«Schiaffi, umiliazioni e inni al Duce, urina dappertutto… »

LO SCOOP E LE POLEMICHE Si è gettato in mare, si è fatto «ripescare» ed è stato «rinchiuso» nel Centro di permanenza temporanea (Cpt) di Lampedusa. Bilal
Ibrahim el Habib, alias Fabrizio Gatti, giornalista de l’Espresso, ha sperimentato sulla propria pelle il trattamento che riceve un clandestino che finisce nella gabbia del Cpt. Gatti si è finto migrante curdo, anzi meticcio per dirlo con il presidente del Senato Marcello Pera: papà curdo e mamma bosniaca, e come tutti gli altri immigrati sbarcati sull’isola è finito nel «girone» dell’inferno: è stato costretto a sedersi – come gli altri migranti sbarcati sull’isola – nelle pozze d’urina che sono ovunque sui pavimenti, subendo pressioni psicologiche indescrivibili da parte delle forze dell’ordine, tra imitazioni del Duce e saluti nazisti. Il reportage di Gatti è stato pubblicato ieri sul settimanale ed è un racconto minuzioso sulle condizioni disumane, sulla mancanza di legalità e pressapochismo che regnano sovrani nel centro di Lampedusa. Sfilata nudista con schiaffi agli immigrati appena sbarcati, musulmani costretti a vedere film porno su un telefonino… E la polemica sui Cpt si rinfiamma.
L’Unione indignata, così come l’Unhcr, Amnesty International e l’Arci, ha chiesto subito chiarimenti al ministro dell’Interno Pisanu. Esponenti della politica dei ds, prc, pdci, e verdi – ma anche europei come il diessino Claudio Fava – vogliono invece le dimissioni di Pisanu: «Ha mentito al Parlamento», denunciano, e rilanciano la chiusura di tutti i Cpt: «Sono dei lager… Tace ufficialmente il responsabile del Viminale. Parla Luca Mantovani, portavoce di Pisanu con l’Unità on line: «Il ministro non ha intenzione di alimentare speculazioni… L’articolo dell’Espresso è tanto infondato quanto calunnioso nel testo e nella titolazione. Faccio presente che colui che l’ha realizzato ha commesso un reato, perseguibile a norma di legge». E le presunte violenze sono state negate anche dal prefetto Bruno Pezzutto.
Nel frattempo, la Procura di Agrigento ha aperto un’inchiesta sul centro siciliano gestito dall’associazione «Misericordia». L’inchiesta al momento è a carico di ignoti e tra i reati ipotizzati vi sono lesioni personali e peculato. Anche il cronista de l’Espresso verrà ascoltato nei prossimi giorni dal procuratore Ignazio De Francisci.
Gatti non è al suo primo «scoop» in tema di immigrazione. Lo scorso anno ha raccontato in un’inchiesta «l’ultimo viaggio dei dannati del Sahara», il viaggio nel deserto tra Libia e Niger degli immigrati rispediti dall’Italia nella terra del colonnello Gheddafi. Nel 2000 era entrato nel Cpt di via Corelli a Milano con il nome di Roman Ladu, nato a Bucarest il 29 dicembre 1970. Impronte che a Lampedusa corrispondono con quelle del curdo Bilar (per la cui azione il giornalista è stato anche condannato). Ma nel settembre 2005 (data del reportage del settimanale in edicola) le forze dell’ordine non si insospettiscono: il migrante-giornalista dopo 8 giorni di reclusione nel Cpt senza aver visto un magistrato e senza un’udienza di convalida davanti ad un giudice di pace (nonostante la legge) viene rilasciato con l’intimazione a lasciare il territorio italiano entro cinque giorni.
Violazioni dei diritti umani, dunque. Sospetti e certezze che nei Cpt avvengono all’ordine del giorno. E a Lampedusa in particolare. Vuoi perché è l’unico centro presente sull’isola; vuoi per i continui sbarchi di migranti. E vuoi per la scarsa capienza della struttura: 190 posti letto a fronte di un «assalto» quasi settimanale di mille immigrati. I maltrattamenti e le incurie legali sono state da sempre denunciate dalla Ong (Cir, Amnesty Intenational e Unhcr). Le stesse che hanno lanciato sospetti sulle continue «deportazioni» in Libia fatte in fretta dal governo italiano nel 2004, con gli immigrati imbarcati con la forza e le manette ai polsi. Ma sulle quali Pisanu si è sempre difeso così: «rimpatri individuali e mai collettivi», assicurando per altro l’Ue e il Parlamento italiano che per ogni straniero del Cpt c’è un’udienza di convalida. Fino alla clamorosa smentita di Gatti. E l’affanno del Viminale a salvare il salvabile: ha inviato a Lampedusa per un sopralluogo il prefetto Alessandro Pansa, direttore centrale per l’immigrazione.