Schiaffo a destra

Era scontata la incostituzionalità della legge sulla inappellabilità da parte del pubblico ministero e delle parti lese delle sentenze penali di proscioglimento o assoluzione di primo grado. L’articolo 111 della Costituzione, infatti, stabilisce che ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti «in condizione di parità» e non ci sono santi di legislatori-avvocati in grado di abolire questa parità con una semplice legge ordinaria. Perché il centrodestra abbia voluto approvare questa modifica processuale in palese difformità con la Costituzione si spiega solo con la sua natura di legge rientrante nella nuova categoria di quelle ad personam : se passa il primo vaglio presidenziale produce i suoi effetti immediati (sia per tutti che ad personam) e qualsiasi dichiarazione posteriore di incostituzionalità non ha effetti retroattivi e non ne può eliminare le conseguenze benefiche determinate dalla sua applicazione. E’ già successo, per esempio, con la legge ordinaria che tentava di sottrarre al processo le prime cariche dello Stato e ciò in contrasto con l’uguaglianza – articolo 3 della Costituzione – di tutti i cittadini di fronte alla legge. Pur se poi dichiarata incostituzionale, durante la sua vigenza ha contribuito a far sospendere per diversi mesi i processi dell’unica carica dello Stato che ne poteva usufruire: il presidente del consiglio. Se anche nel caso in specie il presidente Ciampi non ne avesse rilevato la palese incostituzionalità, la norma sarebbe entrata in vigore e tutti i proscioglimenti o le assoluzioni in primo grado, compresi quelli del presidente del consiglio, sarebbero divenuti inappellabili da parte dei pubblici ministeri ai quali sarebbe rimasto solo il ricorso in Cassazione limitatamente, però, alle sole violazioni di legge: questa volta, insomma, «gli» è andata male.

Alcuni problemi – come la esagerata lunghezza del processo e la necessità di un ragionevole tempo di prescrizione o una assoluzione con formula piena in fase dibattimentale di primo grado (per non aver commesso il fatto o perché il fatto non sussiste) oggi senza nessun effetto per l’imputato – comunque esistono. Il centrodestra ha tentato di risolverli contro la Costituzione, a favore di pochi e a danno della maggioranza delle persone, mentre andrebbero risolti in modo equo, tenendo presenti gli interessi di tutti e nel rispetto di tutte le parti processuali.

La legge Cirielli non ha accorciato i tempi del processo ma ha accorciato quelli della prescrizione a favore di chi può ben difendersi, mentre ha dato una mazzata ai recidivi, poveracci in maggioranza, che presto torneranno in carcere a migliaia. La legge Pecorella ha tentato di fare piazza pulita di tutti i processi di primo grado, con qualsiasi proscioglimento o assoluzione e con qualsiasi formula, buttando a mare non solo i pm ma anche la vittima del reato che, costituitasi parte civile, non può più far valere le sue ragioni all’interno del processo penale.

Cominciando con il cancellare, con il referendum, lo stravolgimento costituzionale realizzato dal centrodestra e finendo, in caso di vittoria del centrosinistra, con l’abrogazione di tutte le leggi ad personam, bisognerà trovare una soluzione costituzionalmente corretta di questi e di altri problemi della giustizia, per il bene dei cittadini che vi incappano e non per quello del presidente del consiglio di turno.