare (infliggendo loro pesantissime perdite) e che da alcuni giorni sono sotto il fuoco delle milizie della Brigata «Badr». Si tratta delle formazioni militari del Consiglio supremo della rivoluzione islamica in Iraq, il partito sciita filoiraniano e filo-occupazione che controlla l’Assemblea uscita dalle elezioni truffa del 30 gennaio scorso, il governo e alcuni ministeri strategici come quello degli interni. Ministero che ha permesso ai miliziani del Badr e agli squadroni della morte a questi collegati di agire contro i loro veri o più spesso presunti nemici sotto la copertura delle nuove forze di sicurezza irachene. Mercoledì gli uomini dello Sciri hanno attaccato e dato alle fiamme la sede del movimento di al Sadr nella città santa di Najaf – dove più forti sono i religiosi conservatori e soprattutto i ricchi commercianti- a pochi giorni dalla sua riapertura dopo una chiusura di un anno imposta dagli occupanti lo scorso agosto. Gli scontri si sono poi estesi a tutte le città del centro sud e ai quartieri sciiti di Baghdad dove però sembra che il movimento di Moqtada abbia avuto la meglio. I morti nelle sparatorie tra miliziani favorevoli all’occupazione e alla costituzione e quelli, sempre sciiti ad essa contrari, hanno fatto una ventina di vittime.

Ieri è tornata una calma tesa, anche in seguito alla dura presa diposizione del primo ministro al Jafari dell’ala filo-Usa del partito «al Dawa» che è quasi arrivato a condannare i suoi colleghi di governo dello Sciri, ma si è comunque sparato di nuovo Nassiriyah e Amara dove le milizie del Mahdi hanno occupato gli uffici del Badr.

Contro la nuova costituzioe sono scesi in campo anche altri movimenti sciiti come quello dello sheik Hadi al Khalisi e, naturalmente l’intera comunità sunnita e le varie minoranze come quella turcomanna oggetto, con gli arabi, a Kirkuk di una vera e propria pulizia etnica da parte delle milizie curde.

Intanto il «processo politico» imposto dagli Usa, di fronte al no compatto dei sunniti e a quello di buona parte degli sciiti, sembra allo sbando. La bozza di costituzione è stata presentata al parlamento ma non è stata votata per non evidenziare la totale emarginazione dei sunniti, degli sciiti e dei laici contrati alla divisione del paese e probabilmente sarà sottoposta così com’è al referendum del prossimo quindici ottobre. Il presidente Bush, di fronte alla sua fallimentare politica, è entrato direttamente in campo chiedendo aiuto al leader filo-iraniano dello Sciri Abdul Aziz al Hakim con una telefonata di alcuni minuti. Il presidente Usa ha chiesto così all’esponente filo-iraniano di moderare i toni anti-sunniti e anti Baath e di lasciare più nel vago il progetto di divisione del paese in modo da trovare qualche sunnita disposto a mettere la firma sotto la bozza di costituzione.