Scenari e prospettive in America Latina

L’America Latina ha visto in questi anni l’accrescersi in quasi tutti gli Stati di esperienze di partecipazione popolare e di ribellione di massa.
Dal Venezuela all’Argentina, passando per la Colombia, l’Ecuador, la Bolivia, il Brasile e l’Uruguay, cresce il fermento rivoluzionario.
Popoli interi scendono in piazza, rischiando la vita, per rivendicare i loro diritti e per costruire un modello di società più egualitario, ben diverso da quello neoliberista dominante.
Dopo 500 anni di dominio colonialista, classista e razzista del continente americano da parte delle oligarchie di origine europea, la fotografia dell’America Latina è abbastanza eloquente!
Nella maggioranza degli Stati:
a) Il 5% della popolazione detiene il 70-80% delle terre e delle ricchezze.
b) Le popolazioni indigene sono state sterminate e relegate in territori sempre più ristretti, senza scordare gli effetti che hanno per loro e il loro habitat la deforestazione e l’industrializzazione.
c) Le popolazioni nere, meticce e indigene sono sempre state emarginate dal potere e sono tuttora destinate ad ingrossare le file della manodopera ipersfruttabile, e ad andare a vivere nelle favelas delle varie città.
d) Forte corruzione, che è una vera e propria arma dei potenti, in quanto possono “comprare” facilmente le autorità compiacenti.
e) Crescente peso delle multinazionali

Da sempre ci sono state forti lotte sociali, alcune delle quali armate, dei movimenti popolari con le rivendicazioni di: una vera riforma agraria, lavoro, uguali diritti, istruzione e sanità per tutti.

Di fronte a ciò, e grazie al costante appoggio del governo degli USA (con i Plan Condor, Plan Laso, Plan Colombia, Plan Patriota) e di vari stati europei, negli ultimi 50 anni, le classi dominanti latinoamericane hanno però portato avanti un’opera sistematica di sterminio delle organizzazioni della sinistra rivoluzionaria e delle organizzazioni popolari in generale, fossero esse sindacali, di quartiere, contadine, indigene che di donne.
Le oligarchie nazionali e le imprese multinazionali, inoltre, ricorrono sempre di più a gruppi di paramilitari di estrema destra (vedi la Colombia) per quest’opera repressiva, sul modello degli squadroni della morte utilizzati in Nicaragua e Guatemala.
Malgrado le ingerenze straniere, malgrado la violenza dei potenti e dei loro servitori, malgrado il silenzio dei media internazionali e ancora peggio di quello dei principali partiti della “sinistra” europea e mondiale, i popoli latinoamericani continuano a lottare coraggiosamente per la costruzione di un mondo diverso.

In Colombia: in quasi 50 anni di guerra civile il popolo colombiano ha subito le peggiori atrocità ad opera dell’oligarchia nazionale.
Si parla di 1.000.000 di morti e attualmente di 3.500.000 profughi.
Le vittime della violenza sono educatori, sindacalisti, contadini, difensori dei diritti umani. In questo momento, sull’onda del motto argentino “occupar, resistir, producir”, si stanno rafforzando le lotte popolari, sindacali, contadine e di quartiere nelle metropoli, ma contemporaneamente si sta scatenando la repressione da parte della polizia antisommossa, l’Esmad, che non esita a sparare sui manifestanti.
In Bolivia: è dal 2002 che il popolo, in maggioranza indigeno, è in piazza (contadini, operai, minatori in primis) per dire no alla privatizzazione del gas e dell’acqua nazionali. Da allora hanno costretto due presidenti della repubblica a dimettersi.
In Ecuador: nel 2000 una rivolta popolare fa cadere l’allora presidente e alle successive elezioni porta al potere il col. Lucio Gutierrez. Dopo 4 anni di malcontento il popolo scende nuovamente in piazza e lo caccia. Lo accusano di essere troppo filo americano e di svendere le ricchezze nazionali agli stranieri, e rivendicano reali riforme a favore dei lavoratori, dei contadini e degli indigeni.
In Venezuela: Hugo Chavez diventa presidente nel ‘98. Inizia il “processo bolivariano”: esperienze di autorganizzazione di assemblee popolari di quartiere, contadine e operaie si moltiplicano in tutto il paese.
Viene votata una nuova Costituzione, si realizza una riforma agraria e piani di alfabetizzazione, di istruzione e di salute di massa.
In Argentina: dopo il collasso della propria economia ad opera degli sciacalli stranieri, il popolo argentino lotta per ricostruire le basi di una nuova partenza. Notevoli sono state le esperienze di assemblee popolari e le lotte dei piqueteros, come le occupazioni e l’autogestione di molte fabbriche da parte degli operai (es.la Zanone).
Cuba: esperienza viva di socialismo. Malgrado un blocco economico criminale di più di 40 anni, il governo rivoluzionario ha garantito a tutti il diritto all’educazione, alla salute e alla casa.