Scatta l’accordo: charter europei per rimpatri afghani

PARIGI
La decisione era stata presa dai ministri degli interni dei cinque principali paesi dell’Unione europea (il G5) al vertice di Evian all’inizio di luglio. E adesso è stata messa in pratica: ieri mattina è atterrato a Kabul un aereo decollato da Parigi la sera di martedì, in provenienza da Londra, con a bordo 40 cittadini afghani, fermati in Gran Bretagna e Francia con l’accusa di immigrazione clandestina ed espulsi congiuntamente dai due paesi. Parigi e Londra hanno così «diviso» i costi, come ha spiegato il ministro degli interni francese, Nicolas Sarkozy, che ha precisato che 25 afghani erano stati fermati in Francia e 15 in Gran Bretagna. Sarkozy, alla conclusione del consiglio dei ministri ieri, ha anche rivelato che ci sono «altri voli previsti, al di là delle barriere politiche, poiché dopo averne organizzato uno con i laburisti britannici, abbiamo una domanda del governo socialista spagnolo e una del governo socialdemocratico tedesco». Per Sarkozy, il primo «volo di gruppo» è un «segno dell’eccellente cooperazione franco-britannica» e al tempo stesso «un messaggio rivolto ai candidati all’immigrazione irregolare e agli organizzatori delle filiere clandestine che li sfruttano senza vergogna e li affidano a datori di lavoro senza scrupoli». Le organizzazioni umanitarie, che avevano già manifestato contro questi «voli di gruppo» lunedì a Parigi, hanno protestato con un comunicato congiunto firmato da associazioni francesi, britanniche e spagnole, e contraddetto le affermazioni del ministero degli interni, che sostiene di aver fatto precedere il «volo di gruppo» da uno studio sulla situazione, in collaborazione con l’ambasciata afghana a Parigi e l’ambasciata francese a Kabul: «in Afghanistan – dice il comunicato delle associazioni, a cui hanno aderito anche il Pcf e la Lcr – la situazione non è mai stata così poco sicura. Assassini, rapimenti, attentati si susseguono all’avvicinarsi delle elezioni legislative di settembre». Per le organizzazioni umanitarie, questi «charter veicolano un messaggio di umiliazione e di indifferenza altezzose dei paesi occidentali nei confronti della popolazioni dei paesi poveri o in stato di conflitto». Per la Lega dei diritti dell’uomo, «quest’estate rischia di essere pericolosissima» per i clandestini. Lunedì mattina, una delegazione di associazioni di difesa dei diritti è stata ricevuta al ministero degli interni, dove gli è stata proposta una strana collaborazione in vista della redazione di una circolare di regolizzazione, che dovrebbe essere pubblicata a settembre. Le associazioni hanno rifiutato di prendere parte all’elaborazione di questo documento.

«Questo testo terrà conto solo di casi particolarmente scandalosi – spiega Françoise Riou, incaricata dell’immigrazione alla Cgt – bisogna che Dominique de Villepin assuma le sue responsabilità e decida una moratoria sulle espulsioni in attesa della pubblicazione della circolare». Ma il charter di gruppo verso Kabul non ha fatto che confermare che il governo ha tutt’altre intenzioni. Sarkozy qualche giorno fa ha affermato che le espulsioni di stranieri senza documenti legali sono aumentate in Francia del 22% nel primo semestre del 2005, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Nel 2004 sono state espulse 15mila persone. Sarkozy ha chiesto ai prefetti un aumento di almeno il 50% per quest’anno, fissando a 23mila l’obiettivo degli espulsi. Ma le associazioni di difesa dei diritti dell’uomo vogliono dare battaglia legale ai charter di gruppo, in nome del rispetto dell’articolo 4 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo che stabilisce che «le espulsioni collettive di stranieri sono proibite».